Non emetto nessun rumore, nessuna parola..
Ma dentro sto urlando...
Gli occhi cercano di guardare lontano ..di trovare un qualcosa su cui appoggiarsi per cercare di fermare i pensieri che poi non sai nemmeno che pensieri sono...
È talmente grande il dolore da arrivare a non sentire nulla...
Ma dentro urli..e come urli sapendo che nessuno a parte te sente.
Vorresti andare via.. lontano..magari salire su un treno e non tornare più...
Andare via da tutti e da tutto..pur di non sentirsi così...
Ed intanto il cuore piange..mentre urli....
E tutto prima o poi deve finire... assolutamente deve finire... non puoi urlare per sempre....
Non puoi restare invisibile....
Griderò a Gran voce....e chissà che succederà...
comm'è bbona 'a mulignana.
Cu essa nce può appriparà
na gustosa parmigiana.
Fritta, arrustuta, ô furno:
'a può ffa' comme vuo' tu.
È sfiziosa, assaje sapurita...
è bbona comm'a nu sciusciù.
Fatta a fette o a ffungetiello,
cu ll'aglio e 'a pummarulella.
Cu ll'aceto o 'a scarpone:
comm'a faje è ssempe bbona.
Quanno frivo 'e mmulignane.
che prufumo 'int'â cucina.
Sbircia 'a copp'â fenesta,
curiusanno don Peppino.
Isso quanno 'o ccafè fa,
nu poco a mme m' 'o ddà:
chianu chiano s'avvicina,
m' 'o mmette 'int'â tazzina.
E io allora...pe ricambià,
pure poco ce ll'aggi' 'a da'.
'On Gennaro sente addore,
caccia 'a capuzzella 'a fore.
'Onn'Ama', a mme niente?
Surride mustranno 'e diente.
No assaje, sulo nu tanto,
propeto pe nun ghjì avvacante.
"Nun ve voglio dà 'a pressa,
ma nu poco mme piacesse.
Sto ssentenno sulo addore,
pozzo pruvà pure 'o sapore?
E va bbuono, mo v' 'a dongo,
'int'a nniente 'a mana allonga.
Trase 'e sicco, 'e chiatto se mette
e sse nfizza 'int'a scazzetta.
Con un fare ammiccante,
se mette a ffa' 'o galante:
"se non gradite m'inibisco,
ma se permettete m'inserisco."
Po' trase dinto...se ntrattene
e pprova 'a mulignana...
po' vede 'e mmuzzarelle
e ppure llà nce mette 'e mmane.
Po' però...ma sempe cu rrispetto,
...se fa pure 'a scarpetta.
Sarrà ca nce metto ammore,
tanta passione e fantasia,
ma 'a vonno tutte quante
'sta mulignanella mia.
Io, ma sulo pe ggenerosità,
'a ogneduno ll'aggi' 'a dà.
Mo m'arrapo nu ristorante,
accussì 'a dongo a ttutte quante.
Traduzione
La melanzana
Ora vi dico e vi racconto
com’è buona la melanzana.
Con lei si può preparare
una gustosa parmigiana.
Fritta, arrostita, al forno:
la puoi fare come vuoi tu.
È sfiziosa, molto saporita…
è buona come un ciu ciù.
Tagliata a fette o a funghetto,
con l’aglio e il pomodorino.
Con l’aceto o la scarpone*:
come la fai è sempre buona.
Quando friggo le melanzane
che profumo in cucina!
Sbircia dalla finestra,
curiosando, don Peppino.
Lui quando fa il caffè,
un poco me lo dà:
piano piano s’avvicina,
me lo mette nella tazzina.
E io allora… per ricambiare,
anche poco glielo devo dare.
Don Gennaro sente l’odore,
sporge la testolina da fuori.
Donn'amalia, a me, niente?”
dice a sorridere mostrando i denti.
Non troppo, solo un assaggio,
giusto per non restare digiuno.
“Non vi voglio mettere fretta,
ma un poco mi piacerebbe.
Sto sentendo solo il profumo,
posso provare anche il sapore?”
“Va bene, ora ve la do”,
allunga subito la mano.
Entra dentro, si ontromette
e si infila nella scazzetta.
Con fare ammiccante,
si mette a fare il galante:
“Se non gradite mi inibisco,
ma se permettete mi inserisco.”
Poi entra e si trattiene,
e prova la melanzana…
poi vede la mozzarella
e anche lì ci mette le mani.
Poi… però sempre con rispetto,
si concede pure la scarpetta.
Sarà che ci metto amore,
tanta passione e fantasia,
ma la vogliono tutti quanti
questa melanzanella mia
Io, ma solo per generosità,
a ognuno la devo dare.
Ora apro un ristorante,
così la do a tutti quanti.
Si tuffano allegre le gocce di pioggia
nelle fresche folate di vento,
sul suo soffio qualcuna s’appoggia,
altre lamentan ferite, è un tormento!
Cercan carezze e son prese in turbamento,
fuggon leste cercando sicuro rimedio,
sotto il fogliame sfuggon allo scuotimento
e nello scrollare del vento avverton tedio.
S’acquieta il vento e tutto tace.
Discende la pioggia leggera nel sole
e pian piano risale nel tepore verace,
mentre il cielo terso riprende parola.
E dove l’astro lucente il raggio invia
nessuna goccia il suolo tocca.
Muta il vento audace l’intento e la via
quando il sole il suo raggio scocca.

Chapeau chatbot
indovino digitale
sacerdote virtuale
assassino dell’attesa
sapiente alchimista
algoritmo bene in vista,
coscienza eliminata
dipendenza assicurata
sapere assoluto
voce impersonale,
il silenzio annullato
l’emozione cancellata.
Questi afflitti neuroni urgono di ritirarsi in ferie permanenti; le dita, ritenendosi libere, limerickano traballanti tautogrammi tendenzialmente troppo taccianti torpori telencefalici. Tuttavia, teneteveli!
Vi vidi veleggiare vagamente
verso vecchi vascelli veramente
vicino vorticosi
vacanzieri virtuosi
varando vecchie vele virulente¹.
¹: non sprecate tempo cercando una logica per i 5 versi; verificate soltanto che siano effettivamente tre endecasillabi canonici a maiore piani in rima perfetta tra loro, con incastrata una coppia di settenari piani anch’essi tra loro in rima perfetta. Dopodiché, che dire? Ogni singola parola comincia con la stessa lettera… che sia un tautogramma e non un limerick? Probabile, non saprei, la mia mente è ormai in tilt con 42° all’ombra del cerebro contrastanti con i -273 al centro del cuore cristallizzato.
14/08/2026
Acqua, clima e vento
vivificano quest’ineffabile ambiente
e il tempo ne costruisce e narra
l’incantevole storia.
È la magia dell’Antelope Canyon,
una strettoia splendente,
incisa nell’arenaria Navajo
in Arizona.
Davanti agli snodi, l’occhio umano
legge la stupenda prospettiva
di un luogo in costante
e vitale movimento.
Nell’intreccio di sinuose
e fluide forme di incantevoli curve
e pareti ondulate,
la luce coglie il brillio del sole,
che in raggianti fasci vien fermato.
Svanisce l’ombra
e l’ambiente
si accende di luminose tonalità
dal rosso all'arancione
e dal giallo dorato al rosa vellutato.
Acque in impreviste piene,
vento e tempo nel proprio lavorio
di demolizione e ripristino,
modellano la pietra
nel corso di millenni.
È la roccia maestosa,
che nel segreto cattura
dal sole lo splendore radioso
e racconta fiera la sua storia,
in un perenne incanto.

L’amore si veste d’armatura
che spesso non conosce misura.
Dona tempo.
Dona respiro.
Dona ciò che non possiede.
E se questo fuoco
che brucia ed arde
cessa,
nelle ceneri fredde senza calore
la sofferenza dimora.
Rimanere adesso
tra le polveri
è come abitare
nel tepore dell’abitudine
e nel ricordo di quella voce.
Andare, fuggire, volare
oltre il cielo,
dove l’unico suono è quello delle ali
che fendono l’aria,
e ancor morire.
Il pensiero
non conosce sentenze.
Gli anni
alzano il muro.
La stanchezza
lo rende alto,
duro,
insormontabile.
Ricominciare è
chiedere forza
a chi ha dato tutto
nel suo tempo.
Eppure
qualcosa rimane.
Non un’arma.
Non la voglia
di vincere.
Solo lo scudo
dell’amor proprio,
a difendere quel poco,
o tanto, di vita
che ancora ci appartiene.
Ma se un giorno
le mani potranno fermarsi,
vorrei guardarle
senza rimprovero.
Sapendo che,
non è stata la paura del silenzio
a scegliere
per me.
si fa strada e nasce..
Una poesia
sul libro del poeta.
Un quadro
sulla tela del pittore.
Un’idea
alla mensa dell’inventore.
Un motivo
sulle corde del violino.
In una pausa del tempo
tutto nasce..
nella mente del Creatore.
Quartine di rime alternate in versi dal metro anch’esso alternato, settenari e quinari.
Uccisi dalle accise…
o forse meglio
da quella che derise
popolo “sveglio”
facendo le promesse
più strampalate,
urlando frasi ossesse
di già scordate.
Con i suoi pari punta
sull'idiozia
e infatti poi la spunta!
Democrazia
ha un unico difetto:
un voto sano
val quanto quello inetto
e par sia vano
discutere programmi,
pianificare…
van meglio i melodrammi
e stare a urlare,
ché le urla in vuoti crani
hanno bell'eco
e per le tese¹ mani
fanno da speco².
Cresce intanto la fame³,
utile molto
allo squadrista infame
per buon raccolto.
¹: eh… i limiti del rimare! “Mani” vorrebbe essere una sineddoche che mantiene la rima con “crani”, che rappresenti l’infausto braccio destro teso; purtroppo la “mano tesa” dà più l’idea di una ricerca/offerta di aiuto, giustamente, che non della sottomissione cieca rappresentata dal saluto fascista, ma anche le rime a volte sono prepotenti;
²: antro, rifugio;
³: povertà, che purtroppo rende più fragili e di conseguenza più abbindolabili.
10/08/2026
Sei...
la luce che attraversa le mie pupille
quando ci svegliamo al mattino.
Sei...
il calore che il mio corpo avverte
mentre ci muoviamo tra le lenzuola.
Sei...
la guerriera che, giorno dopo giorno,
esce con energia ad affrontare ogni battaglia.
Sei...
la complice delle mie follie
e la compagna dei momenti di ogni giorno.
Sei...
molto più di tutto questo.
Per spiegarlo, non trovo le parole.








