fissa
su capelli lunghi e bruni
mossi
come il battere dei giorni
Non è tempo d'addormentare oblio
ora che falangi alle mani si fan velo
Nelle curve che furon bionde
rosse
blu
e che nessuno accarezzò
Fui felice ma di un astuto imganno
e non carezzavo palmi (nessuno a me lo fece)
non carezzai capelli (troppo giovane l'amore)
non vidi nè sentii la dolce pelle al tatto
quella che ora dona velluto di rosa
La furia che dalle tue viscere dilaga dentro di me
la pienezza erculea dei tuoi fianchi
lo strapotere visivo dei tuoi seni
la fiera padronanza dei tuoi occhi
la fisicità cosmica che mi avvolge di erotico fervore
l’adorazione vibrante che lascia il cavalcante finale.
Teneri come germogli,
Sorridenti come occhi di bimba
Da strofinare con mani arruffate,
Come brina di barbe gelate.
Come caldo fuoco
E profumo di resina chiara.
Come respiro di una notte
Sotto raggi di luna.
Che io possa sentire
Olezzo di chimera,
Tra le mani come soffice crema.
Cioccolata e caldi biscotti
Consistenze di vasi rotti.
Solo fantasie a riempire
Un cuore nel profondo,
Che anela solo amore
Per una volta ancora tra le viole,
Nella prossima primavera.
La strada alle spalle, sentiamo farfalle
nello stomaco, da quel primo giorno
è tutto cambiato: la somma dei baci,
la moltiplicazione degli amplessi
e quello sfiorare di mani senza fine
a ogni incontro. E poi gli abbracci,
stretti, forti, ma senza alcun addio,
gli occhi negli occhi, i suoni ovattati
del tempio dell’amore e gli strati
di miele delle parole- oh mio dio-
sensuali a ogni sillaba. Gli stracci
nello scantinato del cuore, le rapine
del tempo, gli angoli acuti delle catalessi
prima del sonno. E quando taci
è lo sguardo a parlare del ritorno
della memoria e del desiderio folle.
madre! di quel figlio…
No! Non è quello inchiodato.
Trafitto.
Fermato.
Fissato con chiodi.
No; non è il Golgota
luogo maledetto
Dove è mio figlio?
mio figlio… è lì!
In campo di sangue.
E tu Maria fino a ieri l’altro
non straziasti le tue viscere?
Non strappasti le tue vesti?
Madre trafitta sotto legno trafitto.
Ricordi Simeone: “...una spada ti trafiggerà l’anima”
Ricordi le sue parole?
Non ero madre anch’io?
Non sarebbe la mia anima
stata trafitta come la tua…. ?
Ma senza alcun conforto è ora la mia voce
E voi donne non faceste del “Shabbat”
un giorno di lutto?
Sostenimi almeno tu…
… Maddalena
il tuo animo da angosciato divenne cantico di gioia
Alla tomba vuota…
al sepolcro spalancato…
racconta ancora…
ripeti ciò vedesti e udisti:
” donna, perché cerchi tra i morti colui che è vivo?”
Va corri dov’è mio figlio.
Rimani lì…attendi... ti prego.
Il mio dolore rimane.
E’ lì morto…
morto come il tuo Maria…
Morto!?
Il tuo ora è risorto.
E’ tornato a vita.
E’ vivo…vivo!
Tommaso tu l’hai toccato.
E per mio figlio
la tua fede non viene a mancare nuovamente?
No!. Non voglio credere al bacio dato.
Ne ho dati tanti al grembo mio.
Al ventre mio che voi tutti ora accusate.
Mormorate: ”… meglio se non fosse mai nato!”.
Per un bacio dato è un ingannatore?
Un impostore?
Per un bacio?
Tuo figlio…
con un bacio... tradito con un segno d’amore?
Perfino il gallo canto quella notte….
quella notte eravamo due madri che piangevano…
Sono ancora io madre ?
Madre che ha generato….
… il figlio della perdizione?
No! Ho generato mio figlio.
Mio figlio.
E non chiamatelo “giuda”
Perché Giuda è mio figlio…
e io sono sua madre.
Sua Madre.
quella del tuo viaggio interiore
fatto di gioia o di dolore.
Se guardi dentro il cuore di ogni persona che incontri,
puoi vederci il tuo sole o la tua tempesta,
i sogni comprati o venduti nei giorni di tormento.
Quante ore racchiuse dentro i ricordi,
ritornelli ripetuti con la mente,
attimi sommati di silenzi,
idee che si spengono nelle indecisioni.
Anni affogati nelle consuetudini,
mansioni replicate all’inverosimile,
diventano i cardini della quotidianità
segnano il quieto vivere di ogni uomo.
Rituali che imprigionano il futuro,
occhi ciechi dettano le parole a labbra serve,
finti sorrisi irradiano sarcasmo,
gli abbracci dei serpenti stritolano i cuori
di chi crede nell’amore.
dal continuo cercare
sfuggendo per sempre
dai veli di sogni
sepolti dal Cielo
Lontani da saggezze
di occhi
dal ventre ingannato
per le trame disfatte
di ogni fredda visione
Gioia e respiro di prima
per il mio solo ...
vorrei
nella tenue promessa
di noi
nelle tue Lune sognanti
Credi più in alto
nella conversione del vento
nel grembo di madri
dall'infranto vagare
In un Sole accennato
per un tempo viandante
che ora
sfiorando ogni luce
carezza le labbra!

Un giorno mi dovrai spiegare
l’ossessiva ripetizione delle scie
che imbrattano il mio cielo.
Nocivi fumi non permettono
di respirare,
allergie non ti scalfiscono
mentre lacrimo smog.
Un giorno dovrai spiegare al mondo
perché sei arrivato sulla luna
scordando mali oscuri
che uccidono indisturbati.
Hai scoperto la genetica
hai modificato il mondo
non modifichi le sofferenze del male.
Un giorno quando lo spiegherai
a tuo figlio
io non ci sarò.
Corvi pasteggeranno
cuculi
non canteranno.
si sono stato male, ‘n disperato.
Me ritrovavo come ogni sera
a fa la fila n’a solita balera,
quanno te vidi zompà la prima vorta
fu come vedè una ch’è morta !
Leggera, fra le braccia de un boy
sembravi solo fatte affari tuoi.
N’avevi occhi artro che pe te stessa
quasi come quelle che vanno a messa.
Facevi mosse seguendo ‘a liturgia
l’omini applaudiveno “Viva Maria”.
Er fatto che de sacro ne’ movenze
potevo annotà le sue assenze.
Cor rock te piaceva sculettà
e ‘a gonna te volava qua e la.
‘N lasciavi gnente all’immaginazione
puro de fa un granne figurone.
Ma ormai ero preso da lei
me votai all’amico Presley,
m’avvicinai co scarpe da tennis
come venissi or ora sin da Memphis,
da un braccio a la poltrona te strappai
e da allora nacquero i miei guai !
Nun so ballà, ‘n so fare passerella,
ar massimo un po’ de…mattonella.
Me guarda, poi me dice “Che stai a fa ?”
“e modo de ballare questo qua ?”
“E’ modo si !” je risponno io
“così sono ‘na ira de Dio.
T’abbracio e nun me discosto,
ma giuro che terò le mani a posto.
Te vojo solamente accarezzà,
e, si me viè, te vojo anche bacià.
Vor dire che si proprio ‘n ce la fai
poi sempre zompà, so cavolacci tuoi.
Ma ‘n bacio è ‘n bacio nun dura tre minuti,
ogni lassata so baci perduti.
E poi nun posso dì te vojo bene
si a musica, er rock te trattiene.
Famose ‘na ballata co sto lento
che er rock o famo dopo, me lo sento ! “
La mostruosità delle menti facilmente plasmate in un ottica di cieco servilismo
La dentiera precoce che serve a far sorridere chi ha perso i denti e la pancia su veloci cibi alla plastica
Il mediocre sguardo di chi annuisce e sorride davanti a schermi che lo fanno inconsapevolmente marcire
Il mondo antico e primordiale che osserva tristemente l'inevitabile decadenza.
intorno all'isolato
costeggerete
la rimessa delle barche
e il muro
del corridoio
con spazzolone,
sapone e dentiere
dentro il cerchio
di fuoco
il Lunedì c'è sempre
fila a quest'ora
<cosa consiglia dottore? >
Ostacoli, 3000 siepi
sotto liane e ponteggi
gare perse
fra orologi
e pranzi saltati
a pie' pari
loop di spari nella mente
dello starter
con il numero in tasca
e la ricarica
wind per Riccardo.
In autobus
dressage all'inglese
non è ammesso
sudare per estremo pudore,
vorrete mica
farvi rivedere
dalla comare Mariuccia
sulle scale?
Coprirete
il circuito ovoidale
per almeno altre
dodici ore
con le ciabatte
a pedali in carbonio
e le tempie
leggère leggère,
vi sembrerà di volare.

Opaco era quello specchio, in cui mi guardavo , coperto di vapore di quella sostanza.
Immagine sbiadita , sfocata della mia giovinezza , della mia spensieratezza.
Le dita scorrono, per fissare meglio quella donna forte e coraggiosa.
Orgogliosa, che ogni giorno lotta contro chi la vuole incastrare, bandire dalla sua stessa vita.
Io non sono distruzione, solo il grillo , la voce che mai ti inganna , non condanna.
Chissà perché Anna viene definita arrogante, boriosa troppo scontrosa.
Pensa per te rispondo , che fai il giullare e sei incantatore di serpenti in un branco di dementi.
Ecco , quando incontro le anime nere io mi defilo , mi cerco subito un nuovo rifugio.
Mai mi avrete come schiava di ipocrisie , litanie di finzioni e pantomime di dimostrazioni.
Rimarrete nella vostra oscurità, fatta di osceni sentimenti, nei vostri pettegolezzi.
Anna non ci cade , non va a pezzi io luce infinita, arcobaleno per le vostre anime estinte.
Esalate , pure le vostre cattiverie le vostre dicerie, seminate solo zizzania.
Io le discariche non le frequento, porto salute, serenità gioia armonia di questo si compone l' anima mia.
Vi perdono , vi trasformo in empatia la regina dei sentimenti, provate un po' a vedere .
Ricordate gente chi troppo s'inchina mostra il sedere!!!

Rassegnarsi alla vita come in una gran partita,
perdonarsi a vicenda come in una leggenda.
Artefici del proprio destino,
viviamo nell'illusione
o nella realtà del nostro cammino?
Restar svegli per troppe volte,
immobili come statue tutta la notte
per poi abbandonarsi
in quella fredda e triste tentazione della sorte.
Lottare senza forze per qualcosa o qualcuno
a dispetto di ogni avversità,
imbattersi senza fede
per niente o nessuno contro ogni verità;
ribellarsi senza nessuna possibilità...
Andar via ogni volta
da quei fervidi ricordi,
pensar nei dettagli tutti i possibili risvolti.
Scappar via ogni volta da quel tedro posto
che ci piaccia o no è come un vero mostro.
Sarà che sono pazzo già da un pezzo,
sarò diventato matto sul fatto
ma un pensiero latente
è lì che invade la mia mente...
non si è mai mosso
e le sue braccia sono perennemente aperte
Eppure la gente muore
perché gli uomini ammazzano, torturano
affogano, sgozzano, sparano, violentano…
anche se l’Amore
non ha mai cambiato look
Eppure ieri
quella piccola fanciulla è stata stuprata, abusata e…
per lungo tempo, l’uomo nero non ha avuto alcuna pietà
fino a farle riprodurre la copia di sé - bambola nel grembo di una bambola -
E che fine farà la nuova vita?
Eppure
anche questo è un omicidio
Eppure
l’uomo è uno schifoso
Eppure
… perchéééééééééééé???
Dimmelo tu
DIO
perché ACCADE QUESTO ABOMINIO
e si ripete da secoli
nei secoli
(senza amen)
anche se l’Amore
sta sempre
lì











