Sei una razza alla terza guerra
vestito come tende a pacchetto,
dipingi l’attimo,
le camionette che s’infilano nelle cicatrici
col sangue rappreso sui teli sabbiati.
L’amore si dissolve
quando ti spaccano le dita.
Pensi a quel cortile
per alleviare le correzioni
o quando le stringevi il pollice sul 45° parallelo:
fra tratti di pelle e illusioni
ardevi.
Ti spingono nel cesto,
vogliono poco cervello e gambe corte,
soppesi il gelido da quando sei sgorgato dalla bottiglia
e mentre rotoli non sei bravo,
ma taci sulle ossa.
Lei ti parlava di un’astronave
anche non sapendo dove finire,
tu eri rapito dalla peluria nasale
e dalle modifiche del tornado.
C’è una telecamera fissa sui resti
di una corrida e Masaniello,
nessun limite ai dialoghi opposti:
fossero spiccioli, sarebbero uniti.
La tua poesia è metafisica,
però fai troppe congetture sulla sua figa,
chi muore?
Loro mai, se danno colpe.
quell'aurea di santità intima
dono viatico di luce conforto
E l'orizzonte s'inchina ai nostri
occhi dalla cima della torre
orologi scrutano colori dell'onda
Quel vento breve di fronde
smosse i cinquettii di piume
giovani al sole degli scogli
Con tutte le tonalità dei sensi
declivi e strapiombi sulle spume
del bianco sale d'un mare romba
Perduti nell'abbraccio dentro
al petto stretti stiamo immoti
respirando la stessa aria
Poi la fame ci colse improvvisa
nutrendoci di buona vivanda
inebriante sazi di noi amanti
E il mondo stupisce s'infiamma
non può trattenersi ci chiama
per condividere con noi la gioia
Le mie poesie
le scrivo nella strada
con la penna dei miei passi.
Parole
che il mio incedere assorto
scandisce
e scritte nell’asfalto
con il graffio della mente.
Parole poi
spazzate via dal vento
e regalate al cielo
assieme ai miei pensieri.
Lassù…
dove osano le emozioni…
dove osano i poeti.
in verde natio
posero te
nel naufragar di rose
Fu addio
da vedove conversioni
d'aria limpida
a dimenticar diletto
Chino Settembre
delitto impietoso
a scagionar di grida
Luce fiorente
su baci
allo sfiorar d'eterno
anime velate
obliate di vento.
come un pugnale
senza un ragionevole motivo.
Penso
a quanto sia inutile
nascondere il sorriso
mentre il dolore devasta.
L’illusione di pensare
che tutto vada bene
che tutto sia a posto.
In fondo
occorre sacrificare
ogni cosa della vita.
Con l’idea di esser forti
ed andare avanti
nascondendo il dolore.
celata dalle nuvole,
piano piano esce allo scoperto.
Ascoltando i nostri respiri,
illumina i nostri baci d' amore.
Stretta a te,
intraprendo un viaggio
verso l' infinito,
che profuma di dolcezza e magia.
Un viaggio di due rondini,
che da subito
si sono trovate e amate.
Due rondini,
pronte a volare,
sempre insieme!
È qui, dove il piccolo poeta è morto
È qui, dove le luci della città si son spente
Il lento cadere di fiocchi di neve non lascia tracce, questa dipartita dal mondo ha reso tutto silente.
È qui, la gente si riunisce, quasi a sostenersi da un vento gelido, che questa morte nulla può, a chi ha scelto la libertà.
È propio qui, dove il piccolo poeta è morto
Inconsapevoli mancanze
radicate nelle persone
una volta capite portano
verso il preludio di nuovi
percorsi sul grande cammino
dicevi di aver imparato
dai nostri errori e mentre parlavi
vedevo già la loro lista
scorrere davanti agli occhi
un fiume scuro di immagini
senza forma e parole
che accusavano senza capire
consapevole dei nostri difetti
li conservo tutti dentro una scatola
non voglio disperderli
erano i fili che muovevano
i nostri desideri
erano loro che ci facevano crescere
erano loro che rendevano interessante
perdersi nel sentiero dell’incoscienza
per ascendere verso la pienezza delle nostre vite.
Un giorno,
alzando lo sguardo al cielo,
vedrai banchi di nuvole
nel cielo nuotare e
verso l’orizzonte fuggire.
Alcune si fermeranno
riempiendoti il cuore di nostalgia,
per poi veloci volar via.
Altre, nere come la pece,
cariche di temporali,
qualche goccia soltanto lasceranno cadere.
Alcune saranno troppo veloci,
altre talmente lente
da sembrare quasi eterne.
Alcune con la loro forma
ti strapperanno un sorriso,
a volte dolce, a volte amaro.
Ma al cielo non si può
sempre continuare a guardare.
È ora! Avanti bisogna andare.
Finché un giorno lontano,
la tua nuvola scenderà
e con se per sempre ti porterà
Attraversiamo litri di giorni decomposti
chilometri sferzati dal dubbio
selve acide con l'anima nera
schiumante rabbia e negazione
di succosi frutti e languidi flutti
per ritrovarci al punto esatto di partenza.
Mille risposte senza domande
dall'alto dell'erculea superbia
per riuscire ad accettare poi
la nostra inconsistente incoscienza.
Mi piace
guardarti
quando ti sciogli
i capelli
Ti ricordi
lo facevi
anche un tempo
quando ancora
ragazzina
giocavi con la brezza
e la tua chioma
si perdeva
dentro il biondo
del frumento
I tuoi capelli
adesso
hanno l’argento degli anni
Mi piace
guardarti
ancora e sempre
quando li sciogli
nell’oro del tramonto
che t’illumina d’incanto
gravide di
solitudine antica
nel vento ostile
che spariglia carte
cammino in questa
densa nebbia
sotto i gelidi fili
di un tram
nell'insoluta ricerca
lungo freddi binari
di una aurora che
tradisca col suo bacio
il buio della notte...
Tra un equinozio e un solstizio
osserviamo la notte polare
che danza intorno
al centro
in una
sequenza
eterna ed infinita.
Mentre lo squilibrio
del nostro volo,
a poche ore
dal varo,
si è già
fatto
cosa
troppo
evidente.
Un’occasione
indissociabile dal tempo.
Bisognerebbe disfarsi
dell’umore rosso,
della bile nera,
abbandonarsi
al destino
come scelta,
alla transitorietà.
Planeremmo pulsando
(nuvolosità permettendo)
sulla soglia dell’eternità.
Eccomi alla tua corte
sul vascello d’espressioni evase
tra le barre della paura,
per penetrare il tuo ascolto
con il primordiale dei sentimenti; l’Amore!
I tuoi occhi muti ascoltano
lo strimpellare di voci nuove
che fluiscono talvolta intimidite,
per il giudizio e pregiudizio …
Indugiano libere in questo A-Mare.
Il timone delle emozioni,
volge verso te, la meta
per carezzarne l’anima…
In attesa la speranza mira
il temerario istinto
che incoraggia il viaggiare oltre.
Assieme sminuiremo,
le dolenzie di anime intimorite
da questo amore, prostrato
al sonar di ricchi metalli
che occhi fan brillar
quasi più d’ogni Dea.
Sono il marinaio, lo scrivano
di rotte sconfinanti della notte.
Giungo a te Poeta e non,
a chieder man forte
per donare all'uomo,
il coraggio del sognare ancora!












