Nel nuovo capitolo del libro
che sto scrivendo l’ho lasciata
inginocchiare vicino a mio figlio,
con lei ho il cuore morbido
ma fa tanto freddo nel mio vuoto.
Perché le parole a volte tremano
ancor prima di esser scritte, forse
solo perché non è che una figura.
O come diresti tu angioletto, così
ti chiama lei, l’alone su una foto.
“Una presenza, è così che direi.
Che mentre tutti ridono con te
guarda negli occhi la tua tristezza.
Non è mai un appuntamento lei,
è un laccio con uno scopo preciso.
Non è esserci sempre, è non
andarsene mai… pss, l’amicizia.
Non chiederti chi sono io, solo
un perfetto sconosciuto… quando
io porto una lacrima, lei un sorriso”.
C’erano le rose bianche
e tra le dita i petali
che di velluto intrattenevano
meravigliati sguardi
C’erano le nostre arterie
a pulsare rossi incandescenti
così vivi - così vividi
da ossigenare sguardi mai dispersi
C’era tutta la magia
nell’incantato bosco
dove ogni humus
trovava la radice
- e i nostri umori, erano radici -
Ma un giorno infame
una tempesta vorticosa
così impetuosa - così impietosa
ti strappò via, violentemente, dal mio abbraccio… e da quel giorno…
c’è soltanto vento
a sussurrarmi le parole
- non dette -
Poi torneremo a incontrarci,
la stazione avrà nuovi lampioni
e panchine d’argento, riflessi
di sole sui binari e cicatrici
antiche. E’ il viaggio, l’amarci,
in ostaggio le parole delle canzoni,
i cori del convento e le eclissi
delle stelle binarie divoratrici
di polveri cosmiche. E si scioglierà
l’abbraccio nel perdono al fato
e sarà il bacio una nuova partenza
verso i sensi, le sinapsi della mente,
le arterie del cuore, le verità
pronunciate con gli occhi, l’afflato
di ogni voce, la luce a intermittenza
di notte, l’acqua che torna alla sorgente.
La mente incanta le sue rotte, fragranza
alla foce di ogni desiderio, mi tocchi
in questi diversi istanti, rarità e bellezza
sono solo rintocchi dell’anima,
galleria infinita di trucchi per sopravvivere
all’urgenza della voce, croce e dolcezza
sul trono dell’amore in crono.
Ieri ho lasciato la tiara, tra il sonno
e la passione, era bordata con l’oro
delle tue latifoglie alle soglie del sogno,
non mi è dispiaciuto lasciare la notte,
questo luogo deserto.
sulla tela di un pittore antico.
Non affronto le tue labbra
per non restar ancor sospesa
su di un letto disfatto.
Per non aver il marchio
sulla mia pelle che nuda
si concede alla tua.
Non ti affronto a viso aperto
ma mi nascondo nel mio cuore
è li... che perdo ogni battaglia.
un bacio,
un appuntamento
e poi, ti ritrovi
fra bimbi piangenti,
piatti da lavare,
panni da stirare.
L'amore, la magia
di noi nascosta
tra strati di quotidianità
ma non dimentichiamo
mai, se possiamo,
un sorriso...
Anche di sera,
al buio, tra stanchezza,
ci aiuterà...
Solo un istante,
un momento,
un efflato,
un secondo,
tale è la felicità,
dura poco,
e finisce presto,
felicità,
effimera e caduca,
come le cose umane,
la cerchiamo nel nostro giorno,
per la strada,tra il traffico indifferente,
nella nostra vita quotidiana,
un po’ di felicità,
di serenità,
che fugge tuttavia,
a volte dura un po’,
a volte pochi istanti,
pochi.
Nuvole lievi, notturne trame
con lo sguardo perso a voi mi affido.
Sottili ghirigori
eburnee mani, dita di stelle
rilucenti in questa volta buia e silenziosa,
siate la guida dei mie pensieri
che cercano risposta.
Nel vento caldo di una notte estiva
vi affido i sogni ed ogni mio respiro.
Confusione
Ah piccola che confusione,
il mondo gira,
come un pallone,
tutto di corsa,
tutto di fretta,
e siamo schiavi della pubblicità,
dei media,
delle convenzioni,
e c’è bisogno di tutto,
qui ogni cosa è un esigenza,
e il mondo che confusione,
un minuto,
per fare l’amore,
per dirti parole,
per dirti qualcosa,
farti sorridere,
ridere,
mondo che gira,
come un pallone
E’ lì che mi piace giocare
ad acchiapparella
con la notte, nell’equilibrio
incerto di un’altra acrobazia.
Dove le parole scritte tremano su un filo
di voce, nel tono degli occhi di chi legge.
Dove il poeta fa dell'illusione
la sua calligrafia.
D’estate
andrò per i sentieri
solleticando la terra polverosa e secca
voli minuti convoglieranno le gambe
ma lasceranno volare ogni piccola creatura .
La rugiada
disseterà i miei frammenti d’anima
e il vento indisturbato
ne raccoglierà
il profumo.
da aspri tramutarsi in dolci curve
con i sentieri in ventre di collina
allungarsi fino alle più alte cime.
Di qua, l’oceano rimpiccioliva
e assieme a lui ogni altra cosa dentro.
Cos'è accaduto nella mia stagione
io posso raccontarlo, oltre che a me,
a chi nei sogni cerca il nuovo
e dell’amore più non si accontenta.
Ascolta! In meno d’una sola ora
davvero il tempo non si vergognò
di fare tutto e il suo contrario esatto,
perfetto esempio di saltimbanco pazzo.
Così, notai ciò che da sempre voglio,
la neve rossa cadere sull'azzurro,
sì azzurro, il mare, per via del fatto
che mai follia potrà inventarsi altro.
Cadeva, la neve, poca per fortuna
e appena giunta al suolo
si mescolava in dose esatta e pronta
nell'officina di colori e forme nuove.
Vidi la pioggia, la detestata pioggia,
come quando, da questa mia finestra,
io la vagheggio di consistenza scarsa,
punta di spillo in un’argentea tinta.
E cosa dire poi del vento,
ma non di quello che si conosce già,
bensì dell’aria che al suo passaggio
sgancia carezze sul viso di chi incontra.
In altra rapida sequenza, la nebbia...
Lastra compatta, volle oscurare il brutto,
non solo giovinezza di droga devastata,
non solo litorali cancellati dai cementi,
ma anche i ghigni di chi intanto muore
dentro una vita dedicata al male.
Poi, fu la luce a fare da protagonista
in ogni angolo del nuovo microcosmo.
Fermò i suoi raggi sulle prime rughe
della mia fronte rivolta alla sorgente.








