su braccia di rose
l'atmosfera compatta
già tremori
sudati
orchestati dal cuore
quella brezza sottile
d'amarene il colore
i pori a scintille
i battiti a mille
il respiro
attorcigliato
nella bocca asciugata
l'aria nemica
ansima d'affanno
allo sfogliare le stagioni
la velocità di quest'anno
Giovane
di forze avverse
ritrovata con sorriso di piacere
nelle cose ormai perse
Resto accanto al tuo letto
a ninnolare,
mentre gli occhi miei assopiscono
tu continui a parlare.
Un silenzio sospetto
mi sveglia d’acchito.
Osservo con piacere
che ti sei sopito:
dormi con la spada nella roccia ora
nella mano, tra uno strano balocco
e un ninnolo con le braccia aperte.
Ti raccolgo dal tappeto
e dopo un bacio sulla fronte,
ti rimbocco le coperte.
questa casa, questo posto.
Mamma, Papà...
Ah, quanto vorrei oggi,
indossare il vostro dolore
e sentirmi morire dentro,
come quel giorno.
Potrà mai il tempo
farmi dimenticare
quel sorriso spento?
Intanto...
Ancora brilla il Sole
e qualche volta piove.
Non metto in dubbio il sole anche se ci sono le nuvole,
non mi chiedo quanto ossigeno c'è mi basta respirare.
So che dopo ogni notte c'è il giorno.
So che noi ci siamo sempre e comunque,
So che tu fai parte di me anche nella nebbia del silenzio.
Io so che dopo ogni notte c'è il giorno.
Vivere sognando ogni giorno
Ma nonostante tutto
Vivere una crisi emotiva,
Passa la vita
Il tempo che non c'è più.
Era bellissima.
Ma che dico bellissima?
Non conosco aggettivo
che potrebbe descrivere la sua figura.
Lei cavalcava la vita con stivali
e lunghe gambe
ogni giorno diversa
ogni giorno più persa.
Ma il tempo macina anche le pietre
ha già detto qualcuno,
e la terra gira
e superman non esiste.
Li ho visti alla luce della luna
ed il mattino dopo, fronte mare,
marcare angoli concavi e convessi
con la matita matta dell’umore.
Dinanzi all’onda, chiusa alle tristezze,
o alla notte, aperta a nostalgie,
si salva, il cuore, oppure si smarrisce
nel cambio ballo a cui deve obbedire.
E batte, per mia fortuna batte…
Prima il sorriso è nato, o la luce dall’est scava fossette?
Amabilmente si incendiano semi sugli zigomi

foto Robert Capa, Barcellona 1936
l'ignoto buio che circonda la mia aura
che slitta
sobbalza sulle vicissitudini dei miei balzi bipolari
di redini in mano a sabbia.
Ah, sempre ti esclamo o padrone delle miserie
male del mio male
membro flaccido dei miei costumi
feccia della feccia
ma non hai mani
voce
tono
volto
solo tre numeri
e sei cane.
Questa femmina prolifica
che divora i suoi figli.
Insaziabile, grande meretrice,
inseminata da un dio malvagio,
non cessa mai di figliare.
E il piccolo,impotente Umano,
succube della sua terribile malia,
la serve,
la teme,
la venera.
La guerra è in noi,
solo il luogo e il fato
ci preservano dalla sua sete di sangue .
La collezione del vento
abitava un dolce tramonto
e noi, arpe spettinate
dalla sceneggiatura del dolore
saccheggiammo la pinacoteca
dei giorni senza cuore.
Stringimi ancora alla tua anima
e ruberò la moltiplicazione
del gioco dei sensi,
confonderò le stelle dei tuoi inverni.
Vesti la luna col tuo sapore
e t’amerò come s’ama
l’infinito dei tuoi occhi.
e mani al Cielo indicasti a Chi era rivolta,
io ero forse un po’ distratto, un po’ così…
La Luce fu più capace delle Tue parole.
Da allora, nulla ho imparato per salvarmi,
neanche l’ansia di tramutarmi in sonno
lungo i prati spettinati dalla Fede incolta
o nelle mille arene della città smarrita.
É freddo, l’uomo, dinanzi al Tuo progetto.
Divide terra come pingue torta, a spicchi.
Di qua una guerra brucia, di là un’altra pure
e nell’impazzita crema paradisi improbabili.
Allora, com’è che pregherò la volta in cui
l’ultima pace starà per vacillare anch’essa,
quand’anche in casa mia il dubbio monterà
e il centro del mio cuore sarà solo carne marcia?
Avvertirò paure così atroci da non avere poi
nemmeno il tempo di ricredermi nel Giusto.
Non mi accorgerò di cieli che si abbasseranno
ad ingoiar peccati e bocconi misti a fiele.
Dovrò ricominciare a carta di Vangelo,
prestare gli occhi alla Tua Croce inevitata,
riabituarmi a Dio, alla speranza, al credo
e ritrovar la giusta rotta per la retta via.
Allora, com’é che pregherò la volta in cui,
Santiago in mezzo al mare, mi sentirò perduto?
La supplica per l’ultima pietà non basterà.
Basteranno le mie fredde mani giunte?
Di certo l’aria, a farmi ritrovare note, su questo pentagramma
… mi dicevo che ogni motivo doveva essere nuovo
pulito dalle lordure di ogni tempo
- mille volte
devi chiedermi perdono -
Eppure, mi ritrovo qui, a capo d’un verso che si ripete, come la vita
che si ripete.
Ingoio i titoli di coda
del film dei nostri sguardi,
anni perduti a lacrimare
gli interrogativi sensoriali
d’un profumo di storie
che sazia il nostro dolore
e nel silenzio di un crepuscolo
abitami pure il cuore.
E nel tuo abbraccio di rugiada
si spegne questo giorno,
illumina un gomitolo
d’un prato disadorno
ed il cielo chiacchiera di noi,
cuce il suon dei nostri nomi
al dolce porto dei ricordi.









