Scoperto mi sembra
all'odore di idrocarburo qui nel piano,
agli incroci idioti, al marciapiede disassato,
seppur nel mio tocco perlato
di anima, di bruchi d'argento in una mano
dagli ocelli neri e gialli, e sguarnito - il cosmo
a sperare della speranza una coda - dicevano di rondine.
che in profondo vibra
e lenta risale impronta
dalle flebili moine
e attratto io
ridotto al ritmo
d'una sinuosa melodia
del cuore
sarà il tepore
d'una ritmica
d'autore
ma la speranza
d'una passeggiata
al largo instilla
alternativa in felicità
e scusatemi l'amore
nel tanto stupirsi
che si vanta
all'orizzonte...
sempre
Nei giorni solari sbocciano i fiori
e l`aria profuma di tanti odori!
Come la vita nei boschi riparte ,
Tu desideri ricominciare
e speri in un giorno di volare ,
Intanto, ti accontenti di saltare
nei campi meravigliosi e multicolori ;
E` PRIMAVERA ,
GODITELA !
Sono qui immobile non posso nulla;
Sento grida, lamenti, vedo lacrime. Ti tocco!
Non sei solo il mio dolore sei anche quello degli altri
Fuggire? Colpire? Ignorare?
Tutti abiti provati, che coprono la mia anima ma non ti cancellano.
"Io do un senso al dolore!" Che illusione...
quanta strada devo fare.
Ora non ti fuggo ma non riesco ad alzarmi.
Sono qui dove ogni cosa mi parla di te:
una croce in mezzo al mondo;
14 scene di sofferenza;
un Dio che si fa uomo e mi abbraccia da uno strumento di tortura.
Ogni pena ha la sua gioia;
Ogni morte la sua resurrezione;
Dammi speranza;
Dalla a chi soffre.
Io non posso nulla Tu Tutto;
Piango e non riesco a smettere;
raccogli le mie lacrime, te le offro, e trasformale in sorrisi.
gli occhi lucidi,
ma che stupidi,
per ogni singola
goccia che cola
si stringono,
liberando un sonoro,
ma sincero
pianto
Quanta amarezza
racchiusa
in qualsiasi lacrima
che bagna il mio viso,
togliendomi il sorriso
e infondendomi tristezza
La chiave dell amore
Quella che apre le porte
Al vento messaggero
E le finestre al profumo del gelsomino.
Non è il cuore che parla
E scrive l amore
Non è il cuore
Che canta e suona i concerti
Che invadono l anima
Degli innamorati.
La mente è la sede dei sentimenti
La casa dell anima
La macchina che raccoglie
E assembla le sensazioni
Gli odori delle pelli
E che fa fibrillare il cuore.
E fa credere alle visioni
Spesso false immagini
Di un essenza in maschera.
triste e bella come un quadro di parete ospedaliera,
Venezia è un sogno di poesia che affoga dentro la laguna
dove il desìo di possederla dentro al petto si consuma.
È melodia infinita, romanticismo senza veto,
sinfonia di archi di uno spettacolo teatrale
L' esatta congiunzione tra l' astratto e il concreto
cala il sipario,
silenzio.
Ecco che il sogno scompare.
Brama o dolce cuore
gli aneliti più sottili
e quasi impercettibile
veglia sugli orecchi
in cerca di suoni e voce
che lenta e poi forte
s'innalza nell'oscurità.
i sensi ormai desti vibrano
e fan crescere la voglia di amare
sfumature di un corpo che tace
senza mai mutare
invano cerca...
ma è solo illusione
come specchio riflesso di luce
Me lo sogno a guardarti le mani
con nel palmo più di mille avventure
e quelle dita tue lunghe e sottili
che con l’occhio posso fare la spola
fra nascere a Roma e morire a Venezia
e con l’altro piango e rido di gioia
perchè so che mi accarezzerai
e quando vedo le unghie smaltate
dal profilo intonato dai Santi
io m’incanto di gloria al Signore
assieme al Diavolo che me ne porta…

Il veleggiar
del tuo dolce pensiero
essenza dentro l'anima
è miele ed ambrosia,
balsamo dolcissimo...
è una libertà sublime
che m'accarezza
come l'apertura delle ali
del più libero uccello.
Sento il sostegno
del vigore d'un grande albero
che ha rinnovato le sue foglie
offrendomi la sua ombra
ed effluvi d'essenza di resina.
Il vento accarezzandomi lieve
mi solfeggia musica dolcissima:
essenza di vera poesia.
Il tramonto
nel suo rosseggiante bagliore
riflette nei miei occhi
il tuo viso sorridente
che m'imprime
la tua magica essenza.
e facciamo il saluto romano
ma se saremmo di Milano
rifacessimo la marcia su Roma.
Ragazzi che manifestazione!
Ambulanti gladiatori e tassisti
le telecamere i giornalisti
i fasci e gli squadristi della stazione.
La sindaca col megafono
e il suo regalo una polizza
assicurativa che bellezza
lei se ne intende è una diva
ma niente internet nel telefono
i cellulari vietati per navigare
solo foto da spedire ai nipoti
i politici Giuda Iscarioti
dentro il palazzo a guardare.
Vi faremo a pezzi venduti
vi staneremo tutti lacchè
i partiti ormai demodé
e a morte pure i sindacati.
I neri i gay e gli ebrei
che schifo siamo noi gladiatori
lo vedete siamo già vincitori
duri puri maschi e pure dei.
Siamo di Roma
e facciamo il saluto romano
ma se saremmo di Milano
rifacessimo la marcia su Roma.
Una luce.
Là in fondo.
Un debole, fioco lumino.
A volte lo vedo,
altre no.
Prima era più intenso,
ora molto meno.
Pochi secondi.
Qualche breve attimo.
Bello, finché è durato.
Ma ritornerà.
Potrei uscire di qui.
Forse non lo voglio abbastanza.
Lo voglio?
Non lo voglio?
Chissà...
Sono seduto.
La roccia è fredda.
La grotta è buia.
La luce è tornata.
Sempre laggiù.
Lontana e opaca,
ma c'è.
Che faccio?
M'incammino?
No,
troppo rischioso.
E se quella non fosse l'uscita?
Forse è solo la mia immaginazione.
Eppure io l'ho vista.
Ho visto quella luce,
di nuovo.
Questa volta è diverso.
Mi alzo.
M'incoraggio.
Lo sguardo è fisso
su quella luce.
La devo raggiungere.
La raggiungerò.











