Ali di vento,

grano di nuvola

imbastito del silenzio,

anima di cera

cena alla porta socchiusa

d’un petalo di luna:

questo tramonto

è scacchiera di baci

su ali di vento arruffati. 
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Profilo Autore: rosa dei venti  

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La sua voce nel vento
ha il profumo del pesco fiorito
seduce di luce rosata
dell'alba già nata.

Ha effluvi di terse giornate,
d'azzurro cielo lambito da cirri,
irradia come astro lucente,
accarezza e dolcezza mi dà.

E' quieta luce d'un fuoco avvolgente,
 respiro d'afflati suadenti
rifulge l'anima di sogni alati...
m'attrae nel mio cammino
lambendo la pelle ambrata,
allietando la mia giornata...

E' umano cuore,
fantasia di luce e bagliore,
scioglie la bocca in un caldo sorriso:
-armonia di seta e velluto-
di un desiderio smisurato
che confine non ha.


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Profilo Autore: Grace D  

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Sono il giallo
della foglia che muore,
e tu il blu del tizzone di brace
che vorrei poterlo toccare
ma non si può.
E il pallido
azzurro
del
cielo
è uno
specchio
che non si lascia
guardare attraverso.
E il grigio nero dell'anima
sono ricordi in decomposizione.
Tutti i colori parlano ancora di noi,
di questo squarcio di vita assieme
che per un po' era arcobaleno
ma che oggi è ferita aperta.
Se solo potessi
guardarci
dentro,
troveresti
la vita al di là
della morte
e l'amore
al di là
del
tempo
perduto.
Ho scovato
l'eternità
in
un
addio,
la speranza
nel solo mio sogno,
e i colori più belli nel buio:
nella pece del nero invisibile,
nel vuoto totale dell'assoluto.

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Profilo Autore: Charlie  

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Profilo Autore: sasha  

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Profumo di magnolia nell'aria
s'insinuano pensieri torvi
nel chiarore del mattino
ed evaporano come neve al sole di febbraio.
sulle mani un tremolio
lascia spazio al prostrato animo
che come un fiore reclino cerca amore.
tenue colorito infiamma le gote
come rosa rosata dell'Iran
da quei petali socchiusi
le labbra di stupore s'impregnano
ma il tuo sole dentro non brilla più.
vasi rotti e cocci sparsi tra le dita
tagliano come coltelli
purpuree gocce lasciano strisce
su marmi bianchi.
mistiche chiese a corona del cuore
sono le preghiere che dal tuo labbro

non sai più proferire.
canna spezzata dal vento giaci
ormai
su un mare d'amore perso e violento.

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Profilo Autore: Marinella Brandinali  

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Oggi, mio figlio, consultando un mio vecchio libro di anatomia, tra le pagine, ha trovato una pensèe ormai rinsecchita e stava per buttarla via non pensando cosa potesse rappresentare quel fiore per me. Una situazione molto simile a quella che veniva fuori da una vecchia canzone. Esso rappresentava per me un ricordo e la sua storia era delle più tenere che ci possa essere, mai più venuto a galla, né, tantomeno, riesumato da alcuno perché apparteneva ormai solo a me. L’epilogo infelice e i tanti anni trascorsi non possono, in alcun modo, deturparne la bellezza.  Avevo da un anno iniziato i miei studi universitari, circa tremilacinquecento anni fa, e poiché provenivo da una famiglia benestante ebbi la fortuna di alloggiare in una stanza tutta per me, in un palazzo che aveva visto anni migliori ma che tuttavia non era di edilizia popolare come quelli che si trovavano di fronte a me e da cui eravamo separati da una strada alberata, bella in primavera-estate triste d’inverno. La mia giornata si svolgeva all’insegna dello studio ed uscivo solo per andare a lezione. Ero ancora uno studente provincialotto e osservante che non si concedeva distrazioni anche se il budget che aveva a disposizione gliene avrebbe permesse più di una. Eppure sentivo che c’era qualcosa in me che…”prudeva” e sapeva di insoddisfazione. Pensavo queste cose una sera d’inverno in cui avrei dovuto ripetere ad alta voce il sistema nervoso ed invece mi ritrovavo a stringermi nella mia giacca da camera con la stufetta al massimo sotto il tavolino. Il freddo appannava i vetri della finestra che dava sulla strada ed io mi ostinavo a pulirli per osservare il transito di qualche passante infreddolito. Tra poco avrebbe cominciato a nevicare. Poi una luce al corrispettivo piano, l’ultimo, del palazzo di fronte un volto, quel volto entrò nella mia vita come il raggio di sole che squarcia l’oscurità. Una ragazza, di cui non riuscivo a distinguere esattamente le fattezze per la distanza diede un po’ di vitalità alla mia solitudine. Però, con molto senso del dovere, mi alzai e, passeggiando per la stanza ripresi a ripetere tutto il baillame di fibre che salgono e che scendono nel nostro sistema nervoso. Quasi rincuorato. Rincuorato non solo dal fatto di non sentirmi un disperso nella città ma, principalmente, perché sentivo che lei mi osservava e questo mi faceva piacere. Ogni tanto davo una sbirciata dalla finestra e la vedevo la, sicuramente seduta, che di tanto in tanto sollevava la testa per guardare verso di me. Da allora in poi, ogni sera, quello fu il nostro appuntamento. Finchè non mi bastò più. Allora decisi di osservare quando, se e come usciva. Non avevo ancora deciso di fermarla per strada. Per la mia educazione quello abbisognava di un’accelerata ma soprattutto di mettere a dormire il mio senso dell’educazione. Tuttavia lei mi tolse l’imbarazzo perché, una sera, prima di andar via e spegnere la luce, mi fece un segno di saluto con la mano. Colsi al volo l’invito, perché per me, povero imbranato, suonò così quel saluto. L’indomani mattina comprai un mazzetto di pensee e mi piazzai davanti il portone di casa sua. Quando uscì, la osservai come lei osservò me e il mio sorriso stereotipato stampato in viso. Era bianca, candida, forse più del dovuto in un corpo decisamente esile ma che trasmetteva la carica di coccolarla. Non cercavo di più in quel momento. Il desiderio di non sentirmi solo e la tenerezza che sentivo per lei mi facevano star meglio. E lei non si negò. Venne verso me e mi chiese di smettere quel sorriso d’occasione per essere me stesso. L’accompagnai per la spesa giornaliera. Non spese tanto, solo poca roba,quanto bastava a lei per il suo più che modesto pasto giornaliero. Le dissi che avrei dovuto invitarla da me per un vero pasto.La sua risposta fu un inaspettato “Quando ?”. La invitai per l’indomani e mi affrettai a tornare al mercato per provvedere ad una spesa” sostanziosa “. Durante il pasto venne la mia prima gaffe infatti le dissi che le persone col suo colorito di solito sono malate e lei mi disse che in effetti soffriva di una forma d’anemia. Le confessai che un metodo infallibile per guarirne era mangiare, lo avevo sperimentato a mio carico con successo, erano i due salsicciotti che le misi nel piatto, ma che lei, puntualmente, non mangiò. Che c’era di meglio per me ? Nel senso che avevo trovato una donna simpatica, tenera e che non consumava niente ! Fu allora che cominciai a prendere peso perché mangiavo per due davanti ai suoi occhi felici. I nostri incontri si successero e divennero più frequenti. Naturalmente tra un salsicciotto ed una fiorentina nacque qualcosa di più fra noi ed ormai stavamo sempre insieme, giorno e notte, ognuno di noi a raccontare tutto di se stesso..mentre io cercavo anche di digerire. Era un amore bello e puro, casto anzichenò. Si, casto. Anche durante le notti passate a letto, l’uno nelle braccia dell’altro. Glielo impediva quella stanchezza che la lasciava senza fiato ogni qualvolta le mie carezze diventavano più audaci. Ogni volta tentavo di verificare il suo stato di salute accampava qualche scusa per evitarlo. Ma a me bastava così, ormai ero preso di lei, di un amore grande. L’ultima sera in cui pranzammo assieme diedi fondo alle mie capacità di Gran Gourmet e preparai una bella serie di piatti, dal “Caciucco” alla livornese, al “Morzellu” alla catanzarese, dopo gli inevitabili “scilatelli” col sugo della ‘nduja !

E, fin qui, questo è il resoconto di un amore, simile a quello descritto nella canzone, con contorni di dolcezza e tenerezza, che, d’un tratto prese i colori della tragedia. Successe l’indomani dell’ ultimo rendez-vous, cui lei aveva partecipato condividendo la mia felicità. L’indomani  mi recai a casa sua per vedere come stava e a proporgli il menu giornaliero ma non mi rispose. Tornai più volte durante la giornata :niente ! Sembrava essersi volatilizzata. Come si sa, tra innamorati non ci sono situazioni anomale che non richiedono un approfondimento ed io non ero esente dal desiderare un chiarimento. Tornai a casa sua e bussai, con vigore, alla sua porta. Con tanto vigore e tanta rabbia da suscitare l’interesse di una vicina che fece capolino e mi guardò stranita. E mi diede la notizia. La mia innamorata non c’era più, definitivamente, morta ! Alcune sere prima si era sentita male, un indigestione si era pensato, che aveva concorso ad aggravare la precaria situazione dettata da un’anemia affatto semplice per come lei diceva, ma una delle peggiori in assoluto, l’anemia falciforme che la debilitava notevolmente. E’ dire poco che rimasi senza parole. Tra l’altro mi sentivo, mi sento in colpa per via di quei pranzetti che le preparavo credendo di far bene.

Ritorno alla realtà e mio figlio, ancora la. Osserva la mia espressione pensierosa ma, per fortuna, non si accorge della lacrimuccia  che ruota ad un angolo del mio occhio. Mi riprendo e lo invito a seguirmi a tavola. Oggi mia moglie ha cucinato la trippa alla catanzarese, piatto della mia zona di nascita. Non la mangio da anni, ovviamente non per paura di un’indigestione !
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Profilo Autore: Bronson  

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Non c’è che spazio in questo cielo sfinge
cratere e varco e dondolo di stasi
se del notturno è l’acqua e ti sospinge
stremata maglia d’alghe in fiotti evasi.


D’etereo non finire l’alveo stringe
si addensa poi dilaga in vene e vasi
scompone il derma, in permanenza tinge
si unisce al sogno di contatto e crasi.


La non sopita scia, petali e dita
lunga cascata carsica d’altrove
aprono ante al cuore in una china


lucente squarcio annulla ore di brina
irradia dal silenzio, lo rimuove
palpita agli occhi e batte ancora vita.




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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitrice del Club Poetico dal 18-07-2015

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Quante stragi d’innocenti

Per mano di delinquenti,

Manovrati da perdigiorno

Che si guardano intorno

E dall’alto degli scranni,

Mugugnano sui danni

Senza cercare soluzioni

Per tante ovvie ragioni.

Per atrocità e per fame.

In questo modo infame,

La gente intanto muore

Senza dignità né onore.

Il dio denaro assassino

Decide l’altrui destino

E schiaccia come vermi
Gli esseri umani inermi.

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Profilo Autore: M.G.Fiori  

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aspetto
questo mio dovere
di morire
ma non arriva

è in ritardo
come questa vita
come questo ambulare
in terra frigida

mi vesto in cenere
proroga un'altra volta
mio polmone riarso
con l'occhio dischiuso
annusando la rivolta
che cresce dalle ventre
fuoriesce dalla bocca

son stanca di paura
ho paura di stanchezza

frivolezza...

la morte si concede
questa appariscente
sciocchezza

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Profilo Autore: daniela marculet  

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E intanto il tempo passa
sotto l'ombra rumorosa
del nostro glicine
e fra i passi
ancora visibili
che hai lasciato
su quest'erba
che cresce,
ovunque,
quasi
senza
pietà.
E lo so
soltanto io
che il tuo seno
è il mio cuscino
e le tue labbra
un ricordo
lontano.
Forse
per sempre
è per sempre,
lo avevi detto tu,
ma a guardar bene,
oggi che non sei qui,
non sono solo
ad aspettare:
tutta la natura
piange con me.
E non sono semi
questi che volano
come fiocchi di neve,
sono i nostri mille
dolci ricordi.
Li ho dati
al vento
perché
ti possano
piano piano
raggiungere.
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Profilo Autore: Charlie  

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MORGANA cf51c

Morgana risplende
tra cielo e terra,
nei caldi raggi della stella madre
porti visioni e pieghi al tuo volere
il mare, le navi, l’oasi rapita.
Fata incantata, seducente visione,
sogno tra i sogni, di un mondo lontano.
Conduci i disillusi nel tuo porto,
lo sguardo perso su un orizzonte sbagliato,
speranza vana in una vita buona.
Morgana grande e brillante
nata dal mare,
abbraccia nel tuo cerchio i visionari,
Illumina il cammino ai sognatori
perché l’incanto torni in quegli occhi scuri
e le tempeste si plachino nei loro cuori,
finalmente liberi di navigare nelle calme acque
del tuo immenso mare.
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Profilo Autore: Marina Lolli  

Questo autore ha pubblicato 157 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Un passaporto nuovo
 un altro cortometraggio
per un amore itinerante,
preferibilmente per le sere di maggio.
Noi,insieme, partire,
 insieme,
con la stessa filosofia,
magari lo stesso editoriale,
le stesse confessioni, la stessa ironia.
Una cosmosfida
 con l’amore vero dentro gli occhi,
gioco di specchi
 e un corpo al top con nuovi equilibri.
Accessori speciali dentro il cuore
per non deludere le attese,
  un brevetto nuovo per due ali sospese.
Un amplesso esagerato
su un lenzuolo ricamato;
 velo d’olio di pesca sulle labbra
un detox  goloso
 di saporiti frutti rossi
e polvere di rubino addosso.
Se vuoi...
...solo inediti e amorevoli discorsi.

L'immagine può contenere: una o più persone
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Profilo Autore: Hera  

Questo autore ha pubblicato 413 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.


È un delitto immane

Vendere a un infame

Una povera bambina

Per ignoranza e povertà,

È abietta quella società

Che in un modo atroce,

Danna chi non ha voce

A quell’indegna tortura.

Un’innocente creatura

Sopraffatta dall’ orrore

Molto spesso muore,

E si libera con la morte

Da quell’orribile sorte.

Non esiste coscienza

E non c’è differenza

Tra uomini e animali,

Che ormai sono uguali.

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Profilo Autore: M.G.Fiori  

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foto sole 4d4ff




























Ombre d'un tempo passato

volteggiano nel pensiero.

Gli scacchi si alternano nei colori,

vincendo e perdendo una partita

mai giocata.

Il senso del vuoto soffoca il rimorso.

Troppo ho pensato.

Poco ho agito.

Troppa prudenza,

poco coraggio.

Dolce prigione...

Quanto tempo hai rubato.
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Profilo Autore: TIZIANA ELIA  

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Lo zodiaco in distanza
trascina lento la sua coda microled. 
Roteano le pareti sempiterne
e la corda dal mio fulcro arriva al mare. 

Un tuffo delle chiavi nella ghiaia
sbilancia linee tese all'orizzonte, 
s' impolvera la giacca di gessato
spezzando il filo logico all'istante. 
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Profilo Autore: cordaccia  

Questo autore ha pubblicato 86 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
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