Sto a prenne li provvedimenti
pe evità quelli accadimenti
che provecheno tanti danni
all’omini, alle cose, togliendo i sonni.
Ormai nun giro più senza l’ombrello
pe nun finì come ‘n pesce a mollo,
nun dormo a letto in quella condizione
vojo guardamme da ‘n inondazione.
A tutti li Santi sono più devoto
purché me sarvino da ogni teremoto,
lascio li ‘nfissi aperti a piacimento
purché de fora nun se metta vento.
Chi m’o diceva a me, si giudizioso,
dovè subì ‘nattacco pericoloso !
‘Nattacco pe ‘na causa naturale
calamità, ma morto originale.
Sei stata tu che m’hai devastato
chi m’hai lassato come ‘ndisperato,
quale tsunami, quale inondazione
m’hai lassato qui come un c……..
Ero ormai pronto a tutto, pure allenato
tu m’hai lassato come ‘ndisgraziato !
Nun me daranno niente p’a ricostruzione,
sono macerie nun de alluvione.
1 commento
Nel silenzio,
lunghi e interminabili discorsi
si fan strada nei vicoli bui
di freddi e insidiosi percorsi.
Ragionamenti illogici
sfidano l'immorale falsità della logica
in spietate domande su chi è assente
con elusive risposte di chi è presente
e mente spudoratamente.
Mani fredde, stanche e tremanti
si bagnano in lacrime di blandi pianti
dove affiorano indelebili i rimpianti
sorti in calde sere di incontri amanti.
Amene letture e riflessioni
di brevi citazioni tristemente allegre,
irrompono la mia anima limpida e smeralda
come un forte scroscio di pioggia spavalda
sopra falde di sabbia landa e calda.
In quest'orbe di labili certezze,
avvolte in un connubio dolce amaro
di futili speranze e tristezze,
volto le spalle all'impetuoso rimpianto
per rimirar la luce soffusa
di un nuovo misterioso tramonto.
L'uomo in toupet
guidava una rossa coupé
e aveva un colorito alquanto flambé
avendo mangiato un infuocato puré
oltre a tre piatti di consommé.
Lo sguardo sai com'è
cadde sulle gambe d'una bionda in lamé
che sdraiata sul parquet
la vetrina ornava con un bouquet.
Poi... al rosso si schiantò facendo un gran bignè
con un furgone che trasportava bottiglie di Grand Marnier
Allora un vigile zelanate fischiò d'emblée
tirando fuori il taccuino dal gilet.
Ma l'uomo con uno scarto alla Pelé
dribblò la folla e si tuffò in una bottega da thé.
Per riprendersi dalla botta chiese due bicchieri di Perrier.
La commessa esterrefatta non sapendo il perché
rispose: “Qui l'acqua non c'è”.
La sera scendeva con toni fumé
e sfumava pure la serata al pret a porter.
Frullo come un frappé
tornò così a casa andando a piè
e finì per scolarsi un bollente carcadé
pensando: “Che giornata de mme...”
guidava una rossa coupé
e aveva un colorito alquanto flambé
avendo mangiato un infuocato puré
oltre a tre piatti di consommé.
Lo sguardo sai com'è
cadde sulle gambe d'una bionda in lamé
che sdraiata sul parquet
la vetrina ornava con un bouquet.
Poi... al rosso si schiantò facendo un gran bignè
con un furgone che trasportava bottiglie di Grand Marnier
Allora un vigile zelanate fischiò d'emblée
tirando fuori il taccuino dal gilet.
Ma l'uomo con uno scarto alla Pelé
dribblò la folla e si tuffò in una bottega da thé.
Per riprendersi dalla botta chiese due bicchieri di Perrier.
La commessa esterrefatta non sapendo il perché
rispose: “Qui l'acqua non c'è”.
La sera scendeva con toni fumé
e sfumava pure la serata al pret a porter.
Frullo come un frappé
tornò così a casa andando a piè
e finì per scolarsi un bollente carcadé
pensando: “Che giornata de mme...”
Non avido di latte come un rospo
che morte serra al seno
e manco spargo
amaro felle
ché noto che il tuo passo mi sta appresso.
La luna ingoio quando
ti spegne il giorno. Striscio
e presto groppa dura al tuo calcare*
purché sia pura, poi
l'anima mia.
che morte serra al seno
e manco spargo
amaro felle
ché noto che il tuo passo mi sta appresso.
La luna ingoio quando
ti spegne il giorno. Striscio
e presto groppa dura al tuo calcare*
purché sia pura, poi
l'anima mia.
Come sai già, questa notte son qui da solo
e, come sovente, scrivo poesie,
oggi, però, questa la scrivo per te, donna della mia vita,...
per dirti tutte quelle cose
che nei nostri giorni trascorsi insieme
non sono mai riuscito a dirti.
Forse sarà la lontananza che s’aggrappa
alla disperazione della solitudine,
che mi porta a confessare
che in questo momento mi manchi tanto
e vorrei essere lì, con te.
Ma il crudele destino non me lo permette,
mi chiude in codeste quattro mura lontane.
Queste notti non ci son le tue carezze
e nemmeno i tuoi abbracci e baci,
che ci portavano a perderci in calde e lunghe ore d’amore,
ma soltanto sconsolati e lunghi freddi giorni d’inverno,
dove mi ritrovo a versare lacrime di malinconia
che cercano, tra i ricordi, d’essere rubate
dalla tua dolce compagnia.
Lo sai che, per me, è molto più facile scrivere
che dirti, a voce, ti amo,
forse dentro, nel mio cuore, sono sempre rimasto,
quel timido bambino che ti ha sempre sognato,
che ora, da te, vorrebbe essere consolato e amato.
e, come sovente, scrivo poesie,
oggi, però, questa la scrivo per te, donna della mia vita,...
per dirti tutte quelle cose
che nei nostri giorni trascorsi insieme
non sono mai riuscito a dirti.
Forse sarà la lontananza che s’aggrappa
alla disperazione della solitudine,
che mi porta a confessare
che in questo momento mi manchi tanto
e vorrei essere lì, con te.
Ma il crudele destino non me lo permette,
mi chiude in codeste quattro mura lontane.
Queste notti non ci son le tue carezze
e nemmeno i tuoi abbracci e baci,
che ci portavano a perderci in calde e lunghe ore d’amore,
ma soltanto sconsolati e lunghi freddi giorni d’inverno,
dove mi ritrovo a versare lacrime di malinconia
che cercano, tra i ricordi, d’essere rubate
dalla tua dolce compagnia.
Lo sai che, per me, è molto più facile scrivere
che dirti, a voce, ti amo,
forse dentro, nel mio cuore, sono sempre rimasto,
quel timido bambino che ti ha sempre sognato,
che ora, da te, vorrebbe essere consolato e amato.
Quando Dio si sedette
iniziò dal lunedì
poi venne martedì e il mercoledì...
e le settimane seguite dai mesi e dagli anni.
Solo in quel momento Dio pensò all’amore.
E' fu così che Dio creò l’amore.
Sicuramente creò le profondità e le altezze...
e l’intimità in una goccia d’acqua.
E quando infilò la mano dentro di se,
per riempire lo spazio che stava creando,
scavò così a fondo che uscì fuori
una lunga giornata di sole...
e poi le stelle in alto
e il vento qua e là;
e ancora l’azzurro e la notte;
il rimbalzo della pioggia,
il sale nell'acqua e il cerchio sospeso della luna;
e scese sempre più giù
fino ad arrivare nella parte più profonda
del suo cuore
perchè non vi era ancora nessuna bellezza...
- a pare Lui naturalmente-
e quando frugò nella parte più nascosta del suo cuore
raccolse il primo vento tra i capelli,
la prima forma delle labbra sulla pelle,
il primo bacio che interrompeva il sonno della notte,
le prime parole spezzate da uno sguardo.
Poi dopo tutto questo
Dio il settimo giorno si sedette
e guardo te.
iniziò dal lunedì
poi venne martedì e il mercoledì...
e le settimane seguite dai mesi e dagli anni.
Solo in quel momento Dio pensò all’amore.
E' fu così che Dio creò l’amore.
Sicuramente creò le profondità e le altezze...
e l’intimità in una goccia d’acqua.
E quando infilò la mano dentro di se,
per riempire lo spazio che stava creando,
scavò così a fondo che uscì fuori
una lunga giornata di sole...
e poi le stelle in alto
e il vento qua e là;
e ancora l’azzurro e la notte;
il rimbalzo della pioggia,
il sale nell'acqua e il cerchio sospeso della luna;
e scese sempre più giù
fino ad arrivare nella parte più profonda
del suo cuore
perchè non vi era ancora nessuna bellezza...
- a pare Lui naturalmente-
e quando frugò nella parte più nascosta del suo cuore
raccolse il primo vento tra i capelli,
la prima forma delle labbra sulla pelle,
il primo bacio che interrompeva il sonno della notte,
le prime parole spezzate da uno sguardo.
Poi dopo tutto questo
Dio il settimo giorno si sedette
e guardo te.
Lancette volano inesorabili,
senza rispetto.
Bellezze rigogliose sfioriscono.
Tentano di fermare
danni irreversibili.
Non bastano creme miracolose,
bisturi affilati.
Il tempo cambia,
distrugge,
passeggia sui volti.
Restano foto,
testimonianza
di un immagine
di giovinezza,
oramai lontana.
Alcune non sono piú loro,
altre con fierezza indossano
le proprie rughe.
senza rispetto.
Bellezze rigogliose sfioriscono.
Tentano di fermare
danni irreversibili.
Non bastano creme miracolose,
bisturi affilati.
Il tempo cambia,
distrugge,
passeggia sui volti.
Restano foto,
testimonianza
di un immagine
di giovinezza,
oramai lontana.
Alcune non sono piú loro,
altre con fierezza indossano
le proprie rughe.
Appena conosciuti
ce semo subito piaciuti.
Dicesti : stamo un po’ da soli,
nun aspettai che er grasso coli.
‘Nfrattati dentro a ‘na pineta
chiedesti di mostratte l’arma segreta.
Eri esigente, vogliosa, sembravi Belzebù
me costringevi a datte sempre più.
Che me fregava, chi m’o faceva fare,
nun te dovevo portare sull’altare.
‘N omo nun pò fa finta, in certe condizioni
de nun sapè fa fronte a certe situazioni.
Poi finì, s’annammo e er giorno dopo
nun te pensai giacché avea raggiunto ‘o scopo.
Mò tu me guardi co l’occhi de veleno
manco si te fossi perso er treno.
Sempre concesso che er treno da felicità
passi attraverso quella pineta la.
Ce l’hai co’ me, me tratti come ‘n mostro
eppur credevo l’avessimo ognun…pe conto nostro !
ce semo subito piaciuti.
Dicesti : stamo un po’ da soli,
nun aspettai che er grasso coli.
‘Nfrattati dentro a ‘na pineta
chiedesti di mostratte l’arma segreta.
Eri esigente, vogliosa, sembravi Belzebù
me costringevi a datte sempre più.
Che me fregava, chi m’o faceva fare,
nun te dovevo portare sull’altare.
‘N omo nun pò fa finta, in certe condizioni
de nun sapè fa fronte a certe situazioni.
Poi finì, s’annammo e er giorno dopo
nun te pensai giacché avea raggiunto ‘o scopo.
Mò tu me guardi co l’occhi de veleno
manco si te fossi perso er treno.
Sempre concesso che er treno da felicità
passi attraverso quella pineta la.
Ce l’hai co’ me, me tratti come ‘n mostro
eppur credevo l’avessimo ognun…pe conto nostro !
Non so quanto a lungo
Potrò restare
In questa vita che grida
In faccia alle madri
Un fallimento personale
E mai riconosciuto .
Per quanto ancora
Potrò resistere
Senza sanguinare ?
Ho voglia di piangere ,
Adesso , perché il cuore
È colmo e stanco
E vorrei un abbraccio
Che mi spieghi che il gelo
Sta per finire .
Potrò restare
In questa vita che grida
In faccia alle madri
Un fallimento personale
E mai riconosciuto .
Per quanto ancora
Potrò resistere
Senza sanguinare ?
Ho voglia di piangere ,
Adesso , perché il cuore
È colmo e stanco
E vorrei un abbraccio
Che mi spieghi che il gelo
Sta per finire .
Mi sono detta tutto su di te
-mi sono urlata dentro
-mi sono andata contro.
Mi sono parlata con gli occhi dentro gli occhi
liberando vento
-abbattendo ogni battito di vela rossa
-tanto- in questo mondo
ogni cosa ha la sua fine -la sua fossa .
Adesso ti penserò per sempre
-con prepotenza
-nelle ore sempre nulle di speranza.
Irruente -bellicosa
-dispotica ricerca
di te -ad oltranza .
Ossessione e frammento
-spicciolo di cielo ...
-dispotica ricerca
di te -ad oltranza .
Ossessione e frammento
-spicciolo di cielo ...
- ora amo sentire il mio respiro.
-E al diavolo i punti,
le virgole- e le malinconie…
...al diavolo le tue eresie!
Riesco a guardare e riguardare
bene -anche i tuoi numerosi me ne vado
-mentre io per sempre resto.
Immagina tutto questo
-oh -mio puro malfattore
-e Redenzione sia al Redentore!











