in cerca di spazi
per smaltire la voglia
di andare lontano
e scoprire che il mare
non smette mai di parlare.
Tre amiche da sempre
si guardano intense
tra i fili trasparenti
dei pensieri...
e con sguardi nascosti
ascoltano insieme
il rumore sprezzante
del tempo
che
scorre...
Qual foglia si mescola alla follia
del vento raccoglie le forze
una luce verde ebbra d'aria
ove grida virginea la natura
un miscuglio di rami flessuosi
godono a far il male per vendetta.
Lei ha occhi glauchi pensierosi
un sottile nastro rosso tra i capelli
un timoroso rigurgito di parole
che separa odio e sentimenti.
Si accartoccia come foglia
lesta a danzare nel dolore
vessillo infelice eppur amato.
a bocca aperta,
è strano il movimento
della faccia con i denti bucati o assenti,imbarazzante,
prova ad aprire,fammi vedere.
Lo stesso motore mastica una cavalletta viva, il merlo
soltanto meno acuto lo sguardo,il mio,
dallo yogurt semifreddo
ai ghiaccioli nel cassetto al polo sud.
Proprio ieri notte ho sognato
di baciare mia sorella con la lingua,
al gusto limone,
non ti offendere, non ho fatto altro,
al risveglio una sensazione di vuoto spinto,
un colloquio da affrontare nudo
senza parole,
un leone.
“L’istante magico è quel momento in cui un si o un no può cambiare tutta la nostra esistenza.”
(Paulo Coelho)
Arte,
esistevi già
(nei due emisferi)
prima ancora che io
potessi fingere di saperlo,
prima ancora che tu notassi
la mia ovvia incompletezza
e la mia imperfezione.
Vivevi celata
fra i disegni
della mente
e il lungo
nervo
mediano.
Oscurata soltanto
dal mio mancato successo,
dalla miseria del mio fallimento.
Ho chiesto a Dio che ci aspettasse
come un vecchio ad un crocevia.
L’ho pregato ad alta voce
di liberarci
dalla forma
e dalla fertilità,
dalla magia maligna
e dai sogni estenuanti.
Non ricordo mai nulla
dei miei passi rapidi,
della complessa
cosmologia
di un universo
di lucciole e candele.
Quattro pensieri confusi
e due idee contorte.
Del mio amore
non rimarrà
proprio
nulla.
Nessuno
compra
arte
qui
.
Sai
quelle giornate
quando la mente
è vuota
di qualsiasi
pur piccolo pensiero
e vorresti
che le parole fluissero
come l’acqua limpida
di un ruscello
libera
di quelle scorie
a violentare
la sua purezza.
Sai
quelle giornate…
io le vivo adesso
guardando
il mio ruscello arido.
Nemmeno un rivolo
una goccia
da poter dissetare
gli uccelli
con il loro canto d’abbandono.
Sai
è tanto triste
un nido vuoto
così la mia mente…
chissà se i pensieri
come gli uccelli
torneranno.
gli alberi si abbracciano
in una festa di foglie e di colori.
Ascolto il mio passo
e risento Il suono delle tue parole...
Nella mia testa corrono
immagini fuori dal tempo
e nel sentiero solitario
si perde
ogni speranza
di te.
Sono venuta al mondo non per mia scelta.
D’estate, in un casale in aperta campagna.
Mi ci trovo bene, né freddo più del dovuto
e né oltre misura caldo alle calcagna.
Ho perso il mio compagno nell’unica notte
di canicola in un pianoro colmo di ristagni
…ora prenderò a puncicare i dimoranti
non per diletto, ma per connaturali bisogni.
Per poi tornare un’ultima volta ad affidare
le larve a quella brulla piana poco distante,
prima d’abitare le sponde dell’Acheronte.
Nella bella estate orfana del caldo stagnante.
ti perdo dolore,
ti perdo ma non
lo comprendo.
Non cade oggi
Il freddo,
non scende la sera
accogliente.
Sciocche risate
attanagliano
ogni giusto pensiero.
Lacrime roventi
concedono
bisbigli gia persi.
Niente risponde,
tutto confonde,
lasciando indifferente,
ogni giustizia si arrende.
Macigno spesso
spinge con forza,
distrugge preghiere
che volano lente,
longeva è la noia costante.
Non torna la
luce brillante e soave,
sprofonda in un
tunnel il sole,
lasciando scoperto
un amore disperso
tra il ghiaccio
gelido del tuo cuore.
Non posso sapere quale sia il senso di tutto
non posso spiegare la fugacità di una felicità
non posso capire gli stupidi gesti di un quotidiano
ormai in disarmo
non voglio più sentire parole che sono
solo uno splendida scenografia di uno spettacolo
deprimente e losco
non voglio più vedere in giro le solite maschere
con la solita espressione preconfezionata da qualche
burocrate addetto al protocollo dei sentimenti
non voglio più bere quella birra
dal gusto d’urina del mondo
non voglio sentire l’indifferente odore
di nulla che circonda i nostri corpi
non posso dirti quello che avrei da urlarti
perché i miei urli sono strozzati dalla rabbia
non posso dirti quale sia il senso di tutto
non posso spiegarti la persistenza di un dolore
non posso comprendere l’inerzia dell’avanzare
quotidiano verso un futuro non desiderato.







