Non darti pena se hai mani piccole occupate
a rasserenare i sogni di chi ti sta accanto.
I tuoi occhi felici saranno il colore primario
che graffiterai sulle pareti delle loro espressioni.
Sto imparando ad ascoltare quello che non dici.
E quando un fascio di luna sbaverà sul muro
della distanza che ci separa, lo seguirò col dito
senza il bisogno di darmi altre spiegazioni.
Andrò errando all’imbrunire
finché la rugiada vedrò umettare
le gemme a primavera.
Mi affiderò al viaggio di un girasole,
e unici compagni del mio andare
l’inquietante ombra dei miei passi
ed il grido di una lacrima tra le ciglia.
Frantumerò cocci di vetro alle spalle,
mentre, sull'altare del cuore,
forte pulserà il ricordo di pagine sbiadite,
di calendari stracciati dallo scorrere del tempo.
Ti ritroverò anima mia,
pur dovessi scalare vacillanti ponti
e sfidare controvento la tempesta.
Mi difenderò dai tuoi arcieri,
con frammenti di diamanti e grani di rosario.
Tra le braccia ti cullerò domani,
e davanti ad arnie di miele selvatico
sazierò la tua fame e le tue voglie,
e dolci parole smollicherò su candidi fogli.
I nostri giorni domani,
saranno passi su sentieri d’inchiostro,
che racconteranno la storia
agli equinozi di nuove primavere.
non ho equilibrio per salirci su.
Eppure, vorrei raggiungere una quota,
un punto appena appena sufficiente
per colorare questa stanca pelle
di una tinta che mi ricordi il blu.
Nel tempo in cui tanto filo davo
agli aquiloni figli dei miei sogni,
non si poteva immaginare un oggi
dov’è fatica già guardare in alto.
Mi dico sempre che non morirò
e forse ciò dovrebbe ormai bastarmi
ma la paura anche i più forti avvolge
in quel momento di sola verità.
Mi costruirò un rombo d’altri tempi,
fatto coi fogli del mio quotidiano
e proverò andando in mezzo al prato
a chiedere un aiuto a qualche vento.
Nel mio nome, Lei,
dove non se ne sente il lieve suono di vita.
Dimmi ora dove sei, dimmi ora dove sono.
Divido l'anima che cerca il suo senso,
che una volta eri tu ed ora ti nascondi.
Tra i pensieri ed i ricordi malati passeggio,
ci sono alberi, voragini e maestose mura...
miriadi di scritti di innamorati finiti male,
miriadi di scritti di speranza urlata ai venti.
Divido una lacrima che, ancora tra gli scritti,
cerca invano il tuo sospiro e la tua firma...
per fermarla devi dirmi dove sei, così...
ti vengo a prendere dove ci siamo persi
tanto... quelle mura son state create
per salirci e farci l'amore.
Rosso
pronto è soccorso
alla prova
dove il tempo non conta
dove i binari di una vita
cambiano, assumono cicuta
e vanno per morire.
Un uovo che si rompe
e avvolte nella nebbia
certezze mutano, in indigesti
fusilli allo strike
una camicia che si accorcia
si alza ... bianca
come una bandiera
e spasmodica diviene
la ricerca a ritrovare voce
per il capitolo a conclusione;
ed ecco, come tutti
dimenticando chi siamo
torniamo bambini
ad esatto contatto
con la sostanza.
Affondo in un pensiero tenace,
assalita completamente dall'inerzia,
dove mi arrendo consapevole che...
nel ritrovarsi in un sapore di pelle,
dove le mani non hanno tregua,
dove l'ardore non ti lascia scampo,
è sempre un viaggio oltre la mente.
Sprofondo nell'abisso dei tuoi occhi con
un tuffo dentro agli ansimi dell'anima,
con l'essenza impazzita dalla voglia
di passeggiare tra i folli sensi tuoi.
I nostri corpi leggeri danzano
lungo i sentieri alberati di un
appassionato amore distruttivo.
Sono questi gli attimi in cui
un abbandono di ragioni e logiche
ci rende felici in una insana pazzia.
dentro un frantumato
specchio dei ricordi
in questa notte vergine
morsa dalla brina
mentre scorrono le ore
come grani di un rosario
in questa giostra d'atomi
e di lacrime sporcate
sono foglia senza ramo
alga senza scoglio
nell'asimmetrico sentire
di ogni solitudine
e in questo tempo inutile
di frasi sillabate
cerco un rumore nuovo
un giglio sopra i rovi
sotto una bianca luna
spersa sul nero sfondo
della notte.
su tetti illuminati
dalla luna: angoli
d'argento che si riflettono
sull'anima:
dimentichi il freddo,
vedi magia che
solo laghetti e sentieri
ghiacciati possono dare.
La terra che pare dormire
ed invece palpita piano
sotto di te.
Potrei dirti quanto sei bella
con quei fianchi scoperti e le spalle al muro,
quando aspetti di essere amata.
E’che prediligo quel momento prima dell’alba
perché non mi dà ragione, e fra le ciocche dei
miei pensieri ti fermi a giocare… arricci il naso
e muovi le dita con la malinconia di una fata.
E’ sul far del giorno, che è di chi non sa morire,
che mi hai afferrato i gomiti come a dirmi che
quando l’universo è disposto a farsi guardare
lascia in dote tante domande e nient’altro
che solo una persona come risposta a tutte,
ed io sto come su un’ altalena, a cercare la forza
nelle gambe per spingermi sempre più in alto.
Metti un po’ di incoscienza ora, quel vestitino
bianco e scendi… c’è un cielo che sembra
primavera, e l’aria autunnale
che vuole accarezzarti le gambe.
Ti prenderò per mano e… “…sarò io stessa
a portarmela sui fianchi, tu prendimi.
Alla vita penso io… quando fuori c’è il temporale”.
Di sicuro..è cenare perché devi, senza sapere se farai qualcosa prima di dormire.
E' non riuscire ad essere di buon umore ma nemmeno il contrario.
E' guardare dalla finestra, senza chiederti cosa accade fuori.
E' vivere in un limbo, dove i ricordi non ti toccano, perché tu stasera sorvoli.
Si, sorvolo tutto, le lacrime, il dolore, i dispiaceri ma anche le gioie, le vittorie, l'amore.
Guardo tutto dall'alto senza giudicare e vivo nel distacco totale, fuori dal frastuono, in ascolto del silenzio. Quel silenzio che parla di cose vere.
E scrivo, perché le parole stanno andando da sole, non voglio gestirle, sorvolo anche loro e non le giudico, mentre le dita picchiettano cercando di spiegare il cuore anche a sé stesso. Inspiegabilmente io sento, che domani lui avrà capito.
Ed è così che fermerò questo momento. Che trasformerò l'inconsistenza di questa sera in un passaggio fondamentale, perché siamo noi a dare valore alle cose che ci accadono, noi e nessun altro.









