con tutto quanto ne consegue,
vorrei poter morir le volte che
le spalle gira a un mio richiamo.
Accade solo in quei momenti,
quando nel cielo non v’è una stella,
quando nel mare l’azzurro si dilegua
e dentro, dentro, dentro me
si smorza, la voglia, e poi…
affonda!
sul dentifricio.
E ora che mastico qualcosa di francese,
ora che schizza bava sull'altro volto,
ora che l'enantiomero del bacio segue il canto,
abbasso lo sguardo.
Massaggio erotico del cuore d'osso,
genocidio dei Fusobacterium nucleatum.
Ognuno dice la sua.
Il rosso sa di blue ed il blue sa di bianco.
Scivola il sangue di battaglie oltre il tappo.
Strizzo l'anima invecchiando la boccetta:
ora che è magra si sente bella;
ora che è vuota si sente infelice;
ora che è deforme si sente a casa.
Lo spazzolino si gratta la testa
con le sue rilassanti ossessioni:
mente sporca in corpo sano.
Alla fine è la bava del matto in manicomio.
Più lucida la macchia di fumo.
Ma le parole profumate, tanto,
appartengono solo alla notte
che a volte decide di fare a metà.
se ha avuto un inizio
quando è l'ultima ora...
un improvviso frangente
sa d'aria che asfittica manca.
Non obbligarti a vivere
se sei nulla un corpo vuoto
una mente malata...nulla.
Se sei un altro troppo manifesto
ricordati che hai una cupa piega
seni flaccidi occhi smorti
una mano tremolante...
A spargere virgole maldestre
spazi lunghi nodi alle dita...
Tutto ha una fine...
non obbligarti a curvarti di più.
e l'aria si raccoglie,
tremolio di pioggia invade,
suon di cigno spira
[S'innalza il respir sul monte]
E argento e ambra
muove i passi il pastore
a terra e mar ignoto
Fior maligno
abusa della mia mente,
distruggimi
e donami
-Canta, pastore!
Non vegliar la luna
che ora gli occhi dal ner
ti mangiano-
Al nulla
Il gioco dei discorsi
conobbe l’anima mia
e scrisse il diario
dei tuoi occhi neri
fra dividendi di luna
e rugiada di garofani.
Ed il palcoscenico del cuor
colava sul mio io
come acquerello di poesia
indagato dall’amor del tempo
e tu, come arpa di vento,
abbracciasti i miei silenzi,
rubasti l’abaco delle mie illusioni,
cucisti il bacio delle mie declinazioni.
E capimmo d’esser
pianto dello stesso cielo,
alfabeto d’un preludio di Chopin,
lettera all’universo spento
regalata ad un cuor
colorato da mille tempeste.
era la mia come preda;
ma un osservatore esterno
di una delle dimensioni che scoprono di vedere
non saprebbe distinguerci.
Striscio un po' anch'io,
così come sono cieco.
E col veleno ci mordo i muri.
Una casa per sasso.
Lo stesso che lapida il vagabondo.
Ma in questo deserto di paglia
le tue pupille nere
son carboni alla soglia del fuoco.
Passi nel risparmio dei respiri
con la cicala assorbita dall'orecchio.
Un prurito di formica
sotto pantaloni corti incrociati,
prima una goccia, poi giù la testa.
Odio questa puzza
di affienato silenzio.
Odio l'antidoto
al veleno che nega il serpente
da stanza a stanza
sono oceani trascorsi
vaghi di neve.
al suo posto ogni linea
-perfezione del gesto o
primigenio spazio difeso,
complice lo sguardo
che taglia lembi oscuri.
se potesse, la forbice,
creare campi rossi di papaveri
in posizione zen un minimo
cielo che basti, se potesse
anche il grano che arride al sereno
e tutto l’ordine tutto compreso
in un semplice foglio di luce.
Non pensate a me
come la figlia di mio padre.
Non pensate a me neanche
come la madre dei miei figli.
Per favore non pensate a me.
Non dite – ah sì, quella tipa con il cane nero.
Oppure – ridicola, sempre con
la testa tra le nuvole.
Non mi additate,
ve lo chiedo in ginocchio,
come l’ex di quel tale
che da anni non si vede – che sia morto…?
Ecco, lo ripeto con le buone, non pensate a me.
Ho declinato
il carillon dei silenzi
in un bacio senza casa
ed ho appeso
un inutile tramonto
al filo delle mie nostalgie
ed ora che l’anima s’appresta
all’inchino dei giorni
raccolgo anagrammi di luna,
colleziono ore scalze
posate su un soffio di margherite.
E sporcai di solitudine
il senso impassibile
d’un’eclissi di dolcezza
ed arenai la mia ombra
pettinata di rugiada
fra l’ortografia sgrammaticata
d’un eco riflesso:
son qui, amor,
a ripensarti nel vento.
in evirato sogno
Apro una finestra
come aprire uno scrigno
.. chiarore soffuso
svela ombre di cose
pensieri compressi
rilasciano molecole di memoria
simulacri di un tempo passato
Confusione
stupore
anima appannata
Il sentimento è denso
come un fiume d'olio
ma la foce è ancora lontana....
… a scrivere sulle nuvole
quand’è in arrivo un temporale
(ché poi le mie parole, andrebbero disperse
nel turbinante cielo
ingannevole quanto un aquilone
vestito a festa)
- Bastano pochi secondi
a cambiarti la vita
- Basta lo sputo di un santo
a prenderti a schiaffi
- Basta così… ma così poco
se sulle tempie hai una cinica pressa
che incasina le idee fino a farti impazzire
Sarà, di certo, meglio l’oblio
che lo stillicidio della goccia che mai trabocca
ma scava
scava
s
c
a
v
a
.
.
.
Verrà la fine del mondo
sulle bianche perle
sui colli affusolati
e su gentili mani.
Verrà sui cieli dell’estate
sui camini appena accesi
sulle onde frantumate
su scogli annichiliti.
Verrà sopra le guerre
che siano perse o vinte
su occhi fissi all'orizzonte
sulle labbra dolci di sorrisi.
Verrà su ogni sogno
che giace tra i cuscini
distruggerà ogni alba
uccidendole i tramonti.
Verrà sulle piazze e le fontane
sulle chiese e le campane
su ogni cosa che si muove
su tutti i nidi e sulle alcove.
Verrà su ogni croce ed ogni Dio
su ogni forma di preghiera.
Guai! Se già non sei perduto
nel momento che ti trova.
ora ne ho più bisogno,
sono fragile,
mi sembra pesante il mondo.
Vorrei vibrare leggera
come il petalo di un fiore
che vola su un
leggero soffio,
che danza intorno al sole.
Abbracciami stringimi forte,
non voglio vedere il buio.
Se tu mi tieni stretta
Il freddo non mi prende e
viene presto il giorno.
Posa le tue labbra
sulle mie irrigidite,
riscalda il mio futuro,
spazzando via
le tristezze infinite.
Come una magia
il tuo amore mi guarisce,
dalla malinconia
dalle ore che passano
Insulse.
t'ho cercata per nominarti guida
e averti come saldo appiglio
nel mio sprofondare sempre più strenuo
ma tu, selenita indifferente
a canti che per me hai intonato
anziché incuneata nel cuore
per chieder se corretto il cammino,
stavi rintanata tra i crateri
nelle perenni dimore del senno
dove quel che è vacuo s'accumula
poi, dimenticato, freddo scompare.
Prossima alla fine provi ora
l'irato sentimento d'abbandono
che nutre il petto dei disperati;
e a riempire la stanza c'è solo
il silenzio di chi sa che il pianto
è denaro che dev'essere speso
con l'aspra parsimonia del cordoglio,
quest'oggi assente al tuo cospetto.












