L'esuberanza della mente
è molesta ricorrenza
in un cipiglio che rincuora
dolore appena accennato
per insubordinazione
tra le mascelle aperte
a suggere aria nuova.
Tu eri appena rinata
dopo aver scorto l'oasi
che verdeggia e spera
confusa aureola d'oro
a intrecciare i capelli
a sublimare il sesso
che disfece la notte.
Conforta d'amore
il bisogno solido
e urge il pianto
di gocce chiare
per celebrare
la muta felicità.
Tocco cristalli,
cristalli di felicità,
quando i tuoi occhi,
messaggeri d’amore,
sorrisi aprono al cielo
dove l’antica mia vela
brezza su brezza guadagna
per giungere nuova,
immacolata e bianca
come vita che nasce,
nel punto di un blu
che al mare ha rubato
e pantone non ha.
Ospite ingombrante,
nel posto più sperduto,
scivola nel limbo
costretto a non capire,
coglie l'occasione
perfetta su misura,
note musicali
continuano a salire.
Luce, buio, luce,
spegne e accende,
l'interruttore della mente.
Liscio come l'olio
tappeto di rimorsi,
luna aspetta al varco
nuvole di spugna.
Scotta la risposta
rivolta al mondo vero,
libere perfette
le dita del pensiero.
Scorre via il ricordo
di piccoli peccati
che leggeri pesano
su sogni mai scordati.
un cuore
ah mendace ingannevole vita...
ci osservi rincorrere il vento in un incessante crepitio
sofferente accolgo le tue
esili membra
ah oscura divinità custode del tempo
trepidamente assapori i granelli sparsi dalla clessidra
stringo con i pugni il tuo anelito di fiato
seguo le vitree pupille che sol poc'anzi si soffermavano curiose al mondo,
ossute mani e vuote orbite formano minuscoli grumi di sabbia ove la clessidra incalza,
pur tuttavia le tue spalle forti, un sorriso, l'amore eterno,
lieta son che il tempo nulla possa ordire
e che la tua essenza volga verso l'infinito.
Qua dove le pretese
continuano a salire
e a scendere le possibilità
di raggiungere equilibrio
nella desertica aridità
del nostro spingerci
dei nostri più intimi
e acuti sentimenti
effettivamente inutili
tutti i baci e gli abbracci
… persino i contatti.
Chi se n’è accorto
per primo?
Non di certo bacillo
prescelto figlio di ascella
e del rude influencer
spregiudicato e loquace
sempre al passo coi tempi
quanto basta al lockdown
per spostare l’ago a wall street
e giocare a ping pong.
Qui siamo oltre le case
i bianchi castelli e i terreni
sentimenti ottusi e sbiaditi
qui siamo nell’oltre pregresso
che già da prima del tempo
si prodiga ad indirizzarci
solo verso il progresso
- … a comprenderne nesso -
Persino l’Africa diventò America e nell'infiorescenza il voodoo.
Tutto scorre perché un virus abolì la complessità degli organi
Bisognava ricostruire Berlino su un’idea di Tito 70 d.C.
Quali differenze?
Mettere un capriolo al posto di una mela
Invece dell’albero della conoscenza il gruppo sanguigno.
Una schiuma antropomorfa divenne simbolo di intelligenza
Il chopper in mano a un broker vendicava Abele.
Salì sul palco la campagna d’Italia.
Due o tre australopitechi al posto di Napoleone.
Un trasfigurare Austerlitz e diventare marzo 2020.
Dinnanzi ai popoli la mitraglia da cui discese l’ossidiana.
In un angolo della savana la termite accumulò membrane
in salvo la discendenza dei fosfolipidi.
I Dna invece giacevano a distanza
sapevano di pesce marcio, ancora infetti.
Non se ne sarebbe fatto niente senza un’idea volgare.
Al figlio magro l’esilio del fiume.
La mano andò alle generazioni passate.
L’occasione di ricostruire il canino da latte.
Non si era tentato Dio?
Intorno al tavolo dei Gentili rimase poca entropia
qualche miliardo di ossa ancora da liquefare.
Bastava chiedere aiuto,
ma nessuno se la sentì di pagare il conto.
Si trattava di stabilire una distanza.
Capire l’asintoto sull’inorganico.
Nei test c’è sempre qualcuno più intelligente.
Uno iato divide dal Sapiens Sapiens.
Una rete nella penombra di chissà chi.
Come dopo una convalescenza,
o di ritorno da una lunga
vacanza il paese
si rimette sui pedali.
Girata la curva epidemica, piccoli
eroi mascherati ritornano a scuola.
All’uscita i più fortunati troveranno nonni come
fiori recisi ai cancelli, angeli stanchi senza le ali.
senza la fretta del rapitore,
con fragile ingenuità
mentre raccogli stelle
distesa sul mare nostro di papaveri
dove affondano i sogni
nel ventre della notte
e poserei le mani stanche
sui tuoi fianchi d’alabastro
con la delicatezza cieca
di chi sfiora un monile prezioso.
Osserverei attentamente
le ombre che disegna
la luna sul tuo viso
cercherei di conoscerle
una dopo l’altra
e apprezzerei il tuo odore
quell’impronta lieve di fiori
abbandonati in un cassetto.
Appoggerei l’orecchio sulla gola
per udire il tuo respiro,
il gesto delle labbra quando preghi
e quello delle dita quando godi.
Il blu sta ormai precipitando
sul giallo ocra dell’autunno intorno.
Appena giù, l’eremo lo inghiottirà
e lo confonderà tra le speranze
che su di lui avevo mal riposto.
Intanto mi circondano i fantasmi,
bautte nere che s’aggrapperanno
per essere trainate fino al limbo.
Mi chiedo dov'è finita la gente,
quali parole è ora ad ascoltare
così diverse da codesto canto.
Mi faccio un po’ di buona compagnia
guardando una locomotiva vecchia,
portando al naso una rosa finta.
Bramerei sorridere alla vita,
donarle il gusto che le ho sottratto
ma... vedo marciare solitudini.
Amo l’autunno
quando nel cuore
batte un’anima
intrisa dell’odore del muschio
e di castagne caduche
e di variopinte foglie
che la brezza disperde
in pastelli sui viali.
Amo l’autunno
e le sue nebbie
che congiungono la terra al cielo
in una bianca stretta
che da voce solo al silenzio.
Amo il suo vestito fresco
di brina e di rugiada
dove titubanti i raggi si attardano
nel riflesso di una lacrima
zampillata dallo sguardo della notte.
Amo l’autunno
l’odore acre del fumo dei comignoli
che intreccia nell’aria
scampoli di parole
rimestate davanti al fuoco
a consumare braci di ricordi.
Amo l’autunno
quando ricama
sul pentagramma dell’anima
la sinfonia dei suoi colori
e i tessuti del cuore con fili di organza
dove si trastullano sopite emozioni
destarsi improvvise
in questa primavera… di stagione.
Confusi per idoli, inseguiamo fantasmi
sagaci espedienti che pare recidano il male.
- Superficiali -
Siamo imperfetti artefici del nostro domani
dal facile attratti. Privilegiamo la panza
e il ventre basso. Disegno estasiante
per versi perverso: s’appropria dei sensi.
La base ci crede e lavora, l’altezza ragiona
e si sposta. Sceglie altre strade, quelle
del profitto maggiore, di battaglie cruente
per dare spessore alle proprie insane voglie
- … vite dei pochi che appaiono elette - e, i più
a lasciarci le penne, a non poter più scrivere,
per ludica altrui, la peculiare miglior poesia.
- E consistenza viene a mancare -
Cerchiamo l’america per sempre nuove avventure
la luna per una buona novella. Ora su marte
che, certo, avrà la sua arte, ma inutile
è insistere, volgendo sempre lo sguardo altrove
quando vincente è lo spirito che ci unisce.
Per sfamare realmente l’anima che ci governa
mai che si cerchi sinergia tra realtà e poesia.







