Una luna splendentesovrasta maestosa
ad illuminare la valle
ammantata
da bianchi fiocchi di neve
che incontaminati riflettono
il loro candore al cielo.
In questo biancore lattiginoso
dove incombe il silenzio
la mia anima s'acquieta e si dona pace
dalle incertezze e dalle ansie
che spesso la sovrastano.
Ci furono giorni d'allegria
e di sentimento
che dirigevano i miei passi
verso cime innevate
vivificando il respiro
e di notte
accompagnavano il mio sonno
in una coltre fatata.
Quando il sole tramontava
e la neve scendeva
assaporavo sempre
quella sognante beatitudine
perché
scevra di digiuni d'amore...
che vive la quotidianità,
fortunato colui
che non l'ha mai perduta
l'abitudine, la normalità,
anche la noia talvolta,
ben venga il desiderio di uscirne
Consapevoli, però,
che la vita, quella vera
non è là fuori ad aspettarci,
ad ammaliarci con languidi sorrisi
Io ti respiro adesso, o vita mia,
anche in questo momento orribile,
ed è proprio per questo
che agogno la mia amata quotidianità
Lei bussò, tre colpi a intervalli regolari, ma non pronunciò il suo nome
il suono rimase come sospeso, un eco nel vuoto e null’altro.
Non sapevo chi fosse, ma lo stesso decisi di non aprire. L’ora,
il problema era quello, non aprire a nessuno alle quattro di mattina
erano state le ultime parole di mia madre prima di lasciarmi
per traslocare in un’altra frequenza d’immagini e suoni
quella delle apparizioni notturne e dei sogni a occhi chiusi
quando il sole è a picco e la luna non è ancora tornata
alla casella di partenza. Poi arrivò una voce dalla strada
alle quattro di mattina, bassa, grave e sensuale
come può esserlo quello di una donna senza età
e mi commosse. “ Non sono venuta a prenderti
voglio solo parlare, stanotte mi sento sola e non ho nulla
da fare”. Ventisette anni esatti, giusti, la voce mi sembrò
la sua e cercai di ricordare, quel giorno che tutto cambiò
e dopo niente fu uguale, la stella, la mia stella
fuori dalla porta, avevo tanto sognato di rivederti
un giorno, un secondo, un istante o anche la metà
e ora che stava succedendo perché tentennavo? Il finale
perfetto come in un film, il pugnale, la spada
la vendetta per i torti subiti o l’abbraccio, pensieri confusi
all’ora del sonno, lei che parla in sottofondo, i tuoni
sono nella testa che esplode, vorrei aprire e perdermi
dentro i suoi occhi, rivedere come ride e come cammina
piccoli passi lenti ed eleganti e le budella, le interiora
che si contorcono, sto male, così può essere un disastro
che qualcuno mi dica quando, cosa, dove e come.
Lei entrò, non so come ed era bella come a vent’anni
ora alle quattro di mattina si stava spogliando
“ Ti voglio qui, il tuo corpo, nudo come la tua anima”
quei versi scritti di nascosto mi tornavano in mente
e cominciai anch’io a svestirmi togliendo la ruggine
degli anni e gli incubi dalla mente, tornare giovane ancora
per una notte o solo per una frazione di essa
stava succedendo. “Non ti preoccupare, non ti porto
via con me, ma tornerò ogni volta che vorrai”. La voce
era la stessa, la bolla del tempo si era come fermata
sospesa all’età del tutto è possibile e della nudità
senza compromessi, perché esista l’invecchiamento
perché sia questa la condanna, perché qualcuno
abbia deciso così, l’ho sentito dal tuo slancio impetuoso
e andando indietro con gli anni, camminando a ritroso
ho capito l’errore, non dovevo pensare per due, ma per uno
solo per me. E correrti dietro sino allo sfinimento
che scoppiasse pure il cuore, che morisse la libertà
è nel possesso che vibra la passione, che l’ora è domata
e più non suona l’indifferenza. Se sei stata la croce
la porta del supplizio, il buio prima della luce, il torto
a priori, il canto solenne e maestoso durante la messa
è perché l’ho permesso. Ora se ho imparato la lezione
non lascerò andare chi verrà dopo di te. Signora
di tutto, guarda le mie lancette ricoperte di fuliggine
andrai via e le luci saranno di nuovo spente
non puoi sbirciare il futuro? C’è un’esistenza anonima
sempre la stessa da sorseggiare lentamente? Sognando
la libertà impossibile, forse mi svesto degli affanni.
Terribili e indecenze del bello
quello che dici che non mi fai,
per non farmele riassaporare
le ebbrezze di dover dire mai...
Fantastiche e sconclusionate
quelle parole di preparazione,
alla mia vita a respiro diverso
da tuo esperimento campione...
E magnifiche e pure stronzate
tutte le cose che ci neghiamo,
per non sconfessarci i perfetti
a essere quattro invece di due...
parlano d' amarezza
a gli occhi sbandati
pieni d' incertezza
Ma Noi
angeli arrabbiati
ci sussuriamo canti di felicità
per niente sazi
di pace e libertà
Ci godiamo
i suoni sublimi
annegando i perchè
tra calici e violini
sorseggiando un rosè
Ci rubiamo
baci d' amore
scaldandoci le mani
mentre i suoni di passione
accompagnano il nostro domani
la mia è già una carezza

Limpido stormo
che serve anche il dolore.
Ti avverte che qualcosa è cambiato
ti sollecita che devi far presto.
Come in certi momenti,
come quando comprendi
che per tutto c'è solo la fine.
Allora il dolore ti porta lontano,
dove ricercare te stesso
ti aiuta a trovare la pace
e arrivare in silenzio
a meritarti la vita.
Rosa d'inverno
sui tuoi petali il ghiaccio ricama trine e trame
nascondendo il calore
e negando del tuo olezzo l'aroma
algida e bella
come un quadro finemente miniato
sulle labbra di bocciolo lo stupore
disegnato con un tratto di matita
una nuvola di leggero fiato quasi appanna
occhi scuri dove intenso il pensiero si ferma
per un attimo, poi vola via
gocce fredde sulle ciglia
s'intravedono come perle di brina
rosa mistica e fatale
tra le mani solo petali essiccati
che ricordano l'estate...
Un altro tramonto abbraccia il cielo
annunciando l'arrivo della notte
nel cuore i ricordi si accendono
come lucciole nel bosco
Sono carezze dolci
ritornano da un passato ricco
vissuto e mai scordato
attimi preziosi
diamanti lucenti come stelle
Nell'anima desiderio di tornare indietro
consapevole dell'impossibile avverarsi
per quanto forte sia la voglia
bigie nuvole addensano la mente
Dal cielo inizia una pioggia intensa
vomitata dalle nubi compagne mie stanotte,
ad esorcizzare il malessere
che lo sterno opprime
L'alba mi trova seduta accanto alla finestra
il firmamento è un tappeto brillante,
è tornato il sereno anche nel mio cuore
Una tazza di caffè bollente
scalda le mani intirizzite
il profumo gradevole mi strappa un sorriso
mentre nel cielo l'ultima stella a dormire va
Serenamente accolgo il nuovo giorno
grata alle carezze che la notte mi ha donato
Fertilita' ti prometto!
Un mare di figli
che nemmeno i conigli,
e fiumi di tentativi
non voluti inriusciti
sfociati in orgasmi...
Mi sarai debitrice
di gridolini a miliardi
tutti a brividi caldi
per vagiti a milioni
e dover inventare
i nuovi nomi del mondo...
Rossi, come i tramonti sul fiume Arno,
specchio di bellezze di ere passate.
S’accende la notte di sfumature
E Lei, la bella, si veste di stelle,
perle di rugiada sul Giglio bianco.
Dorme Firenze, e dall’alto la osservo:
la magnifica e sempre eterna città
ferma il tempo e ti s’impiglia nel cuore.
chiacchiere di cielo spento
accantonate fra i meridiani
in un fragile bicchier di vento.
Trema l’aquilone del silenzio:
clessidre di mare m’azzeran,
scapiglian nude parole di cera
e sboccia primula d’inverno
fra tramonti d’anima e riviera.
bagliori e polvere brillante
squarci nel buio:
un sussurro smuove la malinconia
avverto la piacevole musica della solitudine,
ballata silenziosa del mio mondo,
vibrare di un'anima legata a nessuno
attendo, perso in un limbo, un cenno
respirando la muffa delle mie mura
un sorriso specchiato sul vetro
in frantumi, la visione mi ferisce.
Detriti e sangue
sparsi nel mio ventre
malattia oscura della mia mente
visione offuscata dei ricordi
illusioni e realtà confuse
godo l'estasi indefinita
finché un sogno non mi sveglia:
la sorte e il fato mi porgono la mano.














