Ceppi recisi,
d'uve mature non amare.
Del nero, non nere d'amaro.
Risa distratte, perse nel filo
s'accomodano in cesti,
di sofferenze intrisi.
Canta l'aurora
del tuo risveglio,
risveglia profumi
d'un canto festoso.
Baccanali in fiore
sorgeranno in rosso,
tra calici colmi
e vuote essenze,
che del tutto
hanno la pochezza.
Va così in terre odorose,
il cuore a rimembrare gesta passate
d'un presente vivo.
Morte nel domani
d'un ieri reciso.
Ascolta tu che non sei,
che non sai,
che non vuoi.
Ascolta grappoli gocciolanti
d'un nettare umano,
che tristi raminghi
pendono della tua mano.
sento grida e schiamazzi
è notte o è giorno,
sono i soliti ragazzi?>
Ma che domanda,
pensai senza guardare,
e questo chi lo manda,
quand’ecco mi sentii gelare:
era un cieco.
Gli parlai per molto,
facemmo quattro passi
e feci il disinvolto.
Voleva che parlassi.
Descrissi il paesaggio,
narrai il passeggio,
gli instillai coraggio.
Delle delizie d'oggi non narrai,
a dire il ver poche ne trovai,
gli lasciai l’immaginario
e l’armonia di sottofondo
ideata dalla fantasia
onorando il diario
della sua malattia.
di sorridere alla vita
allontana i burattini
di un esistenza sfiorita.
Innocenza dentro il cuore,
non compresa
senza valore.
Ogni sogno è scacciato
da pensieri più crudeli,
rende il mondo più opaco
da milioni di rancori.
Ma i bambini sanno stupire,
una forza poco attesa,
sanno combattere,
sanno abbellire
la realtà disperata.
Aspettiamo solamente,
che la paura possa scappare
regalando improvvisamente,
una gioia
da non dimenticare.
Vitelli in costruzioni
d'esteriore immagine e somiglianza
sfoggio d'esternazioni d'altri tempi
- non andati
solo comodi tornanti -
Riempio di figure poesia anch'io
poco retoriche, "avantrograde"
spingo per l'élite
che al comprendere
preferisce inezie
un bel vuoto cotto
alla sostanza di vita cruda
- nudo che non s'addice -
ché trancia l'estasi
d'estate travestitasi.
Esco dal piattume
sparso tra la folla
sperso come foglie
che riempiono la valle
e su cime mi ergo, là
più vicino e affine a Dio
– anche se non ci credo
sono solo socio
... della tendenza -
Se vuoi essere mio amico io ti accetto
ma devi prima amare ogni mio difetto,
amare interamente tutto ciò che sono
prendendoti il brutto e il buono,
insieme per ridere e scherzare
ma anche se piango devi restare,
se sono arrabbiato non pesare ciò che dico
questo è quello che fa un amico,
io ad un amico non lo imbroglio
e non uso forme di orgoglio,
io ci sono col sorriso e col pianto
è questo l’amico che voglio accanto.
Rimpiangerai il Tempo
di quando i genitori erano in vita?
Non credo! se non sai più sorridere
e non apri le tue braccia
rimanendo impassibile, lì, a gridare come un ossesso
ogni tua frustrazione
- prigioniero in una maschera sgarbata -
Mi appare agli occhi e al cuore
il senso di meschinità; quel senso che ti contraddistingue
(Tu, che non ricordi le radici
che non ricordi il tempo in cui ti hanno cresciuto
coccolato, carezzato...
Che non ricordi i sacrifici
non ricordi più nulla perché il tuo cuore è pieno d’orgoglio
Tu, che li deridi
Tu, che li spaventi
Tu, che gli urli in faccia)
Tu, che lentamente li uccidi
Dimmi, come si può avvilire i tuoi genitori?
Come si può, continuamente, sottilizzare sul nulla
Come si può, insistere su povere ossa... vecchie...
che avrebbero bisogno di carezze?
Io, non ti riconosco più
- io... non voglio riconoscerti -
E va bene anche così
abbracciando la luna...
sul fianco spettinato di collina.
Pur assillante, il fiato di maggio
non ha scalfito l’attesa del rosso.
Ed è solo vento, intrepida brezza,
questo fruscio che spagina l’aria,
dimena le gote e l’ora confonde
senza riuscire a minare il cuore.
IL paradiso apre le sue porte per accogliere l’angelo del blues,
voce che incanta il mondo,
chitarra che trasmette suono profondo,
Napoli perde la sua icona
Quella carta sporca che piange e si emoziona,
l’inno di tutte le generazioni
il mito che vivrà con le sue canzoni,
la morte ti ha strappato a noi all’improvviso
per rallegrare gli angeli del paradiso,
un mare di lacrime bagna la Napoli bella
uniti per la perdita della più grande stella,
Ciao Pino ……sei un tatuaggio nel cuore
Simbolo indelebile che per noi non muore .

Cielo a rispecchiar sul mare e
veli di nuvole a specchiar onde..
Quando la tristezza trasuda di pianto
lo sguardo s'allarga audace e
l'acqua del mare appar equa alle lacrime..
Pianto a stracciar il cuore e
malinconia e tristezza a strozzar la gola e soffocare.
Non trovammo effimera sintonia nelle vie del cuore,
cademmo su un tappeto di foglie ingiallite e
fummo autunno a morir dentro l'inverno..
"Cosa pensi del vivere?"
Me lo chiese al bancone di un bar
bevendo una birra,
la sua mano sulla mia,
gli occhi sinceri del dolore
e sentii palpitazioni
e scosse di echi passati.
E rimasi in silenzio,
non diedi risposta
e presi la sua mano,
la baciai come si fa con le persone care,
quelle che ti lasciano impronte
e ti fan capire perché profuman le rose.
Se ne andò senza nemmeno girarsi
senza fretta, come un Dio
e pensai alla vita
a questa eterna illusione
ai sorrisi dimenticati
e al mare che ora
profuma di te.
Era venuto il tempo.
Che colpa ne ha una bambina
vittima di una mano assassina,
adesso Noemi è costretta ad essere forte
e combatte tra la vita e la morte,
era lì per caso piccola è innocente
ma ad un mafioso questo non gliene importa niente,
perché chi spara seminando dolore
è un involucro di malignità senza cuore,
tu mafioso all'inferno troverai il tuo podio
noi figli del Paradiso Preghiamo e non avrai il nostro odio,
la fede fa miracoli e ci fa sperare
che la forza del bene a Noemi la potrà salvare.
una sola stagione un solo pensiero
restava ai cinquanta e si vantava,
da buon seduttore seguiva il sentiero.
Suadente le disse: “Se vuoi io ti sposo“
ti sposo domani e ti porto a Parigi”.
Era ciò che voleva la bionda moldava,
ormai s’avverava progetto e prodigi
che da tempo lei programmava.
Passarono i giorni da allegri e beati:
premure di un lui, di uomo gaudente,
lei con l’impegno per due innamorati.
Predisposero il giorno, inviti, la lista,
albergo, vestito, pranzo e l’orchestra
tre giorni soltanto alla data fissata.
Come ogni mattina, aprì la finestra
per dargli il saluto di buona giornata,
non cenni di lui e imposte socchiuse
sotto il portone la gente accalcata.
Scese correndo, cercò, si confuse.
“È morto mia cara, è finita la festa.”
Sorpresa, stupita, mirò fisso avanti,
girò su se stessa e piegata la testa
tornò verso casa con ira e rimpianti.
“Ti porto a Parigi, domani ti sposo”,
un tal strepitò: eterno riposo”.










