Inventero' tutti i tempi
di ogni singolo spazio
decidendo in tuo nome
quando siano universi,
dove pensero' a terre
plasmando genti
che somiglino a me
ma ad immagine tua
perche' ci sia sempre
chi ti possa adorare...
E scegliendo una luna
per dartela accesa
coi crateri ed i mari
disegnati a tuo gusto
offrendola al sole
per farla argentare
spostero' tutti i venere
perche' la Bellezza
nata solo a pensarti
e mostrata gia' a tutti
per piacere a me stesso
ad ogni tuo gesto
si debba inchinare...
Ma a tutte le stelle
seduto sul tempo
godro' a comandare
di star ferme sinuose
fra miliardi di sassi
e quando le guardi
di scintillare…
Dalla suola delle scarpe vorrei estrarre un giorno tutto di gioia,
presto cristallizza
Gracias, amor siempre aquì.
Solitudine a grappolo -ti dico-
colori accesi in un buco nero
si fondono e esplodono
in un folle universo colmo di strade
si incontrano nel dedalo
respirano la linfa vitale
la assorbono in un vortice impaziente di distruggere
e la liberano su terra bruciata
toccando il legno ruvido dei ricordi consumati
contemplando quel che erano gli occhi spenti
mentre la fredda speranza fa impazzire
finché non sentono più nulla
e si spengono.
graffiano il tuo eco
e mi spendo in orizzonti
bruciati nel vento
e nulla del mio respiro
sfamerà questo fazzoletto
di mare zaffiro.
Le nuvole son arpe,
sciarpe di luna calante,
capriccio d’emorragico ricordo,
pagine di cielo
graffiano il tuo eco,
sei respiro d’iris trafitto dal gelo.
Parlami e dimmi del tuo cuore
vesti le induriti pareti delle arterie
le praterie le distese di detriti
le miti giornate di primavera le carie
della mente l’atmosfera rarefatta
delle valli di confine. Ti dirò un giorno
se il versante sarà benedetto amante
mai lo sai che è il discrimine l’orlo
del bicchiere senza latte rette parallele
che non sono destinate a incontrarsi
amate udite je t’adore oh Dior
mon petit fleur je t’aime jamais
je t’aimerai je ne comprends pas
è complicato le rate i versi
e i corsi e i ricorsi scellerate vite
Vico nel buco nero della galassia
a sinistra della via Lattea dite
dimmi fammi sapere quando il cero
sarà spento una volta per tutte.
Vaga luce fioca in lontananza
echi lontani di voci soffuse
remote essenze strappate
dentro gli spasimi del cuore
l'ansimo di un respiro senza fiato
s'instaura sul tuo labbro esangue di baci
e sei alito di vento
che porta lontano l'anima che muore
che tra di noi non sarebbe durata.

Non più conforti nè fervore, mamma
Or trovo… Soltanto tormento !
V’è tetro in ogni mio stigio viandare…
E nuvolo dì, da l’alba, m’opprime!
Ah quante gemme, non brillan, d’allora…
Non posso non penar, d’attimi muti,
Non posso non sgorgar, stille scorate.
In un tempo diverso, altra letizia!
***
Dedicato a mia madre nel nono anniversario del suo addio terreno.
nel solco
che ognuno prepara
che nella speranza
è il proprio cammino
e ci si perde
nell'immensità
del blu del cielo
chi si ferma
tra due parole
scompare
col pudore dei santi
e coltiva l'amore
nel giardino della vita
c'è chi si perde
piangente
lacrime di terra
ingoiando rabbia
e sputando guerra
e chi subisce
le tempeste
ma sogna
in silenzio
la pioggia
per rifiorire
sempre












