un suono dolce
chiaro,
una ninna nanna nuova
una melodia scaccia via tutto il resto.
Resta con noi
la dolce attesa
del pianto di quella bambina,
resta il profumo
che sembrava sparito,
dimenticato,
resta il suono
dei violini in attesa
di questo pianto...
Ed ecco che riecheggia
una felicità mai provata,
una vita che si affaccia sul mondo.
Ed ecco che arriva
quel pianto di felicità.
quelle che si morsicano nell'attenuar di fame
Cilindriche
ruotano come lingua fra denti
su labbra che prudono
su zigomi orfani di porpora
Viaggiano al ritmo dei quattro quarti
anch'esso tondo
ancora sposo dello stesso letto
e di sposa corona ad abbracciarne il gambo
Di là dal mare,
nell'oltre martoriato dalle fantasie,
nella regione dell’ultima ragione che rimane,
di là dal mare il cielo si abbassa.
Si china, prostrato e consenziente,
a dare in prestito un po’ di blu che abbonda
per riversarlo appena sotto l’orizzonte.
Noi poeti siamo piccoli,
noi che in un verso reclamiamo verità,
siamo una goccia della nostra riva.
Le prime luci che accendono la baia
spengono di già il nostro ardire
e rimaniamo qua, a raccontarci i fatti della terra.
Non mi alzerò quando l’alba schiuderà
piano i tuoi occhi, e con loro i pensieri
ma piano resterò lì ad abbracciarti
mentre mi appari così piccola.
Quando ti sentirai pronta per traslocare
dove i sogni tuoi incontrano i miei,
mi troverai ad aspettarti da sempre
in un cantuccio, dentro a una scatola.
Tramonti rossi, albe, aurore
e notti fitte di stelle da dimenticare.
Porto con me bagagli gremiti
di delusioni e di perché.
Piove, ma non mi fermo!
Anche se il carico da portare,
ha il sapore amaro di baci falliti,
insinuati tra labbra e freddo.
Ci penso e avanzo senza voltarmi,
col vento a favore, che mi spinge
dove i taciti desideri, ancora confusi,
vengono esaminati tuttora dal cuore.
Un cuore privo di pulsazioni,
un cuore perso tra lividi ancora vivi,
un cuore... che non sa più tacere.
Cercherò un posto sconosciuto,
dove posso lasciarlo gridare,
dove potrà maledirti tra i deliri.
Vago finché la memoria cancelli
ogni immagine, ogni ricordo,
di tutto il gelo calato tra vestiti e pelle.
Il cielo è in tempesta, ma non mi fermo!
Narratemi dell'Italia l'eroe
Che greve furor contro i nemici
Seppe più che la ragione
L'orgoglio di Roma; che di beltà
Abbacinante, come solo l'italiano puote;
Che d'infamia rivestito
Nel ricordo commuover suole:
(E di altre cose ben note)
Combattendo, vinse!
Amando l'Italia, lei lo cinse!
Come lui, o Muse son d'amor per voi,
Così nella misura che conoscete
Sappiate quanto poco sono
E se d'un verso solo getto a crogiolo:
<Viva l'Italia fascista finché non muoio!>

Se il mare culla
con l'onda leggera
la musica dolce
giocando col tempo
malgrado l'età,
se il sole fuggente mi lascia
quel raggio d'amore
è le stelle lucenti farmi abbracciare
la mia libertà,
felice sulle ali del vento marino,
lasciando il profumo
di questo celato destino,
a chi mi ruba un furtivo sorriso,
canterò a squarcia gola
la gioia realizzando sul mio
vitale palcoscenico ancora inciso,
e con l'ispirata pace in azione,
rimanendo solamente
la febbre di una poetica illusione.
… che non appaga
da quando perdesti le isole
e senza terra, e senza piedi vaghi
o cadi, fingendoti umilmente candido
- pro-vocazione di un’indole storpia -
Poi arriva la neve di maggio
- con rose verdi al cospetto -
a coprire l’odiosa stagione
insegne spente,
grida lontane
l'eco si perde.
Chiusi in vuoti stretti,
parole, risate,
solo un ricordo.
Manca allegria
una stretta di mano,
manca amicizia
la fiducia nell'uomo.
Bambini smarriti,
oppure mai arrivati.
Si cerca un pretesto
per chiudersi in casa,
che belli quei tempi
di tutti insieme,
senza preconcetti,
solo voglia di
volersi bene.
salendo ai colori del mare
con la mano nella tua
abbiamo sussurrato alle stelle
chiedendo il loro tacito consenso
dalla notte trasformata in giorno
cavalcando le lancette dorate
con lo sguardo nel tuo
abbiamo ammirato ed applaudito
il loro lento danzare
con ancora pagine
piene di parole e disegni
non ci siamo più voltati indietro
camminando ancora un passo
insieme verso la felicità
Parole lunari,
crepuscoli disciolti
in un campo di grano
ed ecco scambi di malinconie
schiudere i miei occhi
sulle cicatrici del tuo addio,
ed ecco danzar
il mio respiro di cristallo
sulle coreografie poetiche
dei miei anonimi pensieri.
Mi ami ancor
in questo naufragio
di notti senza nome?
Sto sveglia sulla lontananza
- è lampante: che poi ritorna
al posto che occupava sempre
qualcosa di speciale
qualcosa di normale
presenza volto odore
la chiara scrittura del quotidiano
malauguratamente
come palla di carta
messa a tacere nel cestino
C’è il poster di cento anni
ha la faccia del sole
e un sasso da lanciare al mare
la grande sfida alla gravità
e subito l’abbraccio, dove
specchiare gioie di fragili cristalli
Sono vecchia – ho cento anni
germogli da poco nati sono legni
le braccia hanno lasciato giri di collane
il collo è un orfano
è la gruccia senza camicia
come sarebbe facile se fossi te
(darmi la mano quando esci dallo sguardo)
Enumerar spiccioli d’anima
come stelle appese a un filo,
come rugiada sui discorsi
dimenticati alle porte del mattino.
Era un giglio virgolettato d’inverno
il nostro battito inciso d’eterno,
un passaggio di lune senza rotta,
un vernissage di sguardi senza sosta.
Ed il bacio del silenzio gravitò
sul calamaio dei nostri cuor
ed un inchino di cielo reciso
albergò sul nostro petto d’improvviso
in un assolo di mare spento
perduto nel vuoto del ricordo.











