Ascoltami, mare
se qualche mia preghiera sfuggirà
dalle mie parole
Tacciano le tue onde
i bimbi urlanti del tuo mattino
i turisti che ti abbracciano
Tacciano i tuoi gabbiani, il tuo vento
gli scogli che colpisci disinvolto
tacciano gli amanti
seduti stretti alle tue rive.
Taci anche tu, mare
se qualche preghiera mi lascerò scappare
cosi m' ascolti
poi consigli ,
e non affogo nel tuo sale
se qualche mia preghiera sfuggirà
dalle mie parole
Tacciano le tue onde
i bimbi urlanti del tuo mattino
i turisti che ti abbracciano
Tacciano i tuoi gabbiani, il tuo vento
gli scogli che colpisci disinvolto
tacciano gli amanti
seduti stretti alle tue rive.
Taci anche tu, mare
se qualche preghiera mi lascerò scappare
cosi m' ascolti
poi consigli ,
e non affogo nel tuo sale
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“Ci addormentavamo vicini vicini, senza che ci importasse dove iniziava uno e finiva l'altro, né di chi fossero queste mani o questi piedi, in una complicità così perfetta che ci incontravamo nei sogni e il giorno dopo non sapevamo chi avesse sognato chi e quando. Uno si muove tra le lenzuola l'altro si accomoda negli angoli e nelle curve, e quando uno sospira, sospira anche l'altro, e quando uno si sveglia, si sveglia anche l'altro.”
-Isabel Allende-
Quasi ipnotico,
il panorama
del mio
nuovo
incubo
è freddo
e desolato:
è avvolto
nella
nebbia
dalla trama
del silenzio,
ed è
rotto
soltanto
dal respiro
dell’illusione
d’un sogno
da tempo
sfinito.
Ho
sete,
ho fame,
ho sonno,
ho ancora
urgente
voglia
d’arte
materica,
di intuizione,
di nascita
e di
morte:
e come
un buco
nella luce
mi mostro
al futuro
dal cavo
di un
passato
che mortifica
ogni possibile
presente.
“Si chiudeva la porta alle spalle e apriva leggermente la finestra perché il riflesso della strada entrasse a illuminare le cerimonie che aveva inventato per impadronirsi dei frammenti dell'anima di quell'uomo, rimasti a impregnare i suoi oggetti. Nella lastra dello specchio, nera e brillante come una pozza di fanghiglia, si osservava a lungo, perché là si era guardato lui, e le impronte delle due immagini potevano confondersi in un abbraccio.”
-Isabel Allende-
… Mi avvolgo nella sera
come in uno scialle
e ne sento gli odori e il respiro.
Magia è in esso perchè
ruba i bisbigli della scogliera
che son come baci,
ammaliano.
… Mi spruzzo di brezza,
quieto l’affanno
e vado tra le cose mute del giorno
che va abbassando la luce.
… Attendo la notte ristoratrice…
Così, semplicemente,
stretta tra le tue braccia
come fossero uno scialle….
Anni intensi,
emozioni folli,
a volte
anche poco felici.
Il cuore riceve
ed accumula tutto.
Come i mulini
girano ininterrottamente l'acqua
scalino dopo scalino.
Cosi passano
i giorni,
gli anni,
senza fermarsi mai.
Come un fiume in piena
arriva alle cascate
tuffandosi nel vuoto.
Senza sapere
che il letto del fiume
è li ad attendere
che passi la tempesta
e l'acqua
torni ad essere calma
limpida
per continuare il cammino.

BUON ANNIVERSARIO CATERINA E ROMEO, CHE QUESTA PROVA VI UNISCA ANCORA DI PIU'.
emozioni folli,
a volte
anche poco felici.
Il cuore riceve
ed accumula tutto.
Come i mulini
girano ininterrottamente l'acqua
scalino dopo scalino.
Cosi passano
i giorni,
gli anni,
senza fermarsi mai.
Come un fiume in piena
arriva alle cascate
tuffandosi nel vuoto.
Senza sapere
che il letto del fiume
è li ad attendere
che passi la tempesta
e l'acqua
torni ad essere calma
limpida
per continuare il cammino.

BUON ANNIVERSARIO CATERINA E ROMEO, CHE QUESTA PROVA VI UNISCA ANCORA DI PIU'.
Ti si avvicinano con baci di Giuda
sotto ingannevoli furbi sorrisi
e ti fan una festa programmata
che si ripete nel tempo infinito
Loro via ad ingrassar le pance
mentre con provocanti linguaggi
voltano lo sguardo alla povertà
in nome di un dio diverso
Che Dio fulmini l'ipocrisia
di chi si affaccia alla finestra
pompato di lustrini e vestito a festa
predicando l'amore che non dà
Dio fulmini chi di fede s'ingrassa
e che a Pasqua mostri la presenza
e non urli solo parole al vento
in lode ad agnelli sacrificali
Non credo più nelle parole
ma di fatti voglio la speranza
e di voi predicanti avere la certezza
che di fede non vi puliate il viso
sotto ingannevoli furbi sorrisi
e ti fan una festa programmata
che si ripete nel tempo infinito
Loro via ad ingrassar le pance
mentre con provocanti linguaggi
voltano lo sguardo alla povertà
in nome di un dio diverso
Che Dio fulmini l'ipocrisia
di chi si affaccia alla finestra
pompato di lustrini e vestito a festa
predicando l'amore che non dà
Dio fulmini chi di fede s'ingrassa
e che a Pasqua mostri la presenza
e non urli solo parole al vento
in lode ad agnelli sacrificali
Non credo più nelle parole
ma di fatti voglio la speranza
e di voi predicanti avere la certezza
che di fede non vi puliate il viso
Mangiafuoco stà alla cassa
Tiene i prezzi alti,chi fa il furbo
Lo sente,
e se si accorge che il ballo
non lo fai,
sono guai,
ragazzo,ti
dichiara pazzo;
il sociale fa presto
a
darti addosso,
a marchiarti,
bollarti a fuoco vivo,
poi non ti lasciano in pace,
e fanno la caccia alle streghe,
se non ci stai,
se non segui la mandria,
e il branco
di burini e borghesi,
ti stanno col fiato sul collo,
e fanno presto a darti del pazzo,
la massa è stupida e conformista,
e certo non guarda niente,
non capisce neinte,
e non guarda per il sottile;
la società,ci fa vivere da scimpanzé.
Tiene i prezzi alti,chi fa il furbo
Lo sente,
e se si accorge che il ballo
non lo fai,
sono guai,
ragazzo,ti
dichiara pazzo;
il sociale fa presto
a
darti addosso,
a marchiarti,
bollarti a fuoco vivo,
poi non ti lasciano in pace,
e fanno la caccia alle streghe,
se non ci stai,
se non segui la mandria,
e il branco
di burini e borghesi,
ti stanno col fiato sul collo,
e fanno presto a darti del pazzo,
la massa è stupida e conformista,
e certo non guarda niente,
non capisce neinte,
e non guarda per il sottile;
la società,ci fa vivere da scimpanzé.
Da roccia ad aria
voglio si trasformi il pensiero
coriaceo e per nulla malleabile
da non poter dissuaderlo
dalle sue ferree prigioni
se anche il cuore è divenuto
grezza e fredda pietra
così da non poterla scolpire
e il peso grava sul petto
come grigio macigno
posso solo cercar di volar via
rubando le ali alla mia nera fenice
sepolta sotto cumuli di sassi
invocando la sua resurrezione
in un soffio di cenere
disperdendomi in nuvole e vento
voglio si trasformi il pensiero
coriaceo e per nulla malleabile
da non poter dissuaderlo
dalle sue ferree prigioni
se anche il cuore è divenuto
grezza e fredda pietra
così da non poterla scolpire
e il peso grava sul petto
come grigio macigno
posso solo cercar di volar via
rubando le ali alla mia nera fenice
sepolta sotto cumuli di sassi
invocando la sua resurrezione
in un soffio di cenere
disperdendomi in nuvole e vento
La regina triste delle nebbie ha lo sguardo fisso nel vuoto
nella grotta da cui non si vede il mattino. È il suo rifugio,
il luogo del cuore, lontano dai pensieri molesti, dal plagio
dei romanzi d’amore, da quei versi letti e mai capiti in toto.
E quel buio, ormai lo sa, non ha ombre, non stordisce,
non confonde, non altera i sensi. È sospensione, attesa
di un fiato amico, di una pioggia sottile, del vento che rapisce.
La regina triste delle nebbie ha gonne gitane e fiori di chiesa
nei capelli, nella grotta da cui non si vede il mattino. E’ il respiro
del mare a farle compagnia e il gioco dell'amore a recarle offesa.
Come quella volta che aveva deciso di seguire l'aquilone in giro
oltre la collina, nella terra di nessuno e s'era fermata appena
in tempo, prima che un pazzo temporale di marzo
le affondasse una lama tagliente nel cuore all’ora di cena.
La regina triste delle nebbie ha occhi scuri e labbra di quarzo
nella grotta da cui non si vede il mattino. C'è una voce
che le chiede di andare verso il tramonto e un'altra
che la invita a restare sul lato oscuro della luna precoce.
Costretta a scegliere, preferirebbe ancora la lastra
di un amante senza volto, i peccati dell'amore rubato
o la nebbia di una notte insonne al di là del tempo e del fato.
Ce sta un tipo sopra a questo sito
c’appena scrivo appare ‘ncuriosito,
legge, rilegge e poi sai che fa
trova a ridì su a mia romanità.
Io jo dissi che nun so romano,
parlà è difficile, scrive sovrumano,
l’uso sortanto p’a musicalità
nun p’appropriamme da nazionalità.
E poi me segna co la penna blu
l’erori de scrittura ancor de più.
Chissà perché questo “gran” signore
me sta a studià a tutte le ore,
eppur me pare che nun je piaccio mica
chi ja fa fare tutta sta fatica !
Forse ho capito, eureka ho trovato
ed io credevo ‘nvece fosse stato
solo un corpo de presunzione
a scatenaije sta persecuzione.
Er fatto è che tu, povero nano,
nun conosci nemmeno l’italiano.
Perciò nun fare adesso l’imbecille,
smettila e nun me rompe ‘e palle !
c’appena scrivo appare ‘ncuriosito,
legge, rilegge e poi sai che fa
trova a ridì su a mia romanità.
Io jo dissi che nun so romano,
parlà è difficile, scrive sovrumano,
l’uso sortanto p’a musicalità
nun p’appropriamme da nazionalità.
E poi me segna co la penna blu
l’erori de scrittura ancor de più.
Chissà perché questo “gran” signore
me sta a studià a tutte le ore,
eppur me pare che nun je piaccio mica
chi ja fa fare tutta sta fatica !
Forse ho capito, eureka ho trovato
ed io credevo ‘nvece fosse stato
solo un corpo de presunzione
a scatenaije sta persecuzione.
Er fatto è che tu, povero nano,
nun conosci nemmeno l’italiano.
Perciò nun fare adesso l’imbecille,
smettila e nun me rompe ‘e palle !
La pioggia di marzo
scivola come piuma
sulle scrivanie del paesaggio.
Un vespro lunare s’acciglia,
è miele delle cantine d’un temporale,
borotalco di gelida rosa fra le dita.
Chiacchiericcio d’ombrelli e finestre
abbraccia batuffoli di nuvole incipriate,
amaro caffè è un bocciolo d’inverno
ed il cielo un gomitolo d’arcobaleno.
scivola come piuma
sulle scrivanie del paesaggio.
Un vespro lunare s’acciglia,
è miele delle cantine d’un temporale,
borotalco di gelida rosa fra le dita.
Chiacchiericcio d’ombrelli e finestre
abbraccia batuffoli di nuvole incipriate,
amaro caffè è un bocciolo d’inverno
ed il cielo un gomitolo d’arcobaleno.
Immerso!
In un oscuro candore
profondo!
perso nell’abisso
continuum!
Cerco l’essenza dell’Io.
Sè luce sé ombra, sé cielo sé terra,
sé carne sé spirito, sé uno sé trino,
sé nulla sé tutto, sé Uomo sé Dio.
L’energia che fluisce nel corpo
mi prende e mi trasporta via,
in un tepore pieno di vita
l’amore mi culla,
la mia essenza brilla.
le vibrazioni come terremoti
adesso senza tormenti, adesso senza terrori
scuotono il mio essere
e nell’etere emano emozioni.
Immenso!
In quell’oscuro candore
profondo!
Creo nell’abisso
continuum!
L’essenza dell’Io.
Dilettoso gironzolo per il giardino
e che lassù mi si faccia grazia
di questa mancanza di volontà,
sono del colore del sasso dei lupi
e le pupille rosse anche ho perduto,
nell'ultima estate calda. La parete
delle rose è affumicata in liane
che sull'incompiuto filo
in un lillà scoppiato ricade.

sono del colore del sasso dei lupi
e le pupille rosse anche ho perduto,
nell'ultima estate calda. La parete
delle rose è affumicata in liane
che sull'incompiuto filo
in un lillà scoppiato ricade.
… Niente
s’è fermato
se non i tuoi sguardi
e ora tace ogni parola e pena.
Di nulla
s’è accorto il mondo
e niente è cambiato
se non la mia vita,
priva delle tue carezze,
anche di quelle fatte di silenzio.
… Il pensiero di te
ha scavato il suo posto
nella mente e sulla pelle,
è lì che siede,
ora,
la tua tenerezza.
… Fa male, fa tanto male…
Sordo dolore
in un pianto muto che,
nella gola,
un grido strozza
mentre ingoio l’ombra dei ricordi
e la rabbia.
Resta con me
l’immenso tuo dono,
il più grande che potessi avere
e per sempre,
anche oltre le tenebre:
il tuo grande amore…
In qualche angolo di me
ricordi come un tuffo nel cuore
In qualche angolo di me
lacrime nascoste di angosce e dolore
ed io che cerco rifugio via dalla gente
dal rumore assordiante di un bel niente
a rincorrere il benessere quello più impercettibile
ma quanto mai vitale direi imprescindibile
quell ' amore verso se stessi che chiamo armonia
In qualche angolo di me
lo sento , lo cerco prima che scappi via
accelerando , lottando con il tempo
prima che la luce abbia un colore diverso
prima che non sia oblio che mi sporca di nero
In qualche angolo di me
cerco ancora il sentiero
che mi tracci un domani profumato come un fiore
che mi porti da te che accetti il mio amore
senza più vederti scappiare
con il tuo pianto invisibile
che io chiamo paura d'amare .
In qualche angolo di me
troverò la forza di cambiare
ed inizieremo a sognare .
ricordi come un tuffo nel cuore
In qualche angolo di me
lacrime nascoste di angosce e dolore
ed io che cerco rifugio via dalla gente
dal rumore assordiante di un bel niente
a rincorrere il benessere quello più impercettibile
ma quanto mai vitale direi imprescindibile
quell ' amore verso se stessi che chiamo armonia
In qualche angolo di me
lo sento , lo cerco prima che scappi via
accelerando , lottando con il tempo
prima che la luce abbia un colore diverso
prima che non sia oblio che mi sporca di nero
In qualche angolo di me
cerco ancora il sentiero
che mi tracci un domani profumato come un fiore
che mi porti da te che accetti il mio amore
senza più vederti scappiare
con il tuo pianto invisibile
che io chiamo paura d'amare .
In qualche angolo di me
troverò la forza di cambiare
ed inizieremo a sognare .














