in questa nuova giornata,
mentre guardo le margherite
che fanno da cornice
ai nostri passi.
Siamo sempre più vicini..
Conto ogni petalo,
soffiandoci poi sopra,
entusiasta come una bambina,
che costruisce
un castello di sabbia
e mette vicino le sue bambole,
baciandole dolcemente.
Mi ami o non mi ami?
Io già lo so!
Mi basta un tuo sguardo,
per vedere il nostro sole,
che illumina con i suoi raggi
ogni prato.
Che tipo sei...Serio e serioso,
poco propenso al riso,
e un po borioso.
Eppure, di tanto in tanto,
Il tuo io cosi supremo
cade,
o meglio, cede,
vittima di quell' ormone dispettoso.
E allora... la voce si fa querula,
e l'occhio languido,
e frasi mai sentite s'affacciano
sfacciate alla tua bocca,
CHE RIDERE,
ho qui davanti un orso che annusa ambrosia, e s'è mutato in scimmia
e spavoneggia.
Ditemi voi, che me ne faccio
di un simil uomo
a cui basta si poco ?
Un seno in mostra, un culo un po sporgente, un labbro rosso e pendulo,
e da omaccione serio e pesantone
diventa un cicisbeo odoroso, con tanto di parrucca, e perché no pure col neo.
Che sia un "si"! Che sia un "no"!
Ma che non sia mai un "forse"!
Il "forse" ti lascia la speranza,
t'illude, fa male, ti lascia i dubbi,
tortura l'anima.
Il "forse" ti dona incertezze
mentre il tempo se ne va.
Il "forse" è dannato,
maledetto... diabolico, lascia trapelare
anche un po' di vigliaccheria.
Il "forse" impedisce i passi
e fa avanzare le lacrime.
Che sia un "si"! Che sia un "no"!
Ma che non sia mai un "forse"!
quando le mie labbra toccano le tue
Ho dei pensieri sofferenti come bonsai
Scusa ma sono già le due...
Ho delle macchie sulle gambe
ma solo perché è estate
O perché non credi alle mie storie strambe
ma fidati, ci sono state...
Cosa succederà se vedrai il mio corpo
recita o disputa, ha la parte del torto
A volte le uso come carnevalate sbiadite
A volte come la promessa di un morto
Eppure aspetto che si faccia densa l'aria
almeno in quest'angolo puntuale
A volte ti aspetto come la malaria
di una zanzara inusuale
A volte immagino che tu accarezzi
questa strana acconciatura
di un mancato pagliaccio a pois ma a pezzi
ricucito in nome di una sventura
Con le tue mani sudate di dolori segreti
con le tue pratiche da un silenzio d'asceti
Adesso fa male vedere ovunque le tue orme
Perché è un deserto
rappresentato solo da forme
Che si finga addosso me la tua ombra
Inizio a star bene quando una voce:
"Adesso si sgombra"
Chissà se ti rimarrà
quel viaggio in un chiostro
di infima devozione alla verità
con il dito perverso al mio inchiostro
qui ove stava Dio
e al par del ruminante ella quell'erba
sittanto bruca con voler stantio
e per quell'ogne lume
rinvigorisce flamma
e noi laggiù per la natura d'essa
meniam sì vasta di peccati gamma.
Sagome multiformi
gittansi entro tal becera mistura
ch'io né per gli occhi a mente assemplar riuscìa
dentr'essa umana a discerner figura
dal Signor d'omo amato.
Di quell'opuscol d'ostro rilegato
ch'era, per nostra voce
cagion di saggia vita e nobil fare
e di gentili canti estrema foce
più noi venimmo a cima
ch'un sol ricordo, claro
di quella festa in tale notte spenta
più resta meco e in me lui 'l cor mio lima.
Schiera di fiochi lampi
che uniti cento in frotta parean uno
tal che se fosse lum'ei proverebbe
spirto lor di luce il mio e nessuno
porrebbe lui placato.
Nell'eremo, confuso e desolato
spirtal scelto dimora,
e di gloriose d'intelletti l'opre
fasti negando ha decretato ancora
solenne nutrimento,
e il core, per sue ali
allorché vacillando lui sorregge
dalla caduta ai consueti mali.
Sta questo corpo spento
a rimirare il fiume in su 'l verone
e d'esso il volto scarno già si mostra
perch'ei né trova in tal fiume cagione
da lagrima solcato.
Ed è accaduto tutto in un istante
Quando il respiro si è fatto fame
E sui tuoi occhi è sceso un velo bianco
Senza più forza sul tuo volto stanco
Tutti quei giorni ad aspettarne uno
Ed ogni giorno era una discesa
Mentre la vita ti lambiva appena
L’ultimo istante senza più paura
Lo sguardo perso e la tua mano tesa
Ad indicare chi o forse cosa?
Sola ,e noi li intorno.
Sola senza più noi al tuo fianco,
col tuo coraggio dentro quel corpo stanco
lento il tuo andare privo di lamento.
Piano ti ho sussurrato ...mi raccomando
Sii serena,e saluta chi ti sta aspettando.
Sempre e per sempre,
Mamma.
Il sentiero più travagliato
è quello pieno di salite e discese, dove...
ad ogni sasso è stato assegnato un nome
di qualcuno che ha lasciato il segno.
Ad ogni filo d'erba è stato assegnato un tempo
da imprimere nella propria memoria.
Ad ogni buca è stata assegnata
il momento in cui siamo crollati.
Ad ogni albero che lo affianca è stato assegnato
un giorno delle mete raggiunte.
Ad ogni granello di terreno è stato assegnato
una nostra sensazione.
Ad ogni fiore germogliato è stato assegnato
una gioia ricevuta con amore.
Ad ogni ramo seccato è stato assegnato
un dispiacere che ci ha marchiato.
Ad ogni bivio è stato assegnato
il momento delle nostre scelte.
Ad ogni curva è stata assegnata
il momento di difficoltà di andare avanti.
È il sentiero più trafficato ed è quello dei ricordi.
Viaggio nel tempo,
viaggio di solitudine e pianto,
viandante di una vita stanca
mi attardo con lo sguardo.
Perso ormai lo slancio
in questo deserto livido ,
dove la vita è polvere ,
e nessuno ti cammina accanto.
Viaggio a ritroso, in questo lungo tempo,
e non c’è luogo dove riposare
ne ci sono amici da salutare.
Vagabondo tra i ricordi
con salti di luoghi e tempo
e in fondo sento che niente si e perso,
c’è tutto il mondo in questo viaggio
tutto il mio finito passaggio.
E nell’immenso io vivo.
I-nconsciamente io
L-ascio sprofondare
N-el cuore, me stessa
O-bbligandomi al
S silenzio rumoroso come
T-umulti inquieti e folli,
R-ovinando per sempre
O-ffuscati ruderi e
T-utto quel che intorno
E-merge tra la nebbia.
M-i soffermo solo
P-er amare te che
O-stile... ancor mi rinneghi.
anni di mare, quanti?
ossa di giovinezza cariche
del verde che si arrende,
le smanie di orizzonti
cedute all’onda mille volte
e ancora.
se dalla pietra l’urlo tace
il fiore infine svetta,
mormorazione su vestigi
da un solitario impeto
di altezze. una cosa sola
incorruttibile, col blu.
Avvicinandomi all’erba
ci ho visto dentro una stella.
Quella stella, alzando gli occhi
si abbracciava in cielo
con le altre ritrovandosi al buio.
Nel buio ho scordato il confine
tra realtà e finzione, e potrei
raccontarvi di come ieri sera
fossi gocce di rugiada o un paio
di fili d’erba o entrambi,
oppure nessuno.
Continuo ad arrotolare l’erba,
e il vento continua a soffiare.
Ed io ancora respiro.
E poi all’improvviso vorrei
provare a vedere se so ancora
suonare un filo d’erba.
Ti ho appena vista, o eppur deliro,
sfilarti i tacchi e rincorrermi
a piedi nudi, e giocare.
Eri bellissima.
“Ti ho preso in prestito i sogni
anzi, te li ho rubati”, quel biglietto.
“Ma te li restituirò, non temere
dopo averli fatti volare lontano.
Ci saranno anche i miei, e noi
due” - ma è vuoto- “nel cassetto”.
Dammi ancora un minuto,
ancora un istante,
un attimo,
prima di dire no,
prima di andare via,
di partire,
andare,
e chiudere la porta,
dammi ancora un minuto,
per dirti
tante cose,
il mio amore,
il mio affetto,
le cose che provo,
che sento,
e che magari tu non sai;
un minuto per dirti
di restare,
di ascoltare di capire,
pensare a me,
non correre via,
lascia stare il mondo,
dammi un minuto.








