Crepuscolo invernale,
viene buio sveltamente,
la luce scema ed è fugata
dalle ombre plumbee della notte,
ben presto è sera;
buio intorno,
luci di paese,
lampioncini d’epoca,
mandano luci alogene,
che tingono di giallo
i muri della città;
asfalto nero,
auto appannate,
freddo che raggela,
si vede il fiato,
il sole sembra tramontato per sempre,
il giorno è morto;
ombre del buio,
negozi e caffè luminescenti,
la sera sovrasta,
e spira uno spiffero gelido,
inverno.
La notte ti leggo poesie.
Tu canti per me e balli
in punta di piedi.
Di giorno vieni, prendi
da me da fumare
e come se io non ci fossi ti siedi.
Di notte ti piace
che tolga la sabbia
dai tuoi piedi,
ma il giorno fai di me
un granello
che neppure vedi.
Quell’estate saresti potuta esser
una cantante o una ballerina.
O un’attrice da tanto eri bella.
Semplicemente non stavi più
seduta sui miei righi, ma
del cielo di un altro eri già la stella.
(Nella mia casa non ci sono fotografie e Nello stanzino delle cose vecchie da Ora che sta per
morire quell’ostinato vecchio stanco.
Ragazza che non ho da Mamma dormiva, stanca di ago e filo nella sera
Vado a dormire da Corri da lei e amala, ma non amarla troppo
Hotel cielo stellato e La prima volta da Un nodo infondo alla gola come lo è a volte un ricordo
Al pianoforte da Un acquazzone improvviso annuncia di nuovo il sereno)
Rintanarsi tra le coperte
centellinando aromatici profumi d’acquavite
infiammare le gote solleticando le dita
accanto allo scoppiettio di un camino.
Come non amarti inverno
dallo sguardo intimo ,incerto , vespertino.
Con i paesaggi pittoreschi di occhi rugiadosi
con i tetti muti e imbiancati di soffice malinconia .
Sonnolento tra le contrade
ma cosi voglioso a Natale
che quando cadi
con orpelli e lustrini ad
ogni vicolo smunto
riluci i camini .
Cosi avvolgi di gelo le mani
e palpiti il freddo dei cuori
cosi tra le stelle vuote ti adagi
e tra le foglie
in letargo conduci gli allori.
prima che il silenzio dell'inverno
calasse su di noi
lacero sipario su uno spettacolo
in disarmo
siamo stati bravi a reggere
il peso della spensieratezza
a lanciarci nella terra del profano
abbandonando tutto ciò in cui
credevamo
ora è tempo d'altro
capire chi siamo
cambiando di nuovo
cercando di nuovo
feroci emozioni in un vuoto da colmare.
Muore tutto all'orizzonte
come battiti
-ora calmi, ora veraci-
ma non esiste nell'io presente
né fra mani tue non ancora scritte
Lambisci argine alla soglia del mio colore
dell'indecenza
e tienimi ancora come sempre
fra carne ed unghia
vittima di vita e mai di morte
S'oscurano ombre "Din su" la vallata
ma non d'ascolto e orbita (arma futura di mio linguaggio)
minando d'ozio e Oriente
Nell'ora è scuro ed il blu più intenso
e blu son gli occhi
che nel languir d'amore
cercano spazio.
All'imbrunire.
Ti scrivo a questo vecchio
indirizzo di una cartolina dal mare
mai spedita dopo che dicesti
che mi avevi smesso di amare.
Chissà se i tuoi riccioli invadono
il cuscino di qualcun altro,
e se i sogni che fai
sono belli come quello nostro.
Chissà se togli sempre i jeans in
quel modo che era già fare l’amore.
E chissà se continuerai a sedere sui
miei righi ancora con il tuo odore.
(Sandali e Potenziale suicida da Come un aedo giunto alla sua ultima festa.
Cielo pirico e Così poco da Un acquazzone improvviso annuncia di nuovo il sereno)
piccoli viaggiatori.
Lo so bene
io che nel cuore ho nuvole.
E dentro ho pure il mare.
So anche che nulla resta
eppure tutto si imprime
nelle viscere dell'essere.
Le nubi se ne vanno
ma il cielo rimane.
Le onde passano
ma l'oceano è sempre lì.
Siamo di passaggio
eppure non andiamo davvero via.
Lo so bene
io che nel cuore ho nuvole,
che il cielo non scompare.
Amore,
una sorpresa
che ti fa battere il cuore.
Guardi tutto con gli occhi
vivaci di un bambino.
Una stella,
diventa più luminosa delle altre
e più la guardi,
più sogni.
Amore,
sono le tue labbra calde sulle mie,
le tue carezze
e quel calore che sento
in ogni nostro abbraccio!
d'inchino flesso passò oltre le rive.
T'incontrai ancora,
nella cornice dei glicini.
L'Arno se ne andò verso illusi tramonti.
Se ne andò sonnecchiando sotto gli archi.
Attesi i tuoi passi.
Svanirono sulle murate le mie attese.
Nella cecità t'osservai ridere,
tarda fu la sera di San Frediano.
Mossero il selciato ruote disegnate,
i lampioni s'abbassarono su vetrine bagnate.
Presi tempere,
solcai i fili dell'ignoto,
impressi momenti,
scacciai tormenti.
Pioggia venne.
Lasciai bagnare il corpo
in un diluvio d'evanescenze.
Evanescente divenne il colore
nelle figure sciolte in cere.
Scossi il cerchio
e nel cerchio impressi l'anima.
Appeso.
Sospeso.
Incompreso.
Mi ritrovai a esser io,
fra polverosi ricordi abbandonato,
di me stesso disegno e immagine
che mai alcuno acquistò.
«Spenge luci il Ponte Vecchio,
serra stipiti antica bottega,
nel girar di chiave.
Ancora un giorno è trascorso
e io son lì in attesa di vender me stesso dopo l'alba che verrà»
nell’alveo dei pensieri inalterabili
per poi sostare negli oblò d’attesa
e lì sdraiarsi prima di entrar nel cuore.
Che siano i suoni d’un vecchio carillon
o i frastuoni d’ultima guerra accesa
o i cristalli delle più svariate stille,
nessun problema, lui è una casa.
Felicità che non sappiamo raccontare,
che mai sapiente oserà indagare,
in controcanto si combinano ai dolori
e insieme aspettano che passi il tempo.
Li sedimenterà, l’indifferente tempo,
senza però poterli infine evaporare.
Quando i cristalli, i suoni e i frastuoni
si insedieranno bene dentro il cuore,
di lui non temeranno alcuna malattia
giacché, al primo sintomo accennato,
emigreranno in anima che non degrada.
Garibaldi adirato
e mille petali cadono sull'acqua
Dormi mia musa
Arpa e violini
Cantano di te
E neri corvi parlano nelle foreste
E suoni stridono nel calvario dei versi
Dormi ancora Hydrusa
che del tuo nome non possono avere
Che dal tuo sonno non possono bere
Che dalle tue labbra non ricevono amore
Non sanno
Non v'è ingresso nel giardino delle orchidee nere
Nessuna porta
Nessuna uscita
Dormi dolce mia musa
nell'incanto del mio scrivere
nel sangue delle foglie di pietra
nella danza dei pupazzi di latta
nelle vie del sentiero delle libellule nere
Dormi acqua che irrighi i miei pianti
Nella notte delle poesia
Nelle note dei venti del nord
Lascia il tuo corso irruente
e nell'estasi del sogno
abbraccia me
tuo eterno amante.

Ovunque sarai io sarò .
Sarò luce per illuminare il tuo volto
oscurità per nascondere le tue bugie
fuoco per scaldare il tuo corpo
acqua per spegnere i tuoi ardori
pioggia per baciare il tuo volto
vento per asciugare le mie lacrime.
Ovatta per tamponare le ferite.
Sarò per te...
Un frivolo pensiero.












