scavai nel cielo senza darmi tregua,
sicuro prima o dopo di scovare
l’inizio di quel raggio che non vedo.
Mi piacque demolir fosche figure
formate dalle nuvole in cammino,
figure a guisa dei dannati ghigni
che già all’avvio spezzano il sospiro.
Fu poi la volta della pioggia nera,
di quella che di netto disunisce
il vezzo di guardar lassù, in alto,
con la speranza di vedere il sole.
Toccai la ruggine degli uomini
che mai la diluiscono giù in terra
e, al contrario, l’affidano al futuro
per conservarla nell’aria maledetta.
Scavai nel cielo anche da grande,
armato più di quando ero fanciullo,
ma a malavoglia presi buona nota
che nulla nell’aria era cambiato.
Ero mutato io, l’uomo dei sogni,
che del bambino non ho più la stoffa,
pietrificato nella certezza stolta
di alterare il mio assegnato fato.
Strana coltre assorbe i poeti
ne fanno per l'arcobaleno
vengono, vanno,
rivangano e come nuvole
si spostano al vento
cercano spazi, colti giardini
in cui versare
nettare proprio a prolificare
o forse... aride terre
per sollievo poter arrecare.
I poeti sono oltre la pioggia
anche contadini,
se germoglio cresce,
d'orto per ortensie
o per ortaggi, da giardino
per distrarsi o incantarsi
- senza essere provetti
... giardinieri professionisti -
da campo incolto
per belle partite
a pallone con gli amici
da campo brullo
per quattro righe,
racchette e palline.
Certo i grandi, son grandi
e non si toccano, quelli
che giardinieri diventeranno,
non si toccheranno;
ma chi l'ha detto che come cirri
nel divertir crescendo
non possano regalare acqua
... e di quella fina?
Ehi,...Sai dov'è casa?
Il luogo dove sarò felice,
per caso hai visto nel tuo viaggio
quel giardino fiorito di rose
dove scorre limpida la vita?
Cammino ormai da tanto
e stanca vado
adagio.
Il sole scende già sulla mia vita
nell'anima serenità infinita,
forse tu mi sai dire
dove mi attende casa?
Molto ho imparato
tanto ho insegnato,
ho amato, curato,
sognato
distrutto e costruito.
In un tempo creduto infinito.
Le mani stanche, ed il sorriso
lieve
di chi sa che tempo è ormai di andare.
Questa è la casa
ed io sono arrivata
nell'anima solo serenità infinita.

Tra le pieghe del tempo
districai nodosi dubbi
per giungere alla verità.
Alleggerita dall'immane peso
riportai la mia vita al sicuro,
lontano dai sotterfugi;
appartenevano a chi dell'inganno
ne aveva costruito il suo credo.
Nuove albe erano sorte,
nuovi sentimenti albergavano nell'animo
colorando giorni
di nuove e sincere passioni,
cancellando vecchie striature
d'un passato obsoleto e claudicante
che stonava tra le note briose del mio presente.
Abbinami all’eterno,
ad un volto di parole
cadenzato nel vuoto,
abat-jour di margherite,
risacca di cuore in volo.
Rugiada d’incontro,
passaporto lunare
di un’anima sola,
merletto di sguardo irrisolto,
amo l’aurora del tuo nome,
storia senza indirizzo
in un plenilunio d’amore.
rimani ancora addormentata
tra le assordanti note
che il fiato dei tuoi anni
emette sull’altare della tua bellezza.
Ai miei cresciuti occhi io chiedo
i tuoi capelli e un tuo sorriso
e torno indietro lesto
a incorniciare panorami azzurri.
Al tuo risveglio muto,
vorrei poter spiare piano
le nuove fantasie di donna
e lo sbadiglio che accarezza il giorno.
Se puoi,
rimani ancora accoccolata
al primo gioco della vita,
sfiora il tuo domani con clandestina idea
e non fissare il vuoto oltre il cancello.
Io intanto misuro la mia maschera
e ritento il mio passato.
Poi mi assale un pianto di protesta
e sciupo tutto, anche una chimera.
Ridestami al suono delle tue parole,
ritemprami all’acqua della giovinezza
e dimmi pure che non è peccato
cercare l’eco della tua musica.
Ti ho stretto la mano alla coop
davanti agli yogurt alla frutta.
Piano poi forte, come in una specie di messaggio.
Non mi hai risposto.
Allora ho comprato il latte e già che c’ero anche il miele.
Ho svoltato sconvolta nell’altra corsia.
Ho riempito il carrello
e quando sei uscito
ho rimesso tutto al posto. Ho tenuto solo questo:
una confezione gigante
in offerta
di fazzoletti di carta.
Devo piangere un sacco stanotte,
ma forse chiamo Michele…
l’estate romana
inondava di luce la mia cucina.
Perfetti raggi,
dalle fessure della serranda a metà,
s’andavano a sdraiare sul grigio del tavolo.
Per un po’
mi piacque mettere le mani
sotto quella pioggerella di sole.
Mi incuriosiva
la repentina variazione di tono
dei nastrini di luce sulle dita
che muovevo
senza un preciso ordine
e al solo scopo di farne loro preda.
Che stupido!
A quei bagliori di vita
era da porgere il cuore.
Chissà! Forse avrebbe avuto un sussulto.
le mie paure fragili e trasparenti.
Anima piccola, ti soffermi sul ciglio
a guardare il tramonto, e sai che ne fai parte.
Ti rifugi tra le tue spine nascondendoti alla vita,
osservi dalla finestra la polvere sollevata,
si deposita nel tuo cuore, e fa da paravento
al dolore.
Tifa sulla riva, assorbi il nettare che scorre,
sotto il sole crescerai,
tenui saranno i fiori tuoi.
Tutto è immobile nella campagna,
tutto scorre...
Dove, se non nell’angolo
tra il cuore e l’anima.
I ricami di pieghe fatte d’amore
e malinconie, pensieri che
innalzano il canto della vita.
Il sibilo del dolore che
se si raggomitola e tace
cede il passo a note gioiose
di un antico pianoforte.
Cosa, in quell’angolo,
se non l’eco di ciò che la vita
ruba e regala, sempre.
... Emozioni ...
Maree impazzite o laghi navigabili,
sensazioni che stordiscono.
e pazzie che svuotano. Follie
che riempiono come l’amore.
Lì, in quella parte nascosta
vibra un’arpa, una corda di me,
l’essenza … IO…
corrono sogni e rimpianti
assopiti da una nube
e rischiarati dal sole.
Quando il pipistrello dorme
e la sede di speranze infrante
nasconde il proprio pallido fuoco
pervaso mi sento da un lucente grido.
Ma il pipistrello dalle tenaci ali finisce
di sognare e gli ineffabili voleri
dei mortali tornano a mostrarsi
in un'onirica fila di lumi danzanti.
Il gentile sole trasmette segreti
di crepuscoli in sua assenza
mentre all'orizzonte diluisce
i tuoi colori.











