Sguaiate cornacchie si rincorrono
nelle ultime luci del giorno
Viene presto la sera coi suoi
primi aliti freddi
nei rumori ovattati
nei respiri spezzati
nei gesti iterati
Questa calma mi spiana
le rughe dell'anima e mi
porta il ricordo di
una goccia del mare
di un cristallo di sale
di una rosa appassita
di un amore...
... una vita...
Stiamocene qui
a consumarci le stagioni
perpetrando nel delitto
di non volerci amare.
Trattiamoli così,
come fossero infiniti
e non tremuli pensieri,
quelli che ci legano
-noi, ali di farfalla,
nel fingerci petali
attaccati alla corolla-.
Allor che sarà giunto
l’autunnale vento,
portandoci la pioggia
sulle gote stanche,
ci chiederà ogni foglia
ed ogni gemma staccherà dal ramo.
Saremo alberi già spogli
quando, alla fine, capiremo.
E senza neppure bere il suo nettare,
Leggera vola.
Si posa su di un fiore
le sue ali continuano
a sbattere delicatamente
petali che ha scelto
li contempla
al sole è più bella
e nell'attesa del domani
si spera, di veder
tramonti lontani
nell'anima che danzerà
sulle punte della dita
girando abbracciata
alla speranza
di un suono
incantevole e vivo
Che sarà mai, la bufera
se non intimorisce
se si guarda con coraggio
trasformandola, in una piuma?
candide e soffici come piume,
nascondono il sole.
Osservo quell'angolo di cielo,
una nuova speranza cresce in me.
Il futuro mi appare luminoso,
la tristezza vola via,
tra quelle candide nuvole.
La luce di una nuova alba
si fa spazio fra le nubi
che avvolgono il nuovo giorno.
Illuminata dal sentiero della speranza
affronto il cammino
con le sue mille sfaccettature.
Resto in attesa
di un giorno qualunque
a guardare quella stella
che mi illumina mi segue
dimentico il ricordo della tempesta.
Oltre al limite,
oltre il cielo e le nuvole,
oltre la vita,
il sole nascerà.
Vago e intanto
sento la nostalgia svanire,
ora sono felice
mi appari tu
dolce Angelo che mi proteggi.
Il mare onnivoro, divoratore
Dove vivono d’una morte sorda
Antropomorfe forme di vapore
Sorte dal degrado dell’alba atroce
Su cui s’avventano sguardi cariati
Relitti vacui di una vana croce
In mezzo a rughe di scogli immutati.
E quando cadavere sarà il sole
Qui ancora giaceremo senza nome
Commensali della desolazione
Navigando sulle infernali gole
Con volti storti e inerti come
Scatole ai piedi dell'involuzione
Lei così
Ma guarda un po’ là,
che femmina è questa qua,
ma dove si è visto mai,
una donna come lei;
il naso un po’ all’insù,
gli occhi grandi forse più,
le gote paciose e rotonde,
capelli corvini,
un po’ così,
e l’amore è cieco ma,
non guarda dove và,
è strano come lei,
una donna ,
ragazza che non si è vista mai;
lei
lei,
è così,
un po’ così,
una donna così,
i fianchi grossi e poi,
le gambe lunghe come steli,
i piedi robusti,
la pelle candida,
è una femmina un po’ così,
amore a prima vista,
sei così,
così strana però.
sulla ghiaia antica
e il tuo profumo
che un tempo cinico ha sbiadito
Sei passata come ruscello che
trascina foglie al mare
nel fugace disincanto
di questo incerto tempo
Hai dato una carezza
ai miei ricordi fragili ed ho
afferrato in sogno l'ombra
del tuo profilo
ma la mano è rimasta a stringer l'aria...
unghie sul cuore mi
hai lasciato...
In agenda il CUD e dunque il 730.
L’appuntamento con l’endocrinologa.
Una freccia di colesterolo è stata precisa
a fissarsi nella coronaria. Millimetrica.
Cinghiali sulla statale.
Lucertole su poltrone improvvisate.
Una signora lamenta un parto del 1954.
Maria scolpita in un ulivo.
Anche i nervi si sono seccati. La memoria
Ha un corto su un piede trafitto.
Una ragazza copre un buco nel petto.
Un’altra, forse sua nipote, la rincuora del bambino.
L’ulivo non capisce. Basterebbe
sussurrare a un nervo vuoto.
In sala d’attesa si è tra chiodi in una porta.
La punta che affonda non sente il male.
Il legno invece riempie il nulla
nemmeno sa cos’è il cigolio.
L' emozione è cieca,
eppure ha occhi splendidi.
Io sono una barca
in balìa delle sue correnti.
Perché non posso che essere
palpito e brivido.
O l'onda scossa e il suo fremito.
Potesse arrivarti
la bellezza di ascoltarti il petto.
Il cuore, per ultima cosa muscolo,
per prima ,puro battito.
Quando la morte ci attornia,
assedia e spegne,
sentire proprio lì la nascita,
il fiore aprirsi
sulla fragilità dei petali.
L'emozione è nuda,
splendidamente soltanto
pelle sottilissima.
Potesse giungerti
questo bacio sciolto nelle parole.
Potessimo insieme
abbandonare il gelo
dell'invernale rigidità,
per essere fulgore di fiamma.
Il fuoco cieco e vivo
che manca ad anime ghiacciate.
Ascolto
La voce della coscienza
La voce di chi chiede aiuto.
l’uomo può distinguersi
dall’animale compiendo azioni
eroiche e non .
Guardarsi attorno
respirare gioire della natura intera
si può essere migliori.
Mistero della natura della vita.
Nessuno è certo di come e perché.
Piace immaginare Dio, perché
La vita non sia vana…
Ma Dio non c’è e se c’è ha altro da fare.
Ascolto la voce della natura che mi parla,
mi commuovo davanti a cotanta bellezza.
La vita è un passaggio del guado
da attraversare.
Passare da una terra nota ad una ignota.
Il fiume può essere imprevedibile e infido.
Se riesci ad attraversarlo, sarai più forte.
Nonna mi ha vista crescere
sapendo che mi avrebbe
lasciata prima degli altri.
Come una maga capace
di creare meravigliosi ricordi,
ricordo le mie lacrime sui cocci
a mosca cieca tra gli alabastri
mentre aggiustava le cose
amandomi forse più di tutti.
Con la cenere tra i capelli
e il rosso nel cuore mi portava con lei
a fare il bucato nella lisciva da antiche
bambine, solo per passeggiare tenendoci
per mano sotto un cielo di acquerelli
dove sapevo che quelle stesse mani
avevano tenuto quella di mamma
quando aveva i miei stessi anni.
Il solo pittore che potrà avere riflesso negli occhi
il rosso assoluto è quello che può dir d’aver visto nonna
sul filo dell’austerità insieme alle mollette di legno
arrossire, guardandomi giocare a mosca cieca tra i panni.












