Sei bella, fiabesca… quando vorrei
starti accanto, confortarti
e asciugare io le lacrime sul tuo viso.
Quando ti senti insicura e ansiosa,
qualora ti deprimi; allorquando
ti sorprendi del tuo stesso sorriso.
Sei incantevole… per quello che sei,
e per ciò che hai: sensibilità,
dolcezza, la caparbietà di un fiume.
Il lume della ragione, dubbi leciti
e false paure… con la tua
fobia del peso, la più bella delle piume.
Quanto sia vera
questa colonna alta
luce vuota di immagini.
Quanto non sia, vorremmo, mentre
la gola stringe dove si strappa il sogno
e non fa più primavera
vedere i fiori rossi nel bruciare
da civiltà in preghiera
dove si affaccia un astro
poi va a svanire dietro fantasmi lievi
-volano in vesti di bambini-
e ninnoli che allietavano il sonno
lasciano a terra briciole
incandescenti. Quelle,
non spegnetele mai.
Osserva...
prova per la prima volta a guardare veramente...
l’orizzonte lontano è dopo ogni cosa, prima ci sei tu e il resto a seguire.
Osserva…
I tuoi comportamenti, le tue reazioni, i tuoi dubbi o mille pensieri…
sei sicuro di essere davvero tu?
oppure ciò che osservi con occhi veri per la prima volta
non sono altro che compagini fittizie che scherniscono e velano chi realmente sei?
Ciò che pensi di essere è ben lungi dall’essere...
pensaci bene (ma non troppo) ti inviterei più a sentire, ma se ti impegni ambe due le cose andranno bene.
L'uomo è un uomo solo quando è se stesso, ma per capire se è se stesso occorre un arduo processo
un discernimento effettivo dei vari strati che lo compongono, o almeno si comincia con quelli superficiali….
sei davvero ciò che pensi di essere?...
beh!!! Dal momento che ci pensi già la risposta è ovvia
ciò che è come può pensare che non è ahahah ( un piccolo tranello)
tuttavia fallo lo stesso, cerca davvero di capire se sei il tuo nome, la tua professione
la parte politica o idealistica presa, un marito, un dotto ( o indotto) laureato, avvocato o bordelliere che sia
se davvero credi nella religione che segui e il perché ci credi davvero
se senti che le "tue" emozioni arrivano dal tuo cuore o dal tuo status sociale...
è di vitale importanza che tu risponda a queste domande, difficile è farlo andando oltre
Il tribunale mentale autoproclamatosi giudice e giuria
perché il suo forte e becero istinto di autopreservazione non cederà il posto tanto facilmente…
il candidato chiamato in causa è il cuore, ma non l’organo o meglio anche quello centra
ma il vero condottiero e vettore della storia è ritrovare quella parte d’essere che siamo realmente
e ciò che fa vivere le cose il FOHAT ( poi chiamalo come ti pare) o principio vitale che è in ogni dove
e non si fa mentalstrumentalizzare dal primo calamaro saccente di turno.
FRATELLA MIO ( è un mix tra fratello e sorella )
probabilmente ti ho scompensato se hai letto attentamente ciò che è su scritto
ma è davvero importante che tu prenda coscienza di queste cose
altrimenti sarai sempre un burattino affidato al polpo del momento
che coi suoi avidi tentacoli coperti di brillanti ti porterà nel luogo peggiore di questo mondo…
OLTRE TE STESSO.
Per comprendere chi sei inizia col capire ciò che non sei…
Buon lavoro.
Non sprecarlo con le persone sbagliate, vivilo con chi ti apprezza.
Una carezza, un brivido un abbraccio e non chiederti perché lo faccio.
Un sorriso, un bacio dedica il tuo tempo a chi ti ama.
È questo il tempo migliore, quello che doni con il cuore.

In competizione verso
poetica meta,
con pacata voce drappeggia
su frangenti onde
pregiata seta,
sontuoso frastuono echeggia
assonante preludio
come frecce
nell’animo impigliate,
verseggiando
in silente quiete dal fatidico
sogno premonitore cullate,
ricama d’incanto
un possente albore,
divina risale melodia
l’estremo momento all’oblio,
con fiato sospeso infiora d’argento
l'unica gemma dischiude
ogni magico istante in desio.
Questa spugna incapsulata
ogni giorno viene riempita di impulsi.
All'interno è come il mercato del pesce
con litigate tra pescatori e clienti che rimbombano
e rendono la capsula piena e sofferente.
Così io, sono pronto ad esplodere
come la bomba di Hiroshima,
causando morte e distruzione.
a combattere una guerra di pace.
Sono ottuso, lo so, ma non capisco
come si possa impunemente agire
sostituendo il pane coi fucili
l‘innocenza col denaro
i libri con le bombe
la vita con la morte.
Spiegami come si fa
a imparare ad uccidere
senza sentire odor di marcio
dalla tua coscienza che muore
insieme a quelli che restano distesi.
Io sono ottuso, lo so, ma non capisco.
Nuvole e ginestre,
scalpelli senz’anima
di errori e silenzi
gettati fra i nostri baci
come ombrelli di cristallo
a rammendar dolore
d’abbracci senza nome.
Amore,
senza scarpe né vento,
amore,
senza sole né matite,
la sera incendia il nostro cuore,
siam comete perdute in giornate sole.
Cos’è questa Babilonia tra i rami? A presidio c’è uno che sa tutto
su ritrovi di faccendieri e vecchi guardoni.
Dio... anche di una gazza malpensante bisognerà fidarsi
e di quello che saprà dirci di Mefistofele e tenebre sull’orto.
Ma passerà e anche l’inverno troverà la via di profumare le giornate di biancospini
ripopolare i rami di comparse primaverili
tutte casa, sesso forte
E Carpe Diem sui tronchi vergini
Va bene.
Ad avvitare terra, mare e quadri storici ci penserà Houdinì
Col trucco del “so liberarmi dalle catene in qualunque tempo mi metti”
-Ma i sogni sfornano balle di fumo che nessun Apache è in grado di decifrare,
(gli Apache) sono tutti ad un Sabbah che replica ad oltranza la Caduta degli dei:
in uno stagno ne trovarono uno a testa in giù senza onore
senza rispetto per le appendici in paglia
che generarono pollini divini
da sovrumani silenzi.
A trovarne di penne le metteremo agli asini per ragliare fino ad ottobre
Poi si vedrà se ci sarà un Lenin gonfiabile
o un Commodo a pieno titolo per governare
il fine giochi mai.
Oh, quei carri armati con un giro di filo spinato tra i capelli
non si erano persi per strada
o nelle caverne ad ostruire arterie di sorti magnifiche e progressive!
I metrò sono pieni di scheletri,
saldati alle loro mani i soli che appartennero al grano
e nei campi
la carne liquida dei ragazzi in prima fila
non germoglia che stracci prataioli senza colore.
A sfilare il gomitolo di angoscia troveremo qualcun altro:
è sotto Pasqua come di rito
che attanaglia gli agnelli.
Carlo la sera gioca a carte
Carlo che bleffa in mano,
per un’altra donna che parte
un’altra notte di sigarette sul divano.
Carlo stasera non giocherà la sua partita,
Carlo e un full guarda caso di donne.
Dietro le sbarre la vita sembra finita,
il tempo ristagna sulle sue gambe brenne.
Carlo e quel de’jà vu nel volto di un baro
Carlo fante di quadri,
epitetato così giocando solo per danaro.
…ricadono sui figli le colpe dei padri…
Un lustro è scivolato tra le dita,
Carlo e il suo poker d’assi.
Questa sera giocherà un’altra partita
Carlo, ma come sono lassi i suoi passi…
ti svegli al mattino
con le ombre dei sogni assopite dentro gli occhi;
ti chiedi se,
l’alba con la nascita del sole,
le farà morire,
ma nel frattempo percepisci che,
esse si son già fatte spazio dentro il cuore.
Sensazioni che
non vuoi lasciare andare
e con la mente fai di tutto per trattenerle
e posarle sul letto dell’amore,
dove hai dormito con un fiore,
qualcosa che,
in un momento più non c’è.
Una fotografia posata sul comodino,
mille lettere chiuse in un ricordo,
un profumo pregna l’aria
di una notte che è finita,
e i sogni diventan vita.
come pazzi lo cercammo, quell’ago.
Corremmo, viaggiammo, scavammo.
Niente, non c’è, il nostro ago è perduto.
Così, pieni di lacrime in volto
pregammo, combattemmo, morimmo.
Ci dicemmo: non c’è,
chi l’ha rubato?
E così indagammo, esplorammo mari,
monti, laghi e fiumi
costruimmo navi, aerei, macchine, shuttle.
Per secoli cercammo.
Ogni atomo della terra fu controllato,
eppure,
l’ago non c’era.
Rabbia! Distruzione, morte, sterminio, terrorismo, guerra, odio
e infine, desolazione…
Uno solo di noi rimase, morente,
piegato su se stesso e in lacrime pensò:
“dov’è il mio ago?”
Chiuse gli occhi, e là,
ove nessun uomo avrebbe mai cercato,
giaceva l’ago.
panieri vuoti senza pane,
e del profumo costante del mirto in fiore,
rimane, la leggera assonanza.
Poche cose si raccolgono
tra le pieghe di una foglia,
qualche lacrima d'acqua e nulla più.
Sopportano il vento costante
le nuvole in viaggio,
e il sottile frastuono d'uccelli,
ora è canto d'amore.
Piccoli si diventa, davanti la vastità del mare,
che riecheggia di onde iodate.
E nostalgia rimembra,
spruzzi e risate.
Sopportare ancora, lo scorrere
del tempo e bearsi del presente,
per sentirsi dentro... viva.










