Oh mia pescatrice di anime,
nella rete sociale hai catturato me
proveniente da un paese di pescatori,
mi volevi portare nel convento del tuo cuore.
Ci sono entrato così come tu sei entrata nel mio pieno di ingegno.
Tu che ami il freddo hai portato calore dentro di me
e mi hai reso poeta così come lo sei tu.
Anche se tra il caldo salento e le rive della marca
corrono tanti chilometri e lunghe strade
i nostri cuori sono vicini come se fossimo dirimpettai.
Tu badessa del mio cuore ed io pescatore del tuo.
Bella nel tuo corpo
ancora appena accennato,
ti vidi così angustiata solo
allorquando ti tolsi le rotelle.
Che giorno meraviglioso fu
quello… malgrado allettato,
figlia mia, oggi
bella da giocarsi la pelle.
Reo di suppliche inane a te
di instillare in me la dolce morte,
ragionavo meco sulla sofferenza
addossata per anni alle tue sorelle
per l’affezione
toccatami come consorte…
Ma non sembravano d’accordo
in quel pomeriggio le stelle.
Grande festa stasera
dopo il funerale
è morto il poeta da poche ore
e noi abbiamo già pianto abbastanza.
Gli amici portano un pensiero,
vino sfuso a fiumi
e polveri magiche per perdere il senno:
è la notte del delirio.
Ma non siamo mai
"noi" , noi
e stasera non è il caso,
c’è da tirar fuori il meglio
dell’orrore per dimostrare
che siamo vivi
e cattivi,
per trascinare questa notte oltre l’alba
e murarla urlante
nei nostri cuori.
Grande festa, davvero…
Ti partorisco ogni sera
dove le lune accese non guardano
quand'anche l'ultimo livido di sesso
circonda le mie nari e gli occhi...oh,
gli occhi
che guardarono in te l'amore
che tessero tele d'un amore eterno...tu
divino a procrearti seppia
a colorarmi nei tuoi vicoli ciechi
ove passa -ancora e muto-
l'ultimo asse della mia ellisse
Circondami del tuo dove
del semmai
di un non vorrei
che -vergine d'ossa- ti ricalchi il velo
mesceva naufragi
d'anime appartate
in un cappotto di sguardi
e tu,
sulla battigia lunare
dei giorni irrisolti,
anagrammavi i suoi abbracci
in petali di speranze contraffatti.
Il tempo è un fiammifero,
salina d'inchiostro stellato
sulle botteghe apocrife
dell'antiquario dei cuori:
ricama le mie lacrime stanche,
son albe d'amori stonati.
In una giornata serena d'estate
sul bagnasciuga si infrangono onde di burrasca
il bagnino issa la bandiera rossa di pericolo
dei bambini giocano a tuffarsi tra le onde alte
un nuotatore è in attesa che si plachi il mare per la sua nuotata
e pensa di voler imparare a nuotare in quelle condizioni
con la presenza di un istruttore che gli insegni.
Così in me in un periodo che dovrebbe essere di spensieratezza
si infrange un mare burrascoso di tristezza
il mio cuore mi dice di fare attenzione
provo a tuffarmi in questo mare burrascoso
mentre aspetto che passi questa burrasca
penso di voler imparare a vivere in queste condizioni
con l'aiuto di qualcuna che mi accompagni e mi insegni.
nutre, senza fare rumore,
e accarezza il mattino con il suo acqueo mantello.
Goccia a goccia raccoglie
ogni minuscolo granello, né pulisce la superficie.
Scorre la stilla che scende senza suono
nel silenzio profondo si fa voce,
voce che grida... tutto il suo dolore
offuscato da pensieri che feriscono.
Lenta e quasi impalpabile,
dura poco sugli steli ,
come leggera e fresca canzone
aspetta la luce di un raggio di sole,
per dissolversi nell'aria
con un soffio di vapore.
E di lei non resta ricordo...
E’ anche per i tuoi stanchi
occhi di madre che non devi
diffidare del domani, e seguitare
ottimista con me accanto
e con il tuo sorriso indefesso.
Vorrei tu riuscissi ancora
a meravigliarti,
come al crepuscolo, attonita
appena ieri… come me
estatico, ma così prolisso.
Quando leggo tra le rughe del tuo
viso incanutito, in una qualunque
notte, a un fascio di luna
falcata su questi abbaini
penso non ci sia posto
per le stille… potrei darti
infinite cagioni: concediti tu
sola mille altri lieti mattini!
diverrò prigioniero dei miei dubbi,
raccoglierò tutti i miei pensieri
come fa il vento con le foglie,
accatastandoli in un angolo della vita.
Passerò al setaccio tutti i giorni del passato
per scavar tra i ricordi,
cercando le logiche che mi ha lasciato il tempo.
Conterò le ore segnate dalle rughe sulla pelle,
ribaltando la clessidra quando finisce la sabbia,
disseppellendo gli attimi
dove credevo d’essermi realizzato,
volontà acquisite con l’esperienza.
Cancellerò i pretesti
che si erano consolidati tra le più certe convinzioni,
usate come ago della bilancia,
mi rassicuravano d'avere delle solide certezze.
Parlerò con la solitudine,
mi ascolterà come ha sempre fatto,
da silenziosa maestra sapiente,
m’insegnerà a liberarmi dalle infime paure,
spada o penna, sangue o inchiostro
scarlatto o nero,
l’Amletico dubbio che mi assale.
Mi ritirerò dalle circostanze, sedendomi di fronte all’infinito,
per andare oltre, senza nostalgie,
con gli occhi seguirò la mente
fin dove i sogni arrivano, tra la vita e la morte,
redimendo tutte le mie emozioni,
mi prenderò cura di te.
d'un pianoforte di viole,
conversazioni di cuore,
sartorie d'orizzonte.
Stringo un bicchier di sole,
spiccioli d'anima in affitto
fra matite d'infinito.
Acquerello di marzo
è pioggia sul mio petto:
apostrofo d'abbraccio
in questo bacio di cielo riunito.
È fantastico
sciogliere ancora i nodi delle conchiglie
sopraffino sfiorare il tuo corpo
trascinato da piccoli granelli di sabbia
splendido baciare il tuo collo
che scorrevole mi porge i tuoi seni
quando il gioco finisce
fanno da dolce riposo per me
e i miei occhi stanchi ma pieni di goduria
guardano le bianche spume del mare
cavalcate da onde di purezza.
Ho accordato i battiti e i palpiti, per ritrovare quel suono delicato.
Una melodia che ti ho dedicato, a te che il tuo amore mi hai donato.
Una musica dolce e soave, un attimo di sola dolcezza.
Noi e la melodia del cuore che ci amiamo tanto, il nostro incanto.
La musica del cuore, la melodia del nostro sentimento dove il cuore è il nostro strumento.
e il vento profumerà le strade di glicine.
C’è chi dice che per arrivare, su una strada devi camminare,
non per vincere, ma per conoscere
ed imparare a leggere cosa scrivono le persone con il cuore
dopo che hanno combattuto una guerra,
un gioco fatto di sola morte.
Un giorno il vento di primavera soffierà così forte da portare nuove idee,
ci sarà un cambiamento, andremo tutti nella stessa direzione,
è ora di conoscere la via, quella che ci allontani
da una vita fatta di dolore,
muteranno le anime con il soffiare di un nuovo vento.
Verranno tolte le croci da sotto la sabbia del deserto,
pregheremo con parole dettate dall’amore,
inginocchiati davanti ad un Salvatore,
ascolteremo tutti insieme le sue parole, cambieranno molte cose.
Ammireremo le labbra di una donna
regaleranno un sorriso, facendo ridestare la speranza,
illuminando il mondo con la luce del sole.
Non combatteremo più nessuna guerra,
portano soltanto odio e rancore,
mentre l’uomo ha bisogno di gioia e amore.
Così non moriranno più padri né figli
e il vento profumerà le strade dell’odore dei gigli.
Gli uomini vivranno in una famiglia universale,
imparando che ci sarà un dì che vivremo di pace.








