Vorrei il male se ne andasse,
vorrei che le parole dure,
che quelle sbagliate,
volassero via,
e rimanesse sulla terra,
la comprensione
e il perdono;
vorrei rimediare,
dire una parola giusta,
una parola di pace,
per ritrovare un amico perduto,
per trovare serenità
e un dialogo.
nascondono la verità.
Sanno quanto valgono
non si sottovalutano
sono forti mai deboli
osservano e vanno oltre.
Non perdono dignità
con esseri insensibili
donne come poche.
Non si fanno comprare
nè con i soldi
nè con l'amore finto.
Hanno il coraggio
di andare avanti,
hanno il sole tra le dita.
lottano e credono
in loro stesse
all'infinito.
Anche se la vita
le mette alla prova,
con tenacia e grinta
oltre il tempo che scorre.
Non si arrendono,
non mollano
e non si lasciano plagiare
da esseri
che le vogliono modificare.
Ritrovano il coraggio
di tornare ad amare,
anche se la sofferenza è tanta.
Sul loro cammino
incontrano la speranza
con la forza
di ricominciare.

Cade il petalo d’un fior
sull’indirizzo del nostro amor
ed il mio petto è un pianoforte
che autografa i tuoi giorni,
ed il mio sguardo di luna,
dolce alfabeto dell’anima mia.
Tu che incidi i miei battiti
in un diario di rugiada,
colorami del tuo tempo,
iscrivimi ad una colazione di stelle,
bussa l’infinito al nostro cuor,
siamo inchiostro d’emozioni
rubato ad anagrammi d’universo.
anche le lenzuola sanno di stantio.
Ci vorrà molto tempo per risistemare
tutto il disordine che ho dentro e fuori.
Il vuoto ha invaso il cuore,
nulla più sarà come prima.
La testa è affollata dal niente,
che hai lasciato insieme
ai panni sporchi da lavare.
Le lacrime ormai son vagabonde...
mendicanti di emozioni, soffocate
in quel cuscino, dove le urla
non verranno mai ascoltate.
Annego in qualche ricordo sparso
e, nella penombra delle finestre chiuse,
tra brandelli di pensieri assemblati,
che salgono nella memoria logorata,
mi fa compassione l'impronta di rossetto,
che sul bicchiere è morto come me.
davanzale del nostro amore,
ancora dell'imbarcadero
che indossa il nostro navigare,
che disegna la ragnatela
degl'intensi lamenti di piacere.
Corpi che s'abbracciano
nella nudità dell'amore,
illuminato dalla lanterna
dei sentimenti,
che s'attorcigliano nel
ventaglio dei nostri sogni,
tra l'arcobaleno dei profumi
che avvolgono l'amore
Coi pantaloni bassi in fondo al culo
Dicono che sia la verità
e allora così come il buio danza
in una stanza resterà
Con maglioni sformati ed in guerra con me stesso
Con la mente in fissa
Ricordami com'è l'amore nel sesso
Andato a processo
e mi addormento come un imputato
che pur essendo innocente
vuole essere condannato
E così da solo
Figlio di infarti del passato che non ricordo più
Con il comando finito sotto al culo
e la monotonia della TV
E così da solo
mi sono finalmente conosciuto
Vorrei regalarmi un mazzo di cielo
ma non ammetto di essermi piaciuto
riflesso di un felice amor
profumo d'incanto che un estetico cuore solevi inebriar.
O dolci pensieri fotogrammi di una realtà vitrea,
or fredde pietre di un giugno odoroso,
Da te. Amato, giunge, fresca, umida limpida voce,
rifiorite bouganville sfiorano la mia pelle,
tu, solo, germogli nelle pietre
vibrar di vita nuova attendendo primavera.
insistente, nell'invadere la mente,
ancora vuota e dormiente,
dopo una lunga notte che ha preceduto,
questo giorno che sta iniziando.
◊
Squarci di sogni, mezzo dimenticati...
immagini offuscati che vanno e vengono,
tra l'odore del giorno ed il risveglio odioso.
L'immobilità di ore ed ore, provoca
la stanchezza di un dormire tormentato.
Il cuscino giace ancora, umido...
di lacrime per gli ultimi ricordi dolenti
prima di chiudere gli occhi spossati.
◊
"Ce la farò, devo farcela!" continuo a ripetere.
Prima o poi i ricordi si allontaneranno
si allieteranno in note da ascoltare
e parole ancora tutte da cantare.
Un altro giorno nuovo, un altro giorno...
e poi altri ancora... a costruire un futuro
ancora incerto... un altro giorno si aggiunge
alla conta di quelli passati,
anch'esso diventerà un ricordo.
Oblio
Occhi pesanti,
bruciano alla luce,
ultimi resti della notte,
poi sarà l’alba
incombente;
vorresti tornare a ritroso,
alla gioventù perduta,
ai tempi belli,
di bambino,
quando eri sano e forte,
quando non c’erano problemi,
tornare,
tornare,
indietro.
l'idea di scegliere
di ascoltare
senza condizioni
sorridere o giudicare,
sentire il profumo
del mare
scoprire la stella
che stanotte brillerà di più
in un passato pieno di ricordi,
che ancora sa di dolore
mi perdo in ogni volto
davanti a quegli occhi
che ancora vedo chiusi.
che come cascate
trascinano le mie sofferenze
dentro il lago delle mie malinconie.
Quegli istanti in cui il non senso
s'appropria della mia anima
senza speranza d'appello.
Volano via, come corvi della
malaugurata vita
con il loro gracchiare la voce
del destino.
Si in quegli istanti ti senti
attratta dalle sabbie mobili
che ti trascinano nell'oblio
degli effimeri vuoti.
Ma poi c'è sempre quello spiraglio
dove una mano ti riporta
nella meravigliosa luce
della vita
riprendendo a sopravvivere
alla cruda realtà
nelle sue sfumature disegnate
nelle lacrime del mio occhio.
a te che piangi nella tua ora stramba
ma io non son capace di inventarmi
minimo appiglio dal quale cominciare.
Potrei provare a escogitare inganni
portando fiori che profumano perenni,
oppure Pulcinella all'istante diventare
per porgerti a mille sorrisi e capriole.
Potrei interpretare una canzone folle,
far levitare il corpo all'improvviso,
sommare all'assoluto zero l’infinito,
giocare al gioco che non so giocare.
Ma è meglio che mi metta nel cantuccio,
che scorti al confine il tuo dolore
e ti costringa ad alzare gli occhi
che rideranno alla nuova luna.
Hai salvato qualcosa
dall’altra parte del mattino?
fuggito via da un pozzo vuoto
di desideri
con una lama scintillante
-il tuo sole malato-
hai sgozzato l’amianto
e grandi scheletri di ruggine
disseppellito plastiche
ed epistemi ambigui
-e quanta melma
sotto uno scialle finto verde.
Il tuo ludo terreno
di sanguinanti rovi
ti celebra da tuniche bruciate.
Terrore d’esser vivo all'argine
di salme e voli bassi,
hai voglia che sia pura questa fine
ancora un giorno per gettare il seme
l’ottavo giorno, di astragali
sui sassi neri del tuo passo.
Nell'oscurità dei giorni
ci sentimmo perduti,
versammo lacrime
regalandole alla terra.
In dono ci rese
cristalli di speranza,
trepidanti
di mostrarsi al mondo.
Rilucevano nel timore
di non essere osservati
o compresi
in un tempo oltraggiato
nella sacralità dell'esistenza.
Nei giorni senza pioggia
nei sentieri delle altalene
timorosi di cadere
s'aggrapparono a un filo
appeso al cielo,
Ebbero la certezza
d'aver compreso...
In ogni fine
avrebbero trovato l'inizio.








