Viveri e vivande alla veranda
Vidi; vece del pasto alla locanda
Resti e reperti nel cumulo misto.
Profumate cibarie d'anticristo
fan, addossato al resto d'una ghianda
Sul banco, la lama nel muro manda
Di molti giri il veterano vispo.
Malconcia fu e malconcia è la casa
Che le più grandi menti fece entrare!
Ove i tori veneran di baci e braci.
Gli occhi nel tavolo giran fugaci
E stomachi brontolanti echeggiare
Che'l timido Bellerofonte sfasa.
nascondono insidie e cattiverie mentre...
ogni verità vien calpestata da invidie
e da talloni di profonda ipocrisia.
nascondono tracce di lacrime per
dolori immensi e tristezze profonde
occultate dietro finte forzature.
che non trapelano i veri sguardi
per confondere chi non ha veli.
Son volti che portano maschere.
Già è un anno di senato
dacché Romoletto,
a trovar gli dei, se n'è andato
santi numi solo a crear scompiglio
è arrivato, divise l'anno:
troppo lungo e troppo corte.
Li ho per nascita
ostinato il terzo,
solo con le tulle per il Celio.
Ancor è marzo
dell'avventato
sceso giù per il cunicolo, quando
a Tarquinia si spostò Prisco
cercava un vanto di centravanti
e con Massimo comprò ludi per il circo.
Ma serviva un cavallo piccolino
in vimini col crinale,
lì ... ci pensò Tullio.
Dopo che 'l Tevere regalò il luccio
con quella tarchiata faccia superba
non si poté più pescare,
il luccio bambino volle dare il la
ad uno sport piuttosto brutto: il lucrato violetta
stop di Bruto che ci mise una pezza immediata.
Ecco perché ora a Roma mai si vince
troppi sono stati l'essepiquerre.
Luce e buio si susseguono
Veloci nel vago quadro
D'elenchi telefonici.
Comparire sul mondo
Senza vesti o carte o urna
In quella pazzia che è
la vita.
Comparire sul mondo
e scomparire dal mio
e poi scomparire di nuovo
da questo.
Comparire sul mondo
Ed uscirne con una barca
e i sorrisi e gli amori
e un pugno d'aria.
Comparire sul mondo
...
...
E allora?
Non ricordo il mio nome,
neppure quello del mio Dio,
sono solo un numero senza importanza,
uno schiavo alla mercé del delirio.
La stella di David strazia il mio petto,
è il mio passaporto per l’inferno
e stride nella mia mente
il cigolio di quel vecchio vagone
come il singhiozzo di un bimbo ferito
nella quiete agghiacciante del destino.
“Sporco ebreo, non meriti di vivere!”
Ed odo risa ubriache d’orrore
aggrottare i miei occhi
crocifissi inermi alla morte
contro quel recinto di filo spinato,
seviziato come un cane randagio
affamato d’uguaglianza e rispetto,
come fossi un vecchio rottame,
un inutile rifiuto umano.
Ormai sono solo un gomitolo di ossa
piegate dalla fatica e dal freddo,
han saccheggiato la mia dignità
ed ora volo nel fumo di quel comignolo
pesante come piombo,
come la coscienza dell’uomo
schiacciata da un cielo assassino.
il suo implacabile... plic,
dall'altra parte del vetro,
canterebbe il Pettirosso.
Sa di grigio il tempo,
sia fuori che dentro.
Sa di umido e muschio,
sa di pioggia e vento.
E plic, plic... piove
e il suo rumore mi prende.
Guardo l'orologio appeso,
tic, plic, tac e passa il tempo!
Due briciole sulla finestra,
un ragno che tende il filo,
due gocce dalla grondaia
e il Pettirosso... canta giulivo
spire di serpente
fuoco nel cuore
ghiaccio nella mente
Ho un'anima incolore
sbiancata dai solventi
nel freddo di uno stagno
senza vita né sorgente
Brancolo nel buio
accecato dal destino
Mi azzero nel futuro
in ginocchio... e a capo chino
Lo scrigno dei pensieri illumina la mia mente
Vivo al centro , non alla periferia
Del mio universo personale
Cerco l’essenza, il senso della vita
I dolori,la gioia, il bene, il male
Tutti insieme note dell’esistenza
Ho percepito volgendo lo sguardo alle stelle
L’infinito immenso
Ho preso la speranza e ho vissuto nella sua viva luce.
si apriva su un vicolo stretto
e grigio, dietro un cortile
vecchio e scalcinato.
Ma la bicicletta rossa splendeva
al sole accanto alla pianta di glicine.
Così sono passate le estati
della mia infanzia,
tra petali lilla e quadrati
di pietra.
Ora non possiedo più le chiavi,
non potrò più vedere l'abbaino, dove,
oltre i tetti, intravvedevo il campanile
del duomo: per me allora il mondo
era tutto lì, tra una penombra
di chiesa e la calma del vicolo.
Se chiudo gli occhi ovunque sia,
sono ancora lì, nel mio vicolo
per sempre.
nell'opaco del fiato che piano svanisce.
Gocce monotone fanno strada al silenzio.
Reggo la tazza insieme al mio umore,
sorseggio un po per volta la malinconia e
mi ricopro una spalla dal fresco trapelato.
il boato nel cielo accompagna il mio respiro.
Traccio col dito un disegno deforme,
di un cuore spezzato, che va cancellato
dalla mente ingannata e dall'anima afflitta
da un amore finito nell'oblio del tempo.
a me predestinato, poi rifletto... non è che
andando via, si dimentica ciò che è stato.
Posso cambiar vita, sensazioni e luoghi,
ma la pioggia rimane la stessa...
è una tempesta che fa un temporale!
Per fare poesia
non serve invito
nemmeno sonoro motivo
neppure sostegno
di quadro stupendo
... se è poesia
esce dal cuore
condita, con un po' di ragione
sposta in un quadro
ad ascoltar musica
di tutti i colori
e ... senza pagare biglietto
le basta solo, un gesto d'affetto
... la tua lettura.






