Un suono aleggia nella mia testa,
giorno e notte,
sogni di tempesta.
Donne legano con le loro curve
i pensieri più arditi,
perdendosi tra comignoli azzurri
di un paradiso inesistente.
E la terra,
con il suo fulcro infinito,
attira la mia prosa.
Verdi fronde abbracciano l'universo,
mentre un cielo terso
riempie il cuore di ogni passo.
È un suono quel che sento,
interrotto soltanto dallo sgomento.
Dalle parole non dette,
i baci mancati,
le carezze perdute,
nel ciclo infinito del tempo.
E cuori di cristallo
che si infrangono sotto il sole,
riflettendo maree ricolme di dolore.
Odo i gabbiani cantare esasperati
in cerca di un pesce che abbia
il sapore dell'arcobaleno.
E poi ci sei tu,
al centro di tutto,
un corpo caldo
con le braccia protese
ad accogliere un punto di domanda,
scalfito da pensieri disconnessi.
E mentre io guardo quella finestra
da dove tu ti sporgi incuriosita,
io mi chiedo quante volte
avrei voluto fare l'amore con te,
e quante stanze bianche
occupano il mio cuore
mentre le onde dell'amore rimangono sommerse
nelle cime di un discorso senza fine.
