se mi vuoi controllare
se non posso vivere
a pieno la mia vita.
Non é vero amore
se mi segui come un ombra e
ti nascondi per osservare
i miei gesti.
Non é vero amore se
controlli il mio telefono
per vedere se parlo
con qualcuno che non sei tu.
Non é vero amore
se mi picchi
fino a che la mia testa gira e
sento un ronzio nelle orecchie.
Se tu mi amassi,
vorresti solo il meglio per me,
vorresti vedermi sorridere.
Invece piango sempre
ho paura,
paura che un giorno
tu possa farmi
davvero male.
Sotto gli occhi pieni
Di luci riflesse.
Si vestono delle foglie cadunche.
E nel soffio del vento
Che urla il suo nome
Ti perdi..
Sollevata da stigmate
E parole..
Nemmeno una nuvola a trarre
Sorrisi dal cuore...
Nemmeno una voce
Che chiama il tuo nome..
Mare immenso
Copre e imprime
L'impronta di un'onda...
Nel dopo pasto m’aggiro per lavaggi e prati inesistenti
vorrei parlare la lingua dei motori per non discorrere di Dio
ma mi rendo conto che ci sono divieti per chi conosce il dopo
Fosse l’aldilà e vedessi Mefistofele sul semaforo
Invece ci sono passeri che imparano a borseggiare:
l’impedimento al lavoro, l’ abitudine alla noia
È nei loro cinguettii.
Ascolto te invece, come giri la lingua
Negli ingranaggi buoni
La mia è rimasta in un confronto lontano
Senza potere
Uno che piange i pini estirpati
deve avere un geco nella testa: inutile spiegargli
il senso della rotatoria su via Re David
Anche se assegni alla termodinamica l’inconsistenza del prima
Rimane la stessa massa a proiettarsi nel buio
Qualcosa che c’entra con l’aumento di pillole nello stomaco
e la freccia verso l’ulcera finale (del traffico, ovvio)
troppo rumorosi eran i miei passi,
rompevano il silenzio,
come cani randagi che si litigano per degli ossi.
Non c’è amore tra questi ricordi,
eppur l’alba non arriva mai improvvisa,
è costante come l’acqua che passa sotto i ponti.
Mi specchio in quel che sono i ricordi,
parole prese da quello che avevo scritto,
quando i miei pensieri mi portavano a raccontar
storie ai fantasmi che m’abitavano la mente,
compagni della mia follia quotidiana e persistente.
Sparsi l’eco quando mi sentii confuso,
nessuna risposta mi portò il tempo,
così continuai a guardar le lucciole muoversi
e confondersi tra le falene nella notte,
erano facili prede della morte.
Un mattino decisi di poggiar la mia anima,
sul tetto dell’infinito
per raggiungere un ancestrale sogno sopito,
mi trovai a cambiar il mio destino
e a realizzare i sogni che facevo quand’ero bambino.
le tracce dei baci del vento
sulla memoria
di foglie vive. Il destino
feroce naviga l’inverno
a vele ammainate
nella notte rovente.
Su ogni rotta il muto orizzonte
e s'ostina solo scheggia di remo
verso un raggio d’ombra mossa.
in altri ambienti trascina le genti
misurato scritto di ogni trattato
Corrono gocce.
Son fuori e dentro me.
Entra l'eco di stanchi se.
Appare.
Scompare.
Luce smuove e bianche son le strisce.
Muore sera
oltre la vista
nell'ombra che al vento si disfa.
Piove sui platani dimessi
nei rivoli di canali dispersi.
Passa solitudine
mantello mio d'inquietudine.
Passa e son solo nella strada,
solo ovunque vada.
Scalcio pozze
riscrivo stesse bozze.
Una sera di chiunque
nel mondo qualunque
e passa tutto sul corpo disfatto
in un tempo distratto.
Distratto mi bagno di me
mentre muoio
senza aver compreso perché.

Donne vittime innocenti di uomini violenti.
Bruciate picchiate violentate abusate.
Uno scempio continuo quotidiano che sconvolge l' animo umano.
Lividi e botte che lacerano feriscono il corpo e l' anima.
Segnano consumano sentenze che non vengono applicate o condanne non appropriate.
La bestialità non ha confine la violenza uccide logora miete sempre più anime .
Spero che per queste donne ci sia giustizia affinché il loro sacrificio non sia vano.
Denunciamo aiutiamo ridiamo loro la speranza per una vita migliore senza dolore e piena d' amore.
vantandoli come viatico per il cielo,
scordandosi di quante volte prima
l’avevan maledetto,
perché lo vedevan solo nero.
Non ci sarà valore in una vittoria,
se non saprai con umiltà
accettar con consapevolezza un eventuale smacco.
Essendo la gloria una cosa meritiera
che tanti aspiran di vestir per la vita intera,
ma quando si concederà,
sarà per una volta sola,
a chi possiede veramente un gran talento,
d’esser menzionato sui libri della storia.
Sol così una persona, da quel momento
potrà veder il suo nome scritto,
tra gli eletti, lassù nel cielo.

Dicevi d’amarla
dicevi che era la tua vita.
Quella vita non t’appartiene più.
L’hai distrutta con la tua morbosità
la smania di possesso.
Ora… Non t’appartiene più
apparterrà al rimorso della tua coscienza
se ne possiedi una.
Hai infierito su di lei
non hai avuto pietà
non hai sentito il suo dolore
non hai visto il suo stupore, la sua paura
non hai visto cristallizzarsi le sue lacrime
mentre affondavi la lama
lacerandole le carni,
dal suo cuore
sgorgavano incessanti
fiotti rosso carmini
saziando la tua sete malata.
Lei ti amava
e tu l’hai tradita
l’hai uccisa.
Hai ucciso colei che dicevi d’amare.
Amore malato
amore stuprato
amore violentato
amore ucciso.
Amore non amore,
amore assassino.
Formando nugolo d'insetti.
T'accecano, e non tace la voce dentro
Dove nascosto sta l'animo mio,
Grida forte.
Ma muto il suono
Non fa vibrare diapason.
Solleva la testa percossa da lame
Che tagliano in due.
Piccoli frammenti di blu
Dipingono le mie dita stanche
E contagiano anche le mani,
Celesti come cielo settembrino,
O come il mare al mattino.
Così traggo forza,
Alzo le spalle e aspetto la luce
Come bambino.
per spiccare il volo
e sentire l'aria sul viso.
Per essere libero.
Andare dove mi porta il vento,
dove sono felice;
senza paura di avvicinarmi al sole.
È quando troverò
la mia destinazione,
mi ci fermerò;
ma sempre sopra
le nuvole.










