
La sua voce nel vento
ha il profumo del pesco fiorito
seduce di luce rosata
dell'alba già nata.
Ha effluvi di terse giornate,
d'azzurro cielo lambito da cirri,
irradia come astro lucente,
accarezza e dolcezza mi dà.
E' quieta luce d'un fuoco avvolgente,
respiro d'afflati suadenti
rifulge l'anima di sogni alati...
m'attrae nel mio cammino
lambendo la pelle ambrata,
allietando la mia giornata...
E' umano cuore,
fantasia di luce e bagliore,
scioglie la bocca in un caldo sorriso:
-armonia di seta e velluto-
di un desiderio smisurato
che confine non ha.
Sono il giallo
della foglia che muore,
e tu il blu del tizzone di brace
che vorrei poterlo toccare
ma non si può.
E il pallido
azzurro
del
cielo
è uno
specchio
che non si lascia
guardare attraverso.
E il grigio nero dell'anima
sono ricordi in decomposizione.
Tutti i colori parlano ancora di noi,
di questo squarcio di vita assieme
che per un po' era arcobaleno
ma che oggi è ferita aperta.
Se solo potessi
guardarci
dentro,
troveresti
la vita al di là
della morte
e l'amore
al di là
del
tempo
perduto.
Ho scovato
l'eternità
in
un
addio,
la speranza
nel solo mio sogno,
e i colori più belli nel buio:
nella pece del nero invisibile,
nel vuoto totale dell'assoluto.
Profumo di magnolia nell'aria
s'insinuano pensieri torvi
nel chiarore del mattino
ed evaporano come neve al sole di febbraio.
sulle mani un tremolio
lascia spazio al prostrato animo
che come un fiore reclino cerca amore.
tenue colorito infiamma le gote
come rosa rosata dell'Iran
da quei petali socchiusi
le labbra di stupore s'impregnano
ma il tuo sole dentro non brilla più.
vasi rotti e cocci sparsi tra le dita
tagliano come coltelli
purpuree gocce lasciano strisce
su marmi bianchi.
mistiche chiese a corona del cuore
sono le preghiere che dal tuo labbro
non sai più proferire.
canna spezzata dal vento giaci
ormai
su un mare d'amore perso e violento.
E, fin qui, questo è il resoconto di un amore, simile a quello descritto nella canzone, con contorni di dolcezza e tenerezza, che, d’un tratto prese i colori della tragedia. Successe l’indomani dell’ ultimo rendez-vous, cui lei aveva partecipato condividendo la mia felicità. L’indomani mi recai a casa sua per vedere come stava e a proporgli il menu giornaliero ma non mi rispose. Tornai più volte durante la giornata :niente ! Sembrava essersi volatilizzata. Come si sa, tra innamorati non ci sono situazioni anomale che non richiedono un approfondimento ed io non ero esente dal desiderare un chiarimento. Tornai a casa sua e bussai, con vigore, alla sua porta. Con tanto vigore e tanta rabbia da suscitare l’interesse di una vicina che fece capolino e mi guardò stranita. E mi diede la notizia. La mia innamorata non c’era più, definitivamente, morta ! Alcune sere prima si era sentita male, un indigestione si era pensato, che aveva concorso ad aggravare la precaria situazione dettata da un’anemia affatto semplice per come lei diceva, ma una delle peggiori in assoluto, l’anemia falciforme che la debilitava notevolmente. E’ dire poco che rimasi senza parole. Tra l’altro mi sentivo, mi sento in colpa per via di quei pranzetti che le preparavo credendo di far bene.
Ritorno alla realtà e mio figlio, ancora la. Osserva la mia espressione pensierosa ma, per fortuna, non si accorge della lacrimuccia che ruota ad un angolo del mio occhio. Mi riprendo e lo invito a seguirmi a tavola. Oggi mia moglie ha cucinato la trippa alla catanzarese, piatto della mia zona di nascita. Non la mangio da anni, ovviamente non per paura di un’indigestione !
Non c’è che spazio in questo cielo sfinge
cratere e varco e dondolo di stasi
se del notturno è l’acqua e ti sospinge
stremata maglia d’alghe in fiotti evasi.
D’etereo non finire l’alveo stringe
si addensa poi dilaga in vene e vasi
scompone il derma, in permanenza tinge
si unisce al sogno di contatto e crasi.
La non sopita scia, petali e dita
lunga cascata carsica d’altrove
aprono ante al cuore in una china
lucente squarcio annulla ore di brina
irradia dal silenzio, lo rimuove
palpita agli occhi e batte ancora vita.
Quante stragi d’innocenti
Per mano di delinquenti,
Manovrati da perdigiorno
Che si guardano intorno
E dall’alto degli scranni,
Mugugnano sui danni
Senza cercare soluzioni
Per tante ovvie ragioni.
Per atrocità e per fame.
In questo modo infame,
La gente intanto muore
Senza dignità né onore.
Il dio denaro assassino
Decide l’altrui destino
E schiaccia come vermi
Gli esseri umani inermi.
questo mio dovere
di morire
ma non arriva
è in ritardo
come questa vita
come questo ambulare
in terra frigida
mi vesto in cenere
proroga un'altra volta
mio polmone riarso
con l'occhio dischiuso
annusando la rivolta
che cresce dalle ventre
fuoriesce dalla bocca
son stanca di paura
ho paura di stanchezza
frivolezza...
la morte si concede
questa appariscente
sciocchezza
E intanto il tempo passa
sotto l'ombra rumorosa
del nostro glicine
e fra i passi
ancora visibili
che hai lasciato
su quest'erba
che cresce,
ovunque,
quasi
senza
pietà.
E lo so
soltanto io
che il tuo seno
è il mio cuscino
e le tue labbra
un ricordo
lontano.
Forse
per sempre
è per sempre,
lo avevi detto tu,
ma a guardar bene,
oggi che non sei qui,
non sono solo
ad aspettare:
tutta la natura
piange con me.
E non sono semi
questi che volano
come fiocchi di neve,
sono i nostri mille
dolci ricordi.
Li ho dati
al vento
perché
ti possano
piano piano
raggiungere.

Morgana risplende
tra cielo e terra,
nei caldi raggi della stella madre
porti visioni e pieghi al tuo volere
il mare, le navi, l’oasi rapita.
Fata incantata, seducente visione,
sogno tra i sogni, di un mondo lontano.
Conduci i disillusi nel tuo porto,
lo sguardo perso su un orizzonte sbagliato,
speranza vana in una vita buona.
Morgana grande e brillante
nata dal mare,
abbraccia nel tuo cerchio i visionari,
Illumina il cammino ai sognatori
perché l’incanto torni in quegli occhi scuri
e le tempeste si plachino nei loro cuori,
finalmente liberi di navigare nelle calme acque
del tuo immenso mare.
con la stessa filosofia,
È un delitto immane
Vendere a un infame
Una povera bambina
Per ignoranza e povertà,
È abietta quella società
Che in un modo atroce,
Danna chi non ha voce
A quell’indegna tortura.
Un’innocente creatura
Sopraffatta dall’ orrore
Molto spesso muore,
E si libera con la morte
Da quell’orribile sorte.
Non esiste coscienza
E non c’è differenza
Tra uomini e animali,
Che ormai sono uguali.

Ombre d'un tempo passato
volteggiano nel pensiero.
Gli scacchi si alternano nei colori,
vincendo e perdendo una partita
mai giocata.
Il senso del vuoto soffoca il rimorso.
Troppo ho pensato.
Poco ho agito.
Troppa prudenza,
poco coraggio.
Dolce prigione...
Quanto tempo hai rubato.
trascina lento la sua coda microled.
Roteano le pareti sempiterne
e la corda dal mio fulcro arriva al mare.
sbilancia linee tese all'orizzonte,
s' impolvera la giacca di gessato
spezzando il filo logico all'istante.













