Voglio subito un sorriso
e non importa di chi è,
se di gioia o commozione,
se di scherno o tenerezza.
Lo metterò con molta cura
in mezzo al grigio che mi scorta.
Farà da conveniente sponda
a qualche grillo per la testa.
Lo copierò in tutto e in parte
per misurarlo volte e volte
finché non metterà alla prova
la bocca mia indolente.
Che si accostino perciò
tutti i bimbi ed i pagliacci,
sposi freschi e nozze d’oro,
pose studiate ad arte,
musi di delfini in festa,
madri mute purché madri
e soprattutto le comuni genti
che sorridono alla mala sorte.
ieri, oggi, domani, sempre
di quello che sono e che sarò
o che sarò diventato
sono l'uomo e la donna in divenire
sono l'attimo presente
sono il qui e ora
e sono l'eternità di sempre.
Secondo dopo secondo
ritorno sempre primo
comincio con le news il ritmo del mattino
io sono il tempo sulle tue tempie
il bimbo di ieri
l'uomo di oggi
il vecchio che sarò
orologi stinti su vecchi comò
quasar e lampi magnetici
fulmicotone
sono la tua, la mia generazione
sono Carosello, sono il Pianeta Papalla
la Carmencita, John Travolta che balla
sono forse un Medioevo precoce
dove quasi più nessuno ha la sua voce?
Bisogna urlare allora per farsi sentire
in questa giungla di rumori...
E canto e danzo con disperata allegria
"La vie en rose" di e con Grace Jones.
Virgulti nano, perchè non cresci
Se non cresci, come posso contemplare il tuo incanto
lambire le tue chiome per poi, cingere l'insigne tuo tronco
Dai, cresci
Hai per caso timore di smarrire la tua giovinezza
o forse, hai terrore dell'avverabile elevatezza
Dai, cresci
Accompagna la mia vita con garbata esistenza, con essenza e presenza
In qualsivoglia giorno ti scruterò, fosse anche al di là della finestra
e con commuovente velleità ti accarezzerò
Ci saranno giorni in cui ozierò ai tuoi piedi
confabulerò del mio cuore e, paleserò i miei più celati segreti
Se una sola làgrima bagnasse il mio viso, sono certa si, mi amerai lo stesso.
in un silenzio blu arancio
per le ombre che hai sempre combattuto
lancerò fiori recisi, chiama i vicini
li raccoglieremo insieme, all'arrivo
ora non piangermi
ho la tua giacca la fodera strappata
insegnami come parlarti
ancora un blues nell'aria
toccarti
una risata
a mio fratello
Abbràcciati, forte abbràcciati
stringiti nell’anima.
L’amore è lì, sgorga da noi e
non lascia soli, non abbandona
la sua culla d’oro.
Abbràcciati, abbràcciati tanto, sentiti.
In questa solitudine di dolore
ogni cuore che ami sarà da te,
a te volerà dalla gabbia più improbabile
dal sentiero più irto,
dalla condizione più impossibile…
Abbràcciati, l’amore chiama amore,
dissetati alla tua stessa fonte,
ti allagheràun po' inquietanti
profondi e grandi
grandi come il mare.
Un mare come un lago
lago nero, dove nuotavano cigni neri
noi due soli nella tempesta.
Eravamo due soli neri
che si comprendevano a meraviglia
da distanze un po' squadrate e parallele...
Da una parte l'intellettuale
dall'altra la piccola ragazza
che ero, teneramente dolce
generosa, verso quell'avventuriero.
Complici ma distanti
lui, l'intellettuale esistenzialista
io, la piccola fiammiferaia stile Brian Jones.
Non ci siam persi di vista.
Eravamo come due cerbiatti
nel meraviglioso mondo sospeso
della musica.
un bacio, un sospiro.
Lo chiudi un pensiero
che vola sincero.
Lo chiudi l'amore
brillante di sole.
Speranze, diverse
perdute, cambiate.
Intorno la nebbia
assorbe la luce,
lisciando rispetto,
contorno confuso.
Si perde il sapore
di semplici storie,
si piomba in voragini
contorte e spoglie.
Tornerà la stella
che segna il destino,
diversa ma bella
in occhi spauriti.
La fame di vita
contorce la pancia,
cominciano incerti
i passi accennati.
L' aurora, la brina
risvegliano i sensi,
fiumi impetuosi
dimenticati e spenti.
una sera di dicembre,
di aspettare invano il ritorno,
quando tra le pieghe dei giorni
ti sentivo essermi
scenario senza luci.
Ho smesso,
di continuare ad accendere
l’abat jour dei ricordi,
ed ho spento la voce
di quei ricordi affollati
al capezzale del cuore.
Siedo, in quelle crepe che ho dentro,
quando a sfogliarmi nei giorni
mi sento un calendario
senza santi da ricordare.
E mi raccolgo le parole,
smarrite per strada,
ingoiate dal dubbio,
quando al calare della notte
anche la luna mi guarda afflitta.
Sapessi amarti di quell’amore
che il cielo dona al mare,
distanti ma presenti.
Potessi dirti quanto di te
ancora resta nel profumo
d’una sciarpa appesa
nell’armadio dei ricordi.
Ma resti un racconto da dimenticare,
sforzandomi di tacere l’emozione
in quei perché senza rispetto,
quando a scompigliarmi le ore
resti un sogno infranto
sul finire dei miei giorni.
assai contento,
ne mancava solo il nome,
così ricco in ogni cuore.
una nuvola abbracciò due vette brune,
con la notte che andava diradando
sul bosco di sempreverdi.
Come lo erano gli anni di lei.
Sfiorandole i seni scese piano lui
e ancora, piano fin dove
la notte si sentì accarezzare sull’uscio.
intensamente come una donna innamorata.
Si strofina per farmi capire
che da me vuole carezze
perché vuole dolcezze.
Allora io la carezzo dolcemente
e sento il suo dolce rumore.
Lei mi gira intorno
strofinandosi tra le mie gambe
perché sente odori
e perché vuole ancora carezze.
Continua a farmi miao
ed io le dico ciao
Alla mia gatta pazza di me.
Dirada il vento
tra pensiero che resta acerbo
quel crescere esteriore
che all'albero non trattiene
mentre d'inverso pari passo
senilità e senno
si predispongono agli opposti
e senza fretta
l'invaiatura attendono
per l'invernale brucatura
- bacchiati o pettinati siano -
che lascia spazio
a nuove foglie
... a nuovi frutti
ché si è formato
il tempo.









