Che tempo è
la tua esistenza?
Questo cemento,
aloni che circondano.
Storia in bagliori ed echi a notte.
Qui tutto pare pulsazione
giorno su giorno, e
in realtà pulsa
sia che le mani ghiaccino
o compulse
rapiscano tue porte
e rampe da risalire il limes.
È divisa la terra
in guadi, circoscrizioni.
Trovo timidezza nei tuoi occhi grandi come voragini
Trovo timidezza nel tuo corpo fragile
Imperfetta per la società, vorresti solo un po' di calore.
Immensa sognatrice dalle ali spezzate
Come Icaro vorresti toccare il sole
Per ricevere quel calore
Che ti è stato negato fin dal primo albore
un rifugio dall’afa estiva
dal rumore del traffico
dalla vita di città.
Eravamo bambini
e giocavamo nel campo
in mezzo alle cavallette.
Adesso non corro più come prima
rare sono le cavallette
il campo è arido e spaccato;
uguale ad allora è solo il tramonto.
Disadattati
da negati desideri spenti
forse, nemmeno plasmati
- per decreto del dio denaro
... e non solo -
stuolo di adattati
gran parte fuori ruolo
e il mondo – sta a guardare -
pare ... una ruota che gira
ma spigoli e aculei
anche da altra parte spostati
della famiglia allargata
bucano sempre il suolo
fanno danno.
Importante ...
lo stato del cuore
o dell'occhio
la bella vista?
Per un piatto prelibato:
congrue dosi
d'indispensabili ingredienti
all'utilizzo sani
il marcio o avariato va buttato
è privo di diritti
così com'è diventato
l'uso gli è precluso
sale e spezie
e di cotture
i tempi previsti;
sasso o coccio
debitamente sagomato
solo sotto ... trova spazio.
Passa un giorno di inquietudine
con spiragli di luce briosa
giunge una primavera di amori imbrattati
si apre una finestra scura sul porto
mentre giace una giacca stropicciata sul divano
passano giorni di emozioni piene e vuote
credi di sprofondare ma un attimo dopo
risali la china con grande forza d'animo
parole di elementi sfuocati che cambiano
la strada di tempi passati si sta consumando
foreste verdi che stanno perdendo il loro fascino
grida di pensieri sconosciuti si affollano
e la maestosa creatività del poeta di passaggio
che scruta con stupore l'infinito mare tropicale.
da misurare ad ogni istante,
da mitigare in tutta fretta
prima che il cuore invada.
Sono emozioni, ahimè, morenti
in resa miserabile al destino
che andrebbe invece rivoltato
prima che lui lo scopo agguanti.
Vita per la quale vivo
non dar di sterzo all'impazzata.
Portami tu nella famosa alcova
che io da sempre t’ho indicata!
Quando la pur minima gioia,
quando l’ultima azzurra curva
vedrò sbiadir nel grigio secco,
allora ti concederò il rischio.
Mi ti consegnerò da pacco
per far di me qualunque cosa
tranne annullar l’amore immenso
che ad occhi chiusi t’ho regalato
cantando gli inni improvvisati,
cercando in te i nuovi colori,
andando a far lezione ai tristi
o a chi di te non è importato.
Un nido di vespe nell’orologio
mi sembra la base su un pianetino
che ci osserva. Ramon ha sbadigliato
trenta volte in un’ora
e alla radio danno notizie
ripetitive, poi e poi
errori come ciliege mature
venute giù dall’albero.
Le città hanno piani di evacuazione
e finestre egocentriche
c’è chi ostenta il nulla e chi senza nome
sta la notte in un guscio di cartone.
Sul mare hanno piantato
bandiere contro l’illusione
e intanto il rosso dei papaveri
palpita strenuo, forse
non sono papaveri ovunque
forse è il mercato
per la libertà di domani.
È una sorda impressione
un pulviscolo e poi gli uccelli
con ali incolpevoli, i bei nidi
in aureole di piombo.
Per oggi, da un minaccioso caos.
e riflette noia alle pupille.
Ornano finestre, rossi di gerani.
Non si può viverla
senza dipingerla, la vita.
C'è questa mania
d'obbligare la natura
alla nostra tirannia.
Vi ha mai detto un fiore
"se vuoi vivere con me
resta sul prato!"
Compra per strada
da chi fa piazza
compra da ford
ché l'arna
è priva di sorte
compra di night
anche di giorno
compra di suite
... l'imperiale stronca
che cambia?
L'atto rimane
un vecchio matusa
da l'amore distante
dal mercato
con le sue leggi
governato ancora.
Magnate pure l'impresa
e come parlerei
buona digestione
l'amore ...
è ben altro pasto
non è vetrina
né per album
... una figurina.
E poi arrivò Primavera.
Cinta di rose
tutto inebriò col suo afrore.
Il freddo manto di brina si disciolse
in perle gocciate di rugiada,
a dissetare la nuova stagione
e il nuovo giorno.
Arrivò portando in braccio il suo manto
che abbandonò alla corrente
come balze di gonna a fantasia ricamate.
Arrivò trascinandosi dietro
una coda di verdi rami e foglie
a far da strascico al vestito
come novella sposa.
Scansò l’inverno con una mossa sinuosa di vento.
Imperante e frizzante si diede al gioco con la terra.
Fece l’amore con il suolo
e nacquero germogli e fiori dalla nuda terra.
Fece l’amore con l’acqua, che tutta pullulò dal movimento,
e tanto ammaliati furono i pesci che rimasero ad occhi aperti.
Fece l’amore con l’aria
e creò le farfalle,
e dal battito delle loro ali, si generarono
fili di nuvole così delicati e lievi
a fare da nastri fra le capellute chiome degli alberi.
Al suo arrivo,
fremito di salici a scuotersi dal torpore
per volerla accarezzare,
trillo di ugole in coro a volerla salutare,
esplosione di semi e pollini
a disseminare e concimare l’aria di colori,
come pennellate sulla tela nuova del vestito in festa.
L’albero delle mele diede frutti più ricchi e succosi
da rosseggiar di trucco le labbra sue,
come abbellimento ad ogni morso.
Divina Primavera,
la sua carnagione pelle di luna era!
Della sua beltà il mondo si deliziava,
il sole smise di tramontare
e il tempo rallentò il suo scadenzare.
Arrivò su un tappeto di fresche acque
a bordo d’una ninfea come barca.
La natura tutta le si fece serva
e prima che iniziasse l’opera sua,
a colpi di dita come fossero bacchetta,
già ogni strumento le si accostò zelante.
Brillava d’argento l’occhio di Primavera,
ché nuovo spirito alla vita infondeva.
Arrivò come una favola
nella stagione che morte non conosce,
lasciando scritto il suo bel nome
ad ogni passo sulla terra,
come seme pronto a rinascere,
ovunque fosse a posarsi,
il piede suo allorché rigoglioso e fiorente.
spuntano dalla terra
ceste di mistral vanno a raccogliere
sospiri a vela salendo per i colli
Nuvolanti odori, cirri posatoi
per uccellini mossi e trilli;
bocche merlate
narrano la stessa fiaba
colorata
Storditi Sensi
-quanto piace alla dea Morfina
questo lemma!
Gemma la fantasia, apre sorgenti;
senza corolle sulla carta Escher
eppure l’ha copiata
una (sua) primavera
in bianco e nero

Domani ci sarai mio domani?
Non rispondi non lo sai!
Il futuro non ha certezze da firmare,
è un giro di danza a volteggiar leggiadro
ove la musica ad tratto s’interrompe.
Domani sarai il futuro ad venir
ed oggi sei presente a trattenere sprazzi di ricordi,
e, ieri sei passato e giaci.
Tu domani ad venire sei nudo ti dovrò vestire.
Se domani ci saremo io e te
sorrideremo, a volte piangeremo,
altre di ogni sorte vestiremo,
saremo fiori o sassi ad' immense evoluzioni..
Giorni dei domani passati siete numerosi e
il tempo ha abbreviato i domani ad venire.
Anni di gioventù fra oggi,
domani e dopo domani ha trascritto calendari.
Oh t’aspetterò mio domani
sperando che domani saremo insieme!









