
Non è solo a novembre che ti ricordo,
mamma cara, gentile e nobil donna!
Ti ricordo sempre, in ogni istante
e vorrei che oggi fossi presente.
Sei dentro me
e sempre ci resterai,
sei la mia forza,
sei il mio coraggio.
Non posso più vederti,
né abbracciarti
ma ti sento sempre forte,
ad ogni passo, ad ogni mio respiro.
Eri sul letto quando fui chiamato,
lì supina e senza alcuna forza,
ma hai alzato il braccio e accarezzato,
dinanzi a te mi sono inginocchiato.
La mano ti tremava, non era sicura,
non era più tranquilla, forte e stretta,
gli occhi non lucean più come le stelle,
così come e quando ero un bambino.
La forza di resistere
io l’avevo ma a te
scese una lacrima
lungo le rughe.
Io piansi solo dopo qualche minuto,
quando la mano tua cadde a piombo,
dalla mia nuca fin sopra la mia spalla,
con un respiro forte mi hai lasciato!

Il T-rex della giustizia, il velociraptor dell’uguaglianza.
È bastato aprire la prigione per vederli pascolare tranquilli
Erano in un libro di argilla, l’iridio riempiva gli occhi.
Nemmeno si straniavano davanti ai selfie.
Girava una notizia strana sulla dimenticanza
la preferita del re messa di fronte al patibolo
Aveva esclamato che non l’aveva fatto di proposito
se avesse potuto avrebbe resuscitato una Rivoluzione al giorno.
Cenere e polvere entrano in scena per ricordare che vanno così le cose
Il T-rex comincia a ricordare che mangiare foglie è mortale
Il velociraptor si appoggia al palo per flagello.
Entrambi non sembrano sorpresi per la richiesta di un sorriso.
Il social ha le sue regole. Se si ritorna in vita
non bisogna stare in uno scheletro e rimanere fossile.
È concesso mettersi carne addosso
riavvolgere il tempo. Mai fare scena muta.
Parla la coscienza collettiva in uno scrittore
come se avesse una cimice nella testa
E stesse osservando la violenza su un bambino
per un titolo.
Muoiono i bambini. Fëdor ce lo ricorda.
Resuscitano animali estinti. Leoni con i denti a sciabola
riempiono le prime pagine. I cobra sono
dove li aveva visti Lorca.
Scavare nelle contraddizioni dell’argilla
porta a concentrarsi sulle serrature.
Intellettuali e secondini nello stesso selfie:
erbivori divorano T-rex e velociraptor.
negli ovali
di sogni e Regine
annegando le lacrime
nell'urlo del passo.
Nel profanare
di sguardi l'eterno
tu
soffio...
dal bianco profumo
sei voce
che fa tremare il ricordo
Violando saggezze
in un libero cielo
di grazie in disparte !
Casa
Casa tua,
lassù nel bricco,
un pò in salita ,
come la vita,
un pò in cima al paese,
tra vecchie costruzioni,
il castello,
antichi lampioni,
ciottoli per terra che sanno di storia;
e tu sei lì,
casa tua,
a ridosso della chiesa,
casetta piccola,
ma con tutto il necessario,
la porta di ferro,
e poi quella di legno,
le sedie fuori,
i tuoi oggetti,
questa casa che sa di te,
che sa di libertà,
di serenità,
e li trovo te,
e il tuo affetto,
il tuo sguardo un po’ triste,
e tenero,
la tua casa,
che sa di te,
di te,
amore,
adoro la tua casetta,
che mi porta a te,
lassù. nel bricco.
Forse potrei affrontare tutto nella vita
Con te vicino la speranza è infinita,
ti sento dentro me mi dai protezione
amarti signore è la più bella emozione,
tu conosci la mia anima tutto di me sai
io voglio sorridere ma tu non abbandonarmi mai,
ti prego signore resta nella vita mia
ho bisogno di te non andare mai via,
il potere delle cose grandi io non lo voglio
mi basta essere amato come sono senza nessun imbroglio,
mi basta godere della meraviglia
di vedere star bene la mia famiglia,
godere dell’amicizia pulita e sincera
e incontrarmi con te in ogni preghiera,
sono pronto ad affrontare il dolore
basta che mi doni sempre il tuo amore,
per quanto la vita possa essere dura
se sei con me signore io non avrò paura .
tu che sei parte di me,
sei bella come un fiore,
sei amore.
Hai cresciuto la tua piccola,
con sorrisi e abbracci.
Oggi ma non solo,
voglio dirti
quanto ti voglio bene
e ringraziarti.
Crescere non è facile,
ci sono momenti di alti e bassi
e tu standomi sempre accanto,
mi hai insegnato
che dopo aver sbucciato le ginocchia,
ci si può rialzare,
fino a diventare sempre più forte.
Mi hai insegnato ad amare me stessa
e il prossimo.
Essere felici,
significa abbracciarti
e sapere che
ci sarai sempre per me!
Se tu sapessi di quel temporale
che ha lasciato le sue lacrime ai vetri
e del mio fiato incollato a guardare
distratta il luccichio dell'asfalto.
Se tu sentissi l'eco appena sussurrato alle montagne
oltre quell'aria fredda che cambia in cobalto le tonalità del cielo
oltre le nuvole che confortano e rubano il vento
c'è la tua carezza Mamma che mi torna calore.
La ricevo come un solco riceve la terra
germoglia e si nasconde al sole
dimora e si nutre del tempo
cela lo sguardo alle stagioni
e in un sorso di rugiada nasce e
si lascia amare.
Ed io ho piccole mani cave
a raccoglierti.
Quel ceffone che la vita mi
ha scagliato non mi fa più sorridere.
Amavo amavo la vita ma
mi ha portata via lontana.
Passa il tempo
non respirerò più
con il sorriso di ieri,
ma vivrò con la paura
di ciò che pensi.
Soffierà nel vento
e volerà oltre il domani
nei pensieri segreti.
Con forza e saggezza
mi inventerò un'altra vita,
appenderò i pensieri al cielo.
Giocherò con la fortuna,
racconterò leggende
come perle del fiume,
perdonerò i pianti e la rabbia
ingoierò le delusioni.
Tornerò a sentire le sensazioni
che non si possono spiegare.
La paura mi farà soffrire ancora,
mi parlerà ancora...
Vivo ma non dimentico mai...
Sorrido indifferente alla vita.
vagando in cerca dell'uscita:
in deformanti specchi e priva di senno,
mi perdevo senza un'identità e smarrita.
Quando il mio corpo, scialuppa alla deriva,
si concedeva alla cattiva sorte,
un famelico vuoto mi affamava dentro
e la miseria fungea da piatto forte.
Dietro fredde sbarre imprigionata,
echeggiava la mia mente malata,
ed io pur schiacciata da una croce,
urlavo senza mai soffocar la voce.
Scrivevo poesie su di un muro nero
e...sbocciava un fiore a ogni pensiero.
Soventemente perdendo il percorso,
confondevo ieri col mese scorso.
Quando poi la "ragione" ritornava,
liberatami di qualche peso morto,
approdavo naufraga su un'isola
o come la nave nel suo porto.
Così confusa fra gli "umani",
divenuta brandello di iene e caimani,
mi ritrovavo ad esser farfalla senz'ali:
"vera"...fra menzogneri esseri "normali."
se ancora continua questa strana cantilena
nella testa, da destra e sinistra
i voli dalla finestra
ormai in overbooking senza red carpet
e sacchetti del vomito.
Per essere tragico alimento amazon
e i caporali del licenziamento
almeno trecento tutti giovani e forti,
magari più lenti,
non completamente morti ma quasi.
Sandokan nei campi a testa china
arriverà domattina a intonare
un blues di cotone, sottovoce per non disturbare
l'ape e i banchi di scuola
in duplice filare.
oscurerò il sole, come prima cosa.
Ero vivo, beato, appariscente
ancor prima che rompesse albe.
L’aspettavo, nell'impaziente ombra,
perché sapesse che la felicità, la mia,
non chiede prestiti a nessuno,
neanche al re delle luci immense.
Subito dopo, toccherà al mare
e goccia a goccia lo vorrò asciugare.
Ero schiuma, eroe, onda vivace
ancor prima che v’entrassi dentro.
Sfidavo i suoi dementi azzurri
perché placassero bellezze e forme,
io che tra le mani insufficienti
giravo quelle magiche, di lei.
Spezzando i giorni in uno, è andata via.
Morire al buio e sulla riva secca
non so se basterà, almeno a me,
per credere di non essere vissuto
ma vado sempre a caccia dell’amore.
Sorriso tu
Quando mi sorridi,
scacci le nuvole,
mandi via la tempesta,
raggio di luce nella vita mia;
sorridi tu,
e sei così viva,
così paciosa,
radiosa,
come un sole che dirada la nebbia,
scendi nella mai vita.,
e mi strappi dalla solitudine,
tu sorridi tu.

Scorrono giorni nell'ombra dei timori
intrappolati nella rete del silenzio.
Tesi come un arco sono i sensi
persi nell'oblio
inseguono pensieri intensi
non hanno licenze per sbagliare
cercano nuove strategie per imparare.
Confusa da un tempo vorace
che tutto ingoia come un rapace
l'anima urla nel disappunto
tace il viso nell'evidente cipiglio
il tempo beffardo ride
nell'evidente scompiglio.













