Sapori svaniti
Colori sbiaditi,
la distanza che fa male
non mi sembra Natale,
sotto l’albero i bambini
adesso chiedono vaccini,
per strada disordine e protesta
città stravolte non c’è festa,
la triste realtà delle vetrine
colme di igienizzanti e mascherine,
parlano del virus in televisone
annunciando la morte di un altro campione,
si prega nelle attese di giorni tutti uguali
la gente ha paura e affolla gli ospedali,
solo per la spesa si scende e si risale
spegnete le luci quest’anno non c’è il Natale.
Er Natale quest’anno s’avvicina
però sarà ‘na strana aria de festa
Pe’ troppi è de sicuro ‘n aria mesta
cor còre sceso sotto la cantina.
*
Nun ce so’ mezzi pe’ festeggiamenti
er portafojo piagne er conto è in rosso
cianno sporpati tutti fino all’osso
mo che se metteremo sotto i denti?
*
Sto a penza' che a mijara de persone
che sbarcheno er lunario propio male
come lo passeranno ‘sto Natale
se nun ce scappa manco ‘n panettone?
*
Andranno ‘n quarche ente assistenziale
che li accoje co’ ‘ piatto de minestra?
Che vita, è ‘n affacciata de finestra…
Ma pe’ loro sarà pe’ sempre uguale.
*
Andranno a dormi’ su le panchine
Sognanno forse bei momenti d’oro.
Mo che hanno perso dignità e decoro
Infreddoliti aspetteno la fine
*
maledicenno a chi tanto e chi gnente
perché ‘sta granne società balorda
se sa, continuerà a tira’ la corda
e de chi soffre nun je frega gnente.
***
A te
che del coraggio
hai fatto poesia di vita
dedico le parole più belle
quelle che sbocciano
come fiore di pesco nel giardino del cuore.
Hai saputo camminare
a passi felpati
come il più agile dei felini tra i dolori
che la vita tristemente
ti ha inferto,
leccando
le ferite brucianti
delle lacrime degli inganni
subiti nel tempo.
Sola, tra i tuoi ieri
la via che riconduce
ai sentieri della mente
tra montagne innevate,
le più disperate...
ti sei ritrovata
forte come una stella alpina.
del vino sui graspi
d'acini appassiti
aggrappati a tralci
ormai spogli
d'infiniti filari.
Morbido è il verdeggiar
del grano nei campi
mentre lo Scirocco
col suo tiepido soffio
l'ondeggia e culla.
Seguo impalpabili voli
di foglie che si posano
sui miei passi.
E si posa una Capinera
sulle briciole
dei miei pensieri.
E sull'ultimo
sibilo di luce
si posa anche la sera.
Andremo a vivere
in un posto isolato.
Per la musica forte
e per i tuoi gemiti,
che poi è ancora musica.
Seduti davanti alla finestra
guarderemo
lo spettacolo in diretta.
Abbracceremo i fiori
dove il mondo appare
genuino e scevro d’odio.
Che me ne faccio del mare
se mi lasci poi annegare,
a cosa serve il sole
se brucia le parole,
non voglio petali sul letto
se poi mi manchi di rispetto,
non serve ascoltare il cuore
se sa dare solo dolore,
non dirmi ti voglio
se fai vincere l'orgoglio,
a che serve un arcobaleno
se non c'è il sereno,
non ha senso un abbraccio
se il tuo amore è di ghiaccio,
non parlare del paradiso
se mi hai spento il sorriso,
i sentimenti muoiono
nella solita bugia,
che me ne faccio del nulla
quindi vattene via.
che questa società non ci merita per niente
e che nessuno è mai pronto ad ascoltarci!
La parte migliore di noi vegeta nell’ozio
di un sentire che non vogliamo far sentire.
Il rischio ipocrisia viaggia a mille all’ora
nel tempo in cui sarebbe solo da fermare.
E così, eterni perplessi, ci infiliamo
nel covo delle più intime convenienze
e quel coraggio, che a parole abbiamo,
arrugginisce nell’auto-compassione.
Mio Dio!
Pensavo all’uomo come all’aquilone
quando, già d’emozioni progettato,
si libra in cielo per farsi poi vedere.
La parte migliore di noi è cementata,
tenuta prigioniera per evitarne spreco
e, con la scusa del carattere o della timidezza,
è imbambolata in un angolo del cuore.
Se e quando agli altri ci sapremo dare,
libereremo insieme spazi trasparenti
dove al nemico di pace parleremo,
e con l’amore si tratterà d’amore.
Tutto noi avremo se tutto noi daremo.
E basta col dire che la vita è complicata!
Io per primo…
‘N artro Natale sta a varca’ la soja.
Tra pochi giorni nasce er bambinello
scallato da ‘na mucca e ‘n asinello
drento ‘na grotta fredda triste e spoja.
*
Come sarebbe bello se tornasse
‘na vorta òmo. E ner vede’ ‘sto scempio
entrasse ‘n artra vorta drento er tempio
pe’ risbrojacce tutte le matasse.
*
Se tornasse giù in tera Gesucristo,
chisà se rifarebbe ‘n artra vorta:
recasse ar tempio e butta’ giù la porta
pe’ da’ ‘na scossa a ‘gni mercante tristo?
*
Quanno scacciò dar tempio li mercanti
sbattennoli de fòra co’ la frusta
de certo volle fa’ la cosa giusta
trattannoli da luridi furfanti.
*
Me piacerebbe, eh sì, sarebbe bello
che in tempi scuri e tristi come questo
tornasse in tera ma, tornasse presto
pe’ mette’ fine a tutto ‘sto macello.
*
Ma er tempio ormai è cresciuto a dismisura.
Pe’ mette’ fine a tutti ‘sti bordelli,
dovrebbe avecce un sacco de fratelli
ma nun ce l’ha. Questa è la fregatura.
*
Ma armeno, pe’ ‘sto giorno de gran festa
scordamose de tutta ‘sta monnezza
e lassamose prenne da l’ebbrezza
che ce disperde ‘sti pensieri in testa.
***
pronunciando parole ove il sorriso c'è che allieta le giornate
facendoti felice, aprendo la porta uscendo di casa
con la convinzione d'aver chiuso ogni capitolo sgualcito
che non sfoglierai più neppure con l'alta marea
a coprirti le ginocchia mentre piogge fortissime ti piegano
e spaventano il cuore dentro oceani immensi
negli abissi oltre coralli inabissati ed ammirati
da abitanti marini che li spiano ammirandoli sempre
per la preziosità silenziosa, molto modesta
che non si vanta della sua rara bellezza
Nel silenzio ho amato il tuo silenzio.
Imparando a trascorrerti,
quando solo il tuono,
turba il momento.
Eppur non mi distoglie
dalla tua essenza.
Sei fatta di cosmo immutato!
Perfetta da non saper da dove provieni.
Intanto brillano, bruciando occhi e palpebre
e si annoda nella gola il palpito del pianto.
Nulla accade d’improvviso!
Perché, m’innamoro di te ogni giorno?
Ti ho donato un anello
era di legno
i tuoi occhi vedevano l’oro
ma era solo legno
non poteva luccicare
l’oscurità che ci avvolgeva
non l’avrebbe permesso
era la semplicità della quercia
a renderci più vicini
la forza proveniente dalle sue forti radici
ricordava a noi la fermezza
nel preservare una promessa
mentre quel ciondolo di legno
accarezzava le nostre dita
esso sigillava la speranza
che un giorno saremo tornati
a recuperare la nostra memoria
nascosta dal buio di un tempo maligno.
sentite come suoni d’armonia
in una sera avvolta di magia
accesa da un’amica senza tempo.
Parole sono entrate con dolcezza
a visitare la mia anima in ascolto
e poi si son fermate lì nel cuore
edificando la casa della quiete.
Lì dentro aleggia aria di poesia
trovando spazi ove ogni brivido
vien respirato ed assorbito a tale guisa
da divenire ossigeno vitale.
Non è l'alba a svegliarmi
né la fine del sonno,
è il desiderio
di vederti accanto
ad aprire i miei occhi,
riempie il mio corpo
d'ossigeno inizio a respirare
sentendo la tua presenza
comincio a sognare
nel momento in cui ti guardo
e sei bella.
Sdraiata sul fianco
ti prendo la mano
senza svegliarti,
un bacio leggero
e sono pronto ad andare
pensando alla fortuna
che mi accompagna
tutti i giorni, perché sei bella.








