brillano, sono le anime
di chi non ce l'ha fatta,
ha perso la battaglia.
Nuove stelle che
cercheranno di consolare
cuori afflitti,
sussurreranno loro
parole di speranza,
per sconfiggere paura
e dolore.
Il cielo infinito le accoglie
tutte, mesto ci osserva.
La nostra felicità
nel bene che faremo
nella gioia
che noi diffondiamo,
in questi giorni tristi.
Un SORRISO CHE FACCIAMO
FIORIRE NELLE LACRIME
che abbiamo asciugato
in questo momento
felicità torna presto fra noi.
il nostro pianeta
il nostro paese
bello e accogliente
diventerà vuoto
privo di gente
morirà la natura
come gli uomini
invece di gioire
troviamo il modo
di aiutare,
amiamoci,
rispettandoci,
allora forse
potremmo salvare
la nostra Patria
L'Italia
che con orgoglio
si saprà rialzare.
Il sorriso
abbraccia il pensiero
dell'attesa
la fine o l'inizio
della natura
che si ribella
l'innaturale
causa dolore
combattiamo
questo mare agitato
con le onde che inghiottono tutto
non si può affrontare la morte
non cosi
restiamo vittime
prigionieri del dolore
ci insegnano
a reagire.

Il poeta stringe i ricordi
ai silenzi del suo mare,
naufraga sulle scrivanie del petto
come un raggio di luna,
rimedia pinacoteche d’anima
ad accender le rime dei tramonti,
ama spiccioli d’infinito riflesso
sulle guance dei papaveri.
Il poeta disegna
il violino delle sue notti
frazionato in rugiada di cielo,
l’inverno dei suoi folli baci,
il tempo dei suoi vecchi sguardi,
il teatro dei suoi perduti battiti.
Il poeta lacrima di solitudine,
apostrofa la poesia del suo io,
è un eclissi di parole
crocifissa alle sue pagine,
poesia,
ara ancora il suo grembo,
come un ritornello di farfalle
accoccolato nell’immenso.
Il braccio flesso
nella cerchia del sonno
è un'ansa muta ad arte,
un discorrere lento
delle palpebre
accerchiate dal silenzio,
un sospiro modulato
della quiete della vita.
In attesa sì che la vita
sia desta come l'alba
d'ogni giorno madre
rallegrati che il sole nasca
che il verde sia sfumato
che l'acqua scorra.
In attesa che si rinasca
spremi il succo dell'aria
non sia mai più nociva
dissetati alla buona nuova
che il dolore sia soffocato.
è un po' come
polvere di veleno,
che si perde
nel tempo e nel vento.
di velluto bianco,
mano nella mano,
fianco a fianco...
è un vanto ricoperto
di ali fatte di pianto.
ti lascia attraversare
la voglia di ubriacarsi
di fragole e vino...
per planare al centro
del nostro destino.
se respiro o forse sono morto,
se tutta, intorno, l’aria è piombo,
odiosa pressa sull'anima indifesa.
So solo che si sente il silenzio,
di quelli propri d’una cattedrale
nell'ora che solo l’altar si ostina
a custodire i dolori degli uomini.
Mi staccherò da questo cerchio?
Se mi vedrete ancora arzillo
o, meglio, sorridere a più non posso
sarà il segno che non ho perso,
che ricomincio dall'alfabeto antico.
I tuoi occhi
son matite accese del mio avvenire,
i tuoi abbracci
lettere di mille parole
perdute in un campo di girasoli,
il battito del nostro vivere
luce dello stesso mare
ad ogni compleanno d’universo.
Caro papà
siam plettro della stessa anima,
nuvole dello stesso cielo,
una canzone d’inverno
ad incidere il ricordo
del nostro bellissimo tempo.
moduli aerei sopra le nuvole
sperimentano insofferenze
un subissare di piume oro...
frammenti di un ritiro sacro
vanitoso e borioso
nelle fattezze d'un volto
impegnano l'età tarda...
è del corpo la perdita
di bocca e labbra
una pelle serica nuda
nei pressi d'una riva.
Da un oblò la terraferma
ondeggia più del mare.
Non è aria
di neve di marzo
che fangosa si scioglie
nelle strade smorte
prive di gente
- nascondono i volti dietro le maschere
che maschere erano prima della tragedia -
fantasmi, col peso di ore da perdere
quando il cielo non scarica nulla:
è forse rimasto infettato
o morto in un vicolo cieco?
per occhi invadenti che spogliano i sensi
persi nella follia di un amore impossibile .
◊
Tutto tace mentre muoio per quella voce
che lascia una scia di lividi profondi
nelle pieghe di un dolce pensiero.
E non c'è pace, nell'insistenza
della volontà... senza forza alcuna.
◊
Cerco pace, nella pazzia in cui mi perdo...
in un grido d'amore che non tace,
in un soffio di vento adagiato sulla pelle.
Quella pace rassegnata, che ancora grida;
Resta, non c'è pace se tu non ci sei.








