Madre Terra
attende la mia schiena nuda
sul suo grembo.
Il canto del sottosuolo
mi chiama in un sussurro d'erba
e il vento è un soave danzatore
tra i miei capelli scompigliati.
Il fumo dolce si leva.
Ha voce magica e mi soffia parole
piano nelle orecchie,
ma io so che potrebbe anche urlare.
L'animale guardiano appare,
prima gli occhi di luce
poi la pelle liscia.
Mi guiderà nei regni dell'Ombra.
Intanto la corda per la discesa
è ruvida e forte tra le mie dita
ormai fatte solo d'aria.
Ho trovato l'imboccatura del pozzo.
Mi risucchia .
Il serpente nascosto ha spire splendenti.
Non ho alcun timore.
Sopra un riquadro di cielo lontano
mi ricorda gli dei del piano superiore.
Mentre scivolo giù.
Ora il buio rivendica i suoi segreti.
Spiriti striscianti con bocche di veleno
mi sfiorano appena.
Non ho alcun timore.
Il guerriero dentro è ben sveglio.
Gli antenati vegliano il mio corpo.
Smembrato, Svuotato.
Nessun dolore.
E la morte non mi fa alcun effetto.
Sono già oltre.
La luce invoca il mio nome.
Non viceversa.
La superficie si avvicina.
Riemergo dal mare della notte.
Il mio animale di potere
fieramente stira gli artigli.
Il fumo azzurro si dirada.
Il sole è bacio e benedizione.
Le armi le ho nel cuore ardente.
Questo giorno è appena nato,
sorto, o risorto come la mia pelle.
Il vecchio saggio mi saluta.
Ora so di cosa mi parlava sempre
nelle sere senza tempo
attorno al fuoco.
Ora che da spettatore e discepolo
mi ha tramutato in fiamma.
Che adducano pure che nelle vene
mi strisci una peccaminosa miscela!
Costoro non sanno che in Principio
nell’Elisio condividemmo la mela…
Mi additeranno come una volgare
tentata usurpazione, ma non hanno
notizia che per guardare le tue mani
tessere, di giorno mi apprestavo
a salpare e la notte disfacevo la vela.
O di quando trascorsi quasi tutta
la vita ad apprendere da Cèzanne
e Degas per ritrarti appropriatamente,
e di te lieta di mettere a nudo il tuo
mero spirito su ciascuna mia tela.
In quest’ultima nostra trasmigrazione
qualcosa andò storta, e mi risvegliai
nell’animo di un rapsodo, come fossi
una blatta alla mercè dell’aracnide
intrappolata nei fili di una ragnatela.
Tu fautrice di un’altra storia d’amore.
Che mi definiscano pure un mendico
sordido e vagabondo sardanapalesco!
Continuerò nell'inana ricerca di te,
in pieno giorno con accesa una candela.
Guarderò un giorno
là dove il sole tramonta
forse per sentirmi meno solo
mentre si infrange un’altra onda
guarderò un giorno
i gabbiani sfiorare l’oceano
veloce e saldo lo stormo
delle ombre strane che si creano
guarderò un giorno
tutto ciò che è stato
giudicherò il mio percorso
tenuto in mano dal fato
guarderò un giorno
l’ultimo capitolo della vita
un mare di ricordi intorno
chissà se apprezzerò come è finita
guarderò un giorno
e gli occhi saranno pieni di lacrime.
Quanto è turgida la mia anima
da che indugiai su te per caso,
che non a caso mi fai vibrare
l’anima come di sera ad occaso.
Bella che la luce fievole
dell’alba tituba
sui tuoi occhi, commossa.
Che basta guardarli per asserire
che siamo circondati
da angeli di carne e di ossa.
non finiscono mai!
Quando le nubi sequestrano cielo
e tutto mi appare più nero del nero,
so di sicuro che loro ci sono.
Si tratta di avere pazienza,
sostare nella stanza del dubbio,
tirare dei calci al dolore
intanto che terso l’infinito rincasi.
Ed eccole ancora, spavalde son là!
Voglion esser guardate di nuovo
prima di lampeggiarmi un sorriso.
Al cambiamento rivolgo istanza
apostrofo il passaggio ad altro stato
... brado, affinché permanga
anche una diversa eco.
L'umano, così abusato, è ormai sbiadito
stretto nella morsa della spesa e del da farsi
costretto in gimcane di non propri versi
momenti perversi, col patema percorsi.
Propenso,
nel qual caso non rispondesse
e attesa l'inefficacia degli estremi rimedi,
a far appello ai superiori
servizi sociali
... quelli Divini.
Schiocco le dita 400 volte al minuto
senza riuscirci,
il becco di gelo la gola
di quell'attore le risate a schernire
mi nascondo, nudo nella pioggia
la piazza aspettava un leone ,ingorda
senza denti il circo dei dementi.
Una maglia degli Incubus
può creare scompiglio in oratorio
con i Sentenced ,l'album funerale
nelle orecchie ronza ancora quello sparo.
Mai partito.
in te maraviglie tutte di monno
da portarme teco allo tuo sonno
che sentimenta per altri son volgar
come gesto uno per tua coscienza in par
che mani tue accarezzar non vonno
pria s’apra in terra lo sprofonno
per abito bianco in tuo pur altar
spirto nell’attender è disatteso
in tal loco mai fue peso cotanto
nello perdere pur prezioso dono
riparo potrò che tuo io sono
chiedendo te perdono tanto affranto
se alcuno pur già mai invero abbia offeso
Nota d'autore
Sonetto in endecasillabi piani, la suddivisione tiene conto della sinafele.
schema metrico a rima incrociata ABBA ABBA CDE EDC
freddo nelle ossa,
cambia lento
striscia silente.
Non ti accorgi
corre a briglie
sciolte.
Ieri e oggi
si confondono
nella nebbia.
Devo fare
presto
è tardi,
senza assaporare
la vita pienamente.
Si c'è tempo,
ci penso domani.
Invece la valanga
del tempo
travolge silenziosa.
non ti accorgi
come si cambia
dentro,
cambi fuori
ma non ci fai caso.
Te ne accorgi
una mattina
guardandoti
allo specchio,
un capello bianco
spunta silenzioso.











