Chi nasce tondo
non può morire quadro
e questo detto
proprio ti si addice.
Che stupide noi donne
si dice ancora che..
Chi di speranza vive
disperato muore
È qui che noi sbagliamo
sposiamo un tondo
e ci aspettiamo un quadro.
C'è poi chi dice
meglio soli
che male accompagnati
saggio l'adagio,
bando agli attriti
basta al livore,
nessuno più che si dispera,
basterà dirci
buongiorno e buona sera.
Un bacio
un letto
poi caffè e cornetto
e come dice il detto
Il matrimonio...
L'unica guerra in cui
si dorme
col nemico nel letto.
Più che uomini
… marionette
a puntare dito al niente
d’ignoranza, sempre pronte
sempre pronte a spunti
di guerra, sia calda sia fredda
in un feroce nazionalismo
travestito da gattino
dettato da semplice piacere
sopraffino
- che vorrebbe Orazio
prezioso e travisato alleato
nel suo “carpe diem
quam minimum credula postero” -
per dar peso
al proprio scarso pregio
che nulla trova di meglio
di una corda intorno al collo
per tirare l’altro verso il basso
… sinché
non raggiunga il vuoto.
è lì che al meglio sono i miei talenti,
il mio sottile sarcasmo,
le mie rime migliori.
C’è del conforto nell’esser triste:
è quando meno rido
che più forte è il mio scopo,
la mia spinta all’oltre.
C’è del conforto nell’esser triste:
è tempo perso quello in cui io non mi rivaluti,
è spazio vuoto quello in cui io non balli allo stremo.
C’è un nodo nel mio cervello
che si scioglie a mano a mano,
ma per ora cerco conforto
nei pochi momenti in cui sono umano.
luna luminosa nel cielo notturno.
Donne impetuose come tizzoni ardenti
solitarie meteore o stelle cadenti?
Combattenti e volitive
dolci e sensuali Donne...
Musicali e melodiose voci
nell'anima di una donna
contro il mondo in guerra.
Schiaffi assordanti
sulla pelle innocente.
Mai più.
Amore, sei tutte le albe
che ricamano il mio cuore,
solitudine di marzo
sui capoversi del mio mare.
S’accoccola la mia vita
sul ritornello delle labbra tue
ed il nostro petto
sarà dolce fiore reciso,
letteratura d’incontri lunari,
poesia di silenzi appuntati.
E se lacrimerà una divisione
su un battito di sbagli,
i violini dell’anima
cuciranno canti di stelle,
allora amore,
naufraga nei miei abbracci,
ricorda il carillon dei nostri passi:
siam virgole di pioggia emozionale
incise nel vento dei nostri ricordi.
Dammi il respiro che mi manca...
per dar fiato a queste grida
che oltrepassano anche i nostri sogni.
scorre sulle tue colline,
col il tocco di precisione
fa salir il piacer al culmine.
Il supplizio di un'attesa
si esibisce nella tua difesa,
il sol pensiero di sfiorarti
nella notte, rende onor alle mie arti.
Il sentir la tua voce gemere
arricchisce il mio urlo di piacere,
nel silenzio che mi travolge
trovo il desiderio che mi sconvolge.
Danzi sul tempo, dell'effimero senso,
il germogliar di ciò che io penso,
corre nelle selve, il gesto adolescente
corre lungo il ventre, ciò che si sente.
Il destino di quel pensiero,
effimero nel tempo, ma forte e fiero,
raggiunge il culmine del petto,
per dar voce a quel che non si è mai detto.
Sempre più
Provo affetto per te,
e il tempo
non ha intaccato
il sentimento,
che è sempre forte
e verde,
come negli
anni miei più
giovani;
ti voglio bene ogni giorno,
ma tu non lo sai,
non ci pensi,
sei distratta a volte,
persa nelle tue lune,
vorrei che tu lo capissi,
che ci pensassi,
se stessi ferma un minuto,
sono sempre con te,
vicino a te,
negli anni,
ascoltami,
ascoltami.
"A quest'ora i sognatori
vegliano,
memori delle parole!
Ne costruiscono solide
immagini,
strappano sorrisi ai bambini,
E silenzi agli adulti.
Non chiamarli "folli",
Se li senti cantare.
Corteggiano le stelle...
E danzano con la luna.
Anime solitarie,
Notturni poeti!"
non meriti neanche
di restare nella mente.
Mi chiedo il perché,
della mia scelta
delusa allontano la risposta .
Tutto è lì,
ancora quell'enigma
come un rebus da risolvere.
Sai che ti dico,
che non meriti nulla,
ormai sei svanito.
Parole che le mie orecchie udivano,
ora non ascolto più.
Quelli come te,
restano soli,
in un limbo di isolamento.
Io sono diversa,
per fortuna ho capito
quanto eri subdolo .
Ma sei lontano ormai,
non voglio più pensare
a quello che farai.
E non mordere i miei sguardi
e non saziare i miei spazi,
il giorno è un garofano
riscritto di pioggia e d’accenti
ed albeggio sul tuo cuore
come antefatto emozionale
del palcoscenico del mio dolore.
Pentagrammi d’inverno
rimproverano il mio eco
e tu,
bozzolo di vento sul mio petto
vesti pure i miei silenzi,
spendi i miei pensieri
fino a lacrimarmi dentro.
Non germinar solitudine,
non ferir il bozzetto del mio tempo,
l’amore è un costato
di storie capovolte,
siamo autori d’occasioni
inchiodati al diario
dei nostri mille errori.
per distoglierlo dalle sue precise mete.
Ho spento i pensieri, abbassando gli occhi,
dove la polvere s'imprime nella mente,
tra gli angoli dei ricordi,
tra i viali attraversati dal tempo.
Ho serrato porte e finestre,
issando muri di cinta e barriere... e
resto immobile in questa cassaforte.
Ho segnato la combinazione
per uno spiraglio che attendo,
per un filo di luce... per una speranza,
quella di riaprire il cuore, di toglierlo dal buio,
di scalfire quel macigno e di buttar giù quei muri,
anche se quelle crepe serviranno a ricordare
alla tenacia con cui ho chiuso tutto.







