alle notti oscurate dal sole
e maree che si offrono al cielo
come segno di ringraziamento
alle vallate che coprono il dolore
trasformandolo in silenzio
facendolo sognare
mascherando i segni
invecchiati dal tempo con la brina
Ringiovanisce, donando luce a visi provati
da un destino molto sofferto
fra la vita e la morte
che spegne ogni pianto
prendendo il volo
mentre i sogni si perdono nell'aria
volteggiando nel cosmo sublime
nei pensieri più belli, sfiorati dalle mani delicate
curate a dovere, prendendosi cura
di esseri indifesi, deboli
che scalzi camminano, per vie infinite
senza destinazione, nessuna indicazione
per una strada sicura
Maria dopo aver assistito sua cugina Elisabetta
al parto del futuro Giovanni battista tornava a Nazareth.
***Doppo finiti li festeggiamenti,
cor pensiero che Peppe stava solo
Maria se fece li bagaji ar volo
s’accommiatò da tutti li parenti,
l’abbracciò tutti, e ne lo stsso giorno
Maria prese la strada der ritorno.
*
Tornava verso Nazaret, ner mentre
pensava ar fidanzato suo Giuseppe:
-Povero amore mio, chisà si seppe
der frutto che me porto drento ar ventre;
chisà si crederà che è stato Dio
a mette’ er frutto drento ar ventre mio?-
*
Ma Giuseppe, che nun sapeva gnente
ner vedella ariva’ gonfia in quer modo
je disse: -Nun vorai che io te lodo!?
Anzi, me pare che sia propio urgente
fatte sape’, che fin da ‘sto momento
dovrai scordatte der fidanzamento.
*
Me dispiace d’avette tanto amata.
Ma er colpo che m’hai dato a tradimento
è tale da fa’ perde’ er sentimento;
è assai peggiore de ‘na cortellata.
Peccui, datte da fa’ cara Maria:
te pe’ la srada tua, io pe’ la mia!-
*
Ma quella stessa notte ‘n mezzo ar sonno
un angelo, mannato dar Possente.
Je disse: -Senti, e tiello bene a mente:
le malalingue certo che nun pònno
fatte crede’ che se trattò de corna.
Abbi fiducia, ‘sto pensiero, storna.
*
Stamme a sentì, nun ave’ prescia, aspetta:
Maria tra tutte è stata la prescerta
e solo Dio der celo l’ha coperta;
questa è la verità! Su, damme retta.
Peccui, quer frutto che j’ha rigalato
nun se po’ di’ che è frutto der peccato.
*
Perciò Maria rimane sempre pura!
Contentete a fa’ er padre putativo.
Mo che t’ho detto quale fu er motivo
abbi fiducia, nun ave’ pavura.
E’ Dio che der destin traccia le bozze
credece! E mo preparete a la nozze.-
*
Rispose Peppe: -Vojo ave’ fiducia.
Si è come dichi te nun me riposo.
Cerco Maria, la pijo e me la sposo
pure si un tantinello me ce brucia.
Poi si fu Dio a fa’ ciò, sai che te dico?
Si se pò fa’ ‘n piacere a un granne amico
*
nun è Giuseppe che sta su le sue.
Perciò te dico, prima che sparischi
vola dar Patreterno e riferischi
che adesso se sposamo tutt’e due
e alleveremo co’ umirtà e co’ amore
quello che sarà er fijio der Signore.-
*
E poi ricconta ancora er testamento:
appena ricevuto er sacramento,
li staveno a aspetta’ pe’ er censimento.
E fu così che, sverti come er vento
partirono veloci co’ successo
arivanno sur posto er giorno appresso.
*
Finché arivati, doppo annò a fini’
che annaveno bussanno a ogni porta.
Sta scritto che nemmanco pe’ ‘na vorta
j’offrissero un posto pe’ dormi’.
E lì Maria -che s’era proprio rotta-
propose a Peppe : -Annamo in quella grotta.
*
Trova ‘na mucca e pure un asinello;
pija la paja e appronteme un giacijo
perché tra poco nascerà er fijio
che ce darà er Signore.- Allora quello,
incominciò er lavoro lesto lesto
facenno quello che j’aveva chiesto.
*
E ne la grotta, quella stessa notte
sopra la paja de la magnatoia,
cor còre che schioppava da la gioia
-dato che l’acque s’ereno già rotte-
nasceva er pupo santo, mentre intanto,
la gioia inframmischiava er riso ar pianto.
*
Dl mio libro L’ARTRA BIBBIA
Che si apere con la creazione (VT
Per finire con la crocifissione (NT
nel cielo dimesso di questo Natale.
È ciò che farò di là dall’abete,
lungi un bel po’ dalle carte argentate,
fuori dall’eco delle luci impazzite
e dalle grida d’osanna al mostrarsi.
Tra paglia e silenzi mi confonderò
‘sì da sentire ancor più da vicino
il fiato di un bue e di un asinello
e scalderò questo cuore perplesso
per trovar meglio la forza e il coraggio
di chiedere a Lui di darmi una mano
per ritrovarmi e guardarmi dentro.
Cerco da un po’ l’antico specchio.
Ecco, semo a l’ennesimo Natale.
Ma, ar vede’ ‘st’atmosfera de festa
quante cose me vengheno in testa…
‘Sto giorno se dovrebbe scorda’ er male.
*
Ma a costata’ che er monno è innaturale;
ch’è diventato come ‘na foresta
si levi guera e fame che ce resta?
Nun ce resta più un cacchio! E tanto vale
*
-naturarmente a esse’ più che onesti-
ar vede’ tutta quanta ‘st’anarchia:
rapine, violenze, stupri, sequestri-
*
de chiedese: ’mbè, si ‘sta fetenzia,
pò dipenne’ sortanto da le vesti
farse e buciarde de democrazia?
***
N;B troppi partiti mettono la D sul proprio emblema
a significare "democratico"
ma gli vogliamo spiegare cosa significa "DEMOCRAZIA"?
un giorno diverso,
per le sue origini,
per questo presente.
Saremo tutti uniti
nel dolore, nella speranza,
nella gioia di vedere
sorrisi di bimbi
innocenti.
Auguri a tutti voi
che diffondete
con le poesie
Voci dell'anima
e che spesso
fate sognare....
Avrei voluto raccontare una favola
su Babbo Natale
con tante sfumature divertenti
ma in questo tempo nebbioso
nessun carretto volante potrebbe
solcare il cielo senza ricoprirsi di grigio.
Chiederò alla luna
di prestare il suo mantello d'argento
per ricoprire chi è solo e ha tanto freddo
nel corpo e nell'anima.
Quando la luna riprenderà il suo mantello
e si rimirerà nello specchio del cielo
ecco il miracolo di Natale per il mondo:
“L'incubo è finito
corriamo ad abbracciare i nostri cari”.
Buon Natale a tutti.
È strana questa aria
che ci gira intorno
con le nuvole che non danzano più
e il viale è così freddo
ma non perché sente l'inverno
è solo tutto così diverso.
Non è questa l'aria di Natale
è solo un giorno qualunque
aspettando che passi la guerra
e noi come soldati attendiamo
pensando che un domani
non ci sarà.
È davvero strano
anche se cerchiamo di illuminarci a festa
non è più una giostra
senza quei fumanti sapori
ed il solito vecchio
che incontri e saluti.
Un Natale da dimenticare.
Co’ lo zufolo in bocca ‘n pastorello
guardava er cèlo. Mentre zufolava
co’ l’occhi assorti ner segui’ ‘n ucello
arcune vacche ar prato pascolava.
*
Ma er Padreterno -je scappò pensato-
che ha fatto tutto giusto, però in fonno
su quarche cosa penso, avrà sbajato
quanno ha creato tutto quanto er monno
*
Pensò a l’ucello fermo su ‘n aratro
e a quanto spazio cià a disposizione:
j’abbasterebbe mezzo metro quadro
pe’ facce pranzo, cena e colazione!
*
E invece lui co’ l’ali pò vola’
così dovunque appizzaa lui ce magna
padrone de lo spazio lui può anna’
dar colle ar piano o giù pe’ la campagna.
*
La vacca, co’ la ciccia che ha addosso
e de l’ucello magna assai deppiù
bruca quella poch’erba attorno a ‘n fosso
o tutto ar più, pò anna’ poco più giù.
*
Te pare giusto questo? Io direi:
‘sta vacca che se sta a magna’ ‘sto prato
sarebbe giusto che volasse lei…
Er Padreterno è stato propio ingrato!
*
Pensava a questo già da un paro d’ore
ma senza de l’uccello ave’ sospetto,
che invece volò basso sur pastore
e j’ ammollò indé ‘n occhio un regaletto.
*
Subbito je venì ’n idea bislacca:
E se a vola’ ner cielo der Creato
ce fosse stata ar posto suo la vacca?
sarebbe robba de mori’ affogato.
*
Pure 'sta vorta è stato dimostrato
che se deve anna’ piano cor pensiero
Lo pensi bianco ma vie’ fòri nero
quanno te metti a critica’ er creato.
***
era semplice:
canditi e uvetta senza il resto,
i tre signori fermi con i presenti
tutti assenti, le mandibole fino a terra
ciucciarono harina de trigo da un sacco bucato.
Dentro la base di un cono blu di luce
gli alieni,
proprio adesso,
oltre il filo spinato,
adesso che ho il frigo mezzo vuoto
e un solo bicchiere di gasolio da offrire.
Le piume di un arcangelo in ascensione
dondolarono in caduta fino al fiume.
e gli schiamazzi di bambini in festa
percorrere la strada della vita
facendo sosta alla fontana antica.
Il sole a picco
ogni cosa brucia,
escluso il sogno.
Le prime sabbie sono violate
da orme di futuro da svelare.
Salsedine racconta storie vere
ancor prima d’espandersi nei pori.
E poi…
tutto quanto si dilegua,
escluso il sogno.
Chissà com’è il mare, nel frattempo.








