Torna a trovarmi
sui miei righi di tanto in tanto.
Dobbiamo tutti qualcosa a qualcuno,
io mi sentivo invitto con te accanto.
Persino il fascino della luna
è schiavo di un riverbero.
Ogni notte ti cerco,
nascosto come un tubero,
su Tristano 2.0@luna o l’altra.
Credevano che la luna calante,
Gli Arturiani secondo Elaine,
come me con te oramai distante
e come l’amore fosse vulnerabile.
Stanotte di falce di luna caracollante.
Così vediamo nascere un inverno
Il nero omozigote di gemelle
In sintesi di graffi dai recinti
Si chiama fragile
questo piccolo ricordo d’inverno
che ha le mani ruvide
e gli occhi sono
mosaici sfrangiati di cielo .
Si chiama vento
il soffio gelido tra i portali
dove risuonano le voci
e il profumo di zeppole fritte volteggia
in spirali di fumo
olezzando le vie.
Sui sentieri di geloso silenzio
i fiori di ulivi tra danze e litanie
vestite di bianco.
L’aria che vi attraversa
odora di pane
di grembo materno
e piccoli noi
accolti ad ascoltare
un braciere ardente
di saggezza
quando l’inverno
era carezza.
Tempo ostinato nel cuore
deciso sulle gote
nutrito di buoni sentimenti
di belle parole.
Un bianco e nero
che più non torna
un susseguirsi
di minuti
giorni
stagioni .
Poi tendi la mano
raccogli i ricordi
li stringi in un pugno
e ti abbandoni.
Eppure
presto verranno
le rose...
Perché lo scirocco non è figlio di nobili,
perché se ci avesse avuto a cuore
il suo sarebbe stato di ghiaccio.
Così piove fango.
Così, neanche oggi, succede niente.
Un cigno grigio, la pecora nera,
morso dal padre perché non trova il volo.
Ora si erge come una torre:
per ricadere, per paura.
Non tornerà più
-Speriamo porti con sé del rancore- Dico.
Il kimono di Chiyo, col suo strascico,
brama un vento che deve lasciar andare.
Si ricopre di rose sul manto buio:
ma il coraggio è solo un vile atto
nel giorno in cui piove fango.
e l’acqua a terra si trasforma in gelo,
nei cieli di gennaio cerco luce.
Il burbero, così chiamo il tempo,
avanza a passo lento, sembra zoppo
e schiude l’ora della resistenza.
Precoce l’adescare primavere,
d’amaranto m’infagotto il collo.
Ancora nudo il nido sul faggio.
Felicità,
non la vedi solo dagli occhi,
ma senti che ti avvolge.
Come una carezza,
ti scioglie con il suo affetto.
Ti senti di nuovo bambino
e corri spensierato nei prati,
raccogliendo margherite.
Il sole esce magicamente,
fino a che il buio della notte,
diventa quella stella che luccica,
assieme ai tuoi pensieri
infiniti d'amore.
Portento, bastardo pezzo di avanzo,
pattume da concime vecchio afflitto e stanco,
con le braghe lunghe sotto i piedi calpestate,
pipa in bocca a far l'ultimo tiro di fumo..
Vai..non voltarti sali sul treno per arrivar alla fine del mondo,
mai più sorriderai, piangerai in eterno nel dimenticatoio e
sarai ciabatta gettata fra vecchi rifiuti..
Tempo balordo da cancellare calendario da strappare,
dimenticanza da dimenticare.
Stralciato cencioso più volte rammendato con filo e ago ..
Via..Vecchio non ho di te rimpianti sei vecchio e bacucco,
bastardo legno marcio..
Corroso e tarlato..fra intemperie e catastrofi,
oscene disgrazie, e guerre maledette..
M'hai lasciata straziata con l'amaro in bocca,
stritolandomi il cuore in vari pezzetti
l'hai schiacciato dal dolore e
nel sangue hai versato secchi e secchi di dispiacere,
delle lacrime hai riempito barili ..
Vai..non voltarti sfuma verso la foschia
come fumo sui camini
come meteorite sbriciolata sulla terra.
Ecco è mezzanotte sei morto anno codardo,
avvilita e addolorata spero in te 2019,
che tu sia superiore..
Che sia irrefutabile
che la felicità
non esiste?
Eppure ti desti un giorno
e quel che ti resta
è la sua sottoveste,
e scorgi che se ne è andata.
Resti come un bimbo
che si succhia
il dito: ha saliva, non latte.
Non resta traccia
della sua crocchia,
e una lacrima bagna il lembo
del cuscino, indelebile
come goccia di vernice.
Non rimane che rinascere
dalla polvere dei giorni,
e sembrare felice.
Se ti fermi sulle onde vedrai solo tempesta,
senza un passo indietro di Van Gogh scorgerai le macchie,
sentendo le note perderai l'armonia.
Il bello ha sempre una cornice in cui esplodere e gridare al mondo ciò che è.
Senza te non avrei scoperto la maestosità dell'amore,
senza me saresti una splendida donna ma non la più bella del creato.
Aiutiamoci a vedere il mare oltre le onde.
Sosteniamoci a scorgere la notte stellata e non le macchie.
Stringiamoci e sentiamo la musica del nostro piacere.
Amiamoci semplicemente e ritroveremo noi.
foglie cadute,
alberi grandi
con rami spezzati.
I segni della stagione
sono evidenti.
Cammino veloce
guardandomi intorno,
la vista sul lago
sorprende ogni volta,
l'acqua liscia
emana tranquillità.
Mi cammini accanto,
sono felice.
Ci piace camminare,
una passione
che mi fa sentire
ancora più vicina a te.
Incrociamo un uomo
che cammina da solo.
Sono fortunata
ad avere te.
Penso a chi è solo,
chi non si sente amato,
chi anche in mezzo
a tanta gente
si sente sperduto.
Io ho te,
anche se cammino
veloce e tu
sei più indietro,
mi giro, ti vedo
infreddolito
con le mani in tasca.
Ma sei dietro di me
che segui i miei passi.
Mi sento fortunata,
la strada del bosco
è la nostra vita,
mi sei sempre accanto
ed anche se affretto
il passo,
sei li vicino a me.
Oggi rimando al mittente
ogni pena
Rimando, mi tuffo
nel liquido amniotico,
prima culla del poeta
Poesia, lontana stella
ardua conquista sognata.
Sognando, cammino
per dure strade d'enigmi irrisolti.
Risolvo di cedere al tempo,
gravoso fardello di albe infeconde.
Troverò terre materne
accoglienti galassie
cosmiche primavere.
Meglio lontano, meglio non sapere
meglio non vedere
anche se non puoi chiudere
gli occhi della mente
anche se non puoi scegliere i sogni.
Meglio lontano, meglio saperla
da altri amata .
Meglio, di questo amaro interrogativo.
Cercherò di non vederla
di non pensarla, cercherò cercherò.
Penserò alla vita trascorsa
penserò ad altri amori,
a mia madre che riposa
di grigia terra vestita.
Penserò, cercherò...
Com’è difficile spegnere un pensiero!
segnali di fumo dalla collina alta,
immobile sulla distante duna
davvero il fiero non si riconosce.
Le nostalgie cede all'orizzonte,
al quasi uguale azzurro con il quale
parlava per sputare confidenze
al nascere dei sogni più urgenti.
Ma ora altro non fa, più non si muove,
nel ghiaccio dell’età è cristallizzato.
E pensare che tanto tempo fa
se ne scappava dalla vecchia tenda,
sassi e paure a pie’ nudi schiacciava,
polvere alzava giù per il sentiero.
E mentre la sua tribù spariva,
il cuore in oro bussola mutava,
tracce di sale sempre più seguiva
per inchiodare mare come freccia.
Quindi, seduto tra onda e rena,
dentro i riflessi l’anima specchiava
e ,unghie ad intaccar sabbia e miraggi,
capace era di trovar tesori immensi.
Sulla distante duna oggi è cambiato
assieme a luce ch’ombre non rischiara.
Il fiero è stanco, meglio non distrarlo.
Avrà vissuto forse troppo in fretta.










