Ho, quanto avrei voluto scoprire
i segreti dell’uomo,
della Terra e del cielo,
quelli più nascosti,
trascendentali, puri.
Il mio sogno si è infranto
contro un piccolo scoglio
e non so più dove guardare,
forse sono scritti sulla cresta
di un’onda del mare,
sul raggio di una stella lontana,
o forse è nel Nulla il posto giusto
in cui cercare.
E ora, due ore e piove
è soglia
scompone e quanto premono
le cose che si fermano,
fogli e appunti di giardini
diari di crochi rinsecchiti.
Indulgenza al bisogno
le smagliature all’àncora del giorno
-non si hanno dita a volte
che per le quantità
e in trasparenze fugge l’aria dai rastrelli.
Al fianco l’oblio in forma corporea
migrazione scomparsa dentro
a rigirarsi e non trovare
-sdoppiato consenso dell’essere
tra calcine d’autunno
e tutti i velluti tagliati addosso.
Camminavano il primo uomo e la prima donna.
Il privilegio di dare un nome ad ogni cosa.
Ed ogni meraviglia divenne una parola:luna sussurrò Eva, stelle rispose Adamo....
Che dono, riempire il creato di suoni.
Io passeggio ed ho un privilegio forse più grande:
Ho dato il tuo nome all'amore.
lungo i reconditi sentieri immensi
di cielo, terra, mare e anche di me!
Oppure è lei a far, del corpo, piuma?
Cielo
Trapasso il prisma del segreto cielo,
di qua e di là le stelle col moschetto
a preservare me, viaggiatore
alla ricerca dei pianeti nuovi.
Parto dal sole che mi dà in regalo
un largo nastro dei potenti raggi
e sembro proprio quel gabbiano
la prima volta visto da bambino.
Terra
Guadagno il ventre dell’antico bosco
ed il percorso mi è facilitato
dal rasoterra di viole nane
che petali spalancano al passaggio.
Nel verde è l’eco di languide voci,
di musiche dai prìncipi donate
a more e bionde da innamorare
prima e di più di magici castelli.
Mare
Son capitano del vascello azzurro
che scansa i neri scogli sotto prua
per arrivare all’isola deserta
sui giochi d’acqua e i coralli rossi.
A riva pianterò sicura tenda
da cui uscire di mattina presto
per controllare l’ancora e lo scafo
e, poi, andare a caccia del tesoro.
Me
Io entro col più garbato intento
nel corridoio che mi porta al cuore
per far la prova delle cento chiavi
fino a trovar la stanza degli specchi.
Tra quei riflessi, i più argentini,
solo l’amore intendo io scovare
per misurarmi dopo con la Terra
nel riproporlo, se si può, ad arte
***
Siano benedette di Erato le labbra
mentre mi lagno della scarsa vena
di belli inchiostri sulla scrivania
assai incapaci di registrar parola.
La mia poesia, la migliore,
è solo quella che non scrivo mai,
trattenuta nel cavo della gola
per esser bisbigliata e non stesa.
La mia vita
scivola sì serena
alle pendici
del Mucrone: ho due
cani, tre figli, cinque
gatti e una
moglie, e ho un’ ernia
della cervice.
Ma da un po’ di giorni
sento questa vita che
scivola via.
Vorrei dare gatti e
cani al ENPA,
mandare i figli in
colonia un mese
e partire con
l’istruttrice di zumba
di mia moglie,
Serena di vent’anni.
Nel cuor di Ventotene.
carezze strappate
ad abbandonarsi
nel tremore promesso
di un diluvio
dalle ali spiegate
Distante
da latitudini e voci
l' impresso svanisce
e resta il mio sguardo
che di trionfi
non vuole morire .
Il destino
fila lo stame
della vita,
inflessibile.
Stavo sul terrazzo che annotavo sensazioni
dietro la lista della spesa quando un micetto
di soli due mesi viene azzannato da un cane,
che poi continua a grattarsi impassibile.
Prima dell’alba quel cane
è perito tra dolori lancinanti
nei suoi stessi escrementi
su di un mucchio di letame.
Il destino
inflessibile
recide
lo stame.
Si apre, sussurra, trilla
galoppando corre
i sentieri dell’armonia.
Sussulta,
stride l’arco incoccato
di note puntute.
Ripete
il tema usato
e chiama, dall’altra sponda
del fiume sonoro.
Il pianoforte insegue festoso,
le perle sfuggenti
del suo racconto.
Ah l’amorevole accordo,
memoria lontana,
in questa temperie di sfide.
Gli ottoni arroganti,
impongono il loro clangore
agli archi gentilli.
Legni e timpani timorosi,
risuonano dal fondo
aspettando la comunione
del finale.
un bacio zuccherato.
Se ho finito i cioccolatini della perugina,
ti mando un bacio ciobar.
Se è finito pure quello,
te ne mando uno alla pesca
o alla fragola.
Se le pesche o le fragole non ci sono,
ti mando un bacio alla camomilla.
Se vuoi rilassarti ed è finita,
ti do il bacio della ninna nanna.
Se però è giorno, ti ballo attorno
e ti do un bacio grande come il mondo.
In attesa di pescare come Sampei nuove idee,
ti faccio ciao ciao
con la manina e ti dico: alla prossima... cioccolata!
I frammenti dell'universo si compongono.
Tutto ha un posto!
I sorrisi, i pianti, gli sguardi...
Solo tasselli di mosaico.
Un pomeriggio fa da big bang
e come Dio siamo i creatori.
Noi creature limitate e deboli se separate,
Insieme abbiamo dato vita all'amore.
sollevando il petto in respiri puliti,
t'amerò per quel sottile profumo che emani,
senza tempo ne istanti riflessi.
Io sono parvenza di cielo,
nascosta da nubi, ma nel tuo amore
perderò il plumbeo colore.
T'amerò lungo la linea sottile
scorrendo le dita sui tasti,
melodie nasceranno come brividi di luna.
T'amerò per quel che sei,
fibra forte e essenza di sogni,
cuore, parole, e acqua di fonte.
Allora ti bacerò... bacerò la tua fronte,
un bacio lieve.
Il leone sulla piega
si domanda quanto impiega
a far il bagnetto al suo bambino
mamma, e se lo chiede il topolino.
Dopo tanto shampoo e il bagnoschiuma,
coi piedini sul tappeto con il puma,
contro i brividi è la volta dell’accappatoio.
Leone e topo stanno insieme senza odio.
Alzati !
Oggi il vento ti reca
parole da tempo dimenticate,
muove, con le foglie morte,
la tua ignavia.
Ascolta il vento,
parla della tua terra,
qualcuno laggiù ti chiama.
Solo il ritorno
disseta la tua radice.
Il tempo sbiadisce i ricordi,
la tua mente vuole immagini nuove.
Torna sulle antiche strade !
Torna sulla vetta
della tua montagna,
se apri la porta delle nuvole,
vedrai il tuo passato da vicino.
Passaggi d’aurore
sul bozzetto del vento
e s’annidano anche le ultime stelle
fra i miei capelli neri
e tu non ci sei
in questo spazio di cielo
che nevica sulla città
in un’orchestra d’eterno.
Parlami di te,
l’abaco dei giorni
più non moltiplica il noi
ed io son fiore in un deserto,
bouquet di rugiada lunare
che inciampa nel blu
d’un segmento d’orizzonte.
T’ascolto nel mio respiro più bello,
il cuore scarabocchia
le ultime porte del silenzio,
fermati in questo istante,
son germoglio di parola
sulle labbra della notte.
Ognuno è solo al mondo
e non ci sono sere, notti, albe…
Di questo word
che mi corrispondeva
non ne è rimasto
neppure tanto.
Ho solo un cuore
forse un pezzo di carta
e le unghie - per de-scrivere -
Il mio pc
s’è fracassato
non mi rimane
che ridere o morire
(è questa l’isola più desolata
dove sciacalli saccheggiano lo spazio
Il padrone di casa rigurgita stereotipate approvazioni
troppo misere per dare un senso a qualche raro, nobile, di-verso… )
Per AntonoMafia… è il dilemma!
Ognuno è solo, sul cuore della Terra
trafitto da un raggio di Male
Ed è subito Nero









