respiro i tuoi respiri
m'illumino di te
luce del mio sole.
Sei tu splendore della vita,
mi nutro di te
delle tue carezze,
della tua tenerezza.
Tra le tue braccia
m'incateni,
stella impressa nel mio cuore.
Corollario di lacrime di gioia
sussurranti parole d'amore.
Nel silenzio mormorano gli sguardi
accarezzando i nostri sogni in volo
che fermano il tempo.
Voglia d'infinito amore
con te.
scomodo e irriverente
quando si beffa
della mia ingenua esistenza
E piango
quando mi porge l’altra guancia
m’inganna
con la sua sterile dolcezza
questo scudo di falsa sicurezza
giorno dopo giorno
va scalfendosi e cedendo al vuoto
dell’Inconsapevolezza
in attesa di essere simpatico
pochi versi ho scritto
sulla sua schiena
ché inevitabilmente
mi portarono
al fondo.
non trovando altre parole,
perse
tra le impertinenti parentesi tonde,
ho abbandonato sul comò
interrogativi e olii essenziali.
intrepido o per meglio dire
da vero bastardo
ho girato pagina:
in cerchio sulle sue nivee tette
ho lasciato un brief
mentre sotto la cicatrice della genesi
conducevo un esercito di vocali
in un stato di trascendenza esplicativa.
l'anima si strugge
Ottobre a colorar paesaggi
terra ad emanar profumi intensi,
e riempir nari e polmoni.
Ciclamini, foglie e ghiande,
mosaico a tappezzar i sottoboschi.
Ottobre il tintinnar delle castagne,
orchestra a tonfo d'allegria
un scoppiettar gentile.
Viali illuminati di colori,
e strade viscide, fangose
pioggia a marcir la verde estate,
in cadenza di fogliame,
piume al vento a farsi cullare.
Ottobre, malinconici pensieri
ricordi ad andar in altri autunni,
ove il cuore inciampa e torna indietro,
ai tempi d' amor e affetti,
ove lieto lo sguardo espandeva
su chi ieri è andato altrove.
Nostalgici autunni
avete perduto foglie, parenti e tante genti.
Oggi rinasci nuovamente, festoso e colorato.
Ottobre ogni anno arrivi e dilegui
come gli amori mancanti!
Crepuscolo d’universo,
pianto di sole stanco,
bisettrici di rondini
a sciupare il cielo
di una timida malinconia.
Virgole di luce inscatolate
riposano fra i prati di ottobre,
il tempo è un bacio sospeso,
nelle fredde tasche dell’inverno.
niente sforzi per apparire meglio.
A volte, se mi ascolto bene bene,
in un istante fermo questo tempo.
Osservo quindi la mia effige
stampata a mo’ di bella figurina
e non essendo stato un calciatore
la includo in ben altra collezione.
È quella, antica, degli aspiranti re
che non avendo regni ai piedi
indossano lo stesso la corona
proclamandosi degni della vita.
Tra le sudice vesti della città
Dai gatti e dai cani nelle strade?
Li hai visti tu diffondersi
Con pestilenziale fluidità
Con quell'orrido odore che ci invade?
Li ho visti camminare sull'asfalto
Fuggendo dalla luce del lampione
Con lente strazianti cantilene nella voce
Quando catene taglienti di pioggia dall'alto
Gli disciolgono le case di cartone
E scendono nelle loro cantine senza luce
Quando correnti scoperte li folgorano
Mentre forano e rosicchiano coi denti
Scavando con languore nel rame
Li ho visti quando le folle passano
Cedendogli oro per farli contenti
Ma loro l'oro lo divorano per fame
Li ho sentiti urlare
Fino a lacerarsi i polmoni
Negli angoli più abissali della notte
E gli ho sentiti gelare e tacere
Finché dalle strade non giunsero più suoni
Sapevo che erano finite le loro lotte
kalòs
bianco.
quello che ti colpisce è il bianco
di quell’unica foglia
avvolta su se stessa.
nata dal verde intenso
che vira al blu, se la luce
ha voglia di giocare col gambo,
in un movimento pittorico di Muralismo.
primo piano
di un latifondismo oscuro
nel Cortile delle Feste
offre decisa la sua innata allure.
rivoluzionaria, col giallo spadice,
si oppone
elegante e nuda
calla.
Dietro una finestra
quella sera d’autunno
c’era luce, c’era vita
c’eri tu
la casa si illuminava all’imbrunire
i vetri sorridevano al calore
della calma gioia alimentata
dal finire dei pensieri del giorno
sola una figura fuori sulla strada
nascosta dall’oscurità del vespro
guardava la sorridente gaiezza
di quel quadro domestico
era solitudine ad avere occhi furtivi
era nostalgia ad attirar la mente
erano rimorsi a muover emozioni
superstiti al naufragio di una vita
passi si allontanano
alcune foglie ingiallite li seguono
mosse dal vento che si porta via una scelta
avvolta nei rammarichi di una coscienza.
Credevo che il tuo cuore fosse molto diverso,
invece, da subito mi sono felicemente riambientato,
accoglienti messaggi segnalano festa alla tua presenza,
credevo di trovarmi davanti ad una entusiasmante novità,
ed invece sei tu, di una squisita normalità,
nessun ostacolo da superare, se nel tuo cuore sfilo solenne
non devo pagare la sosta se parcheggio,
tanto affetto non l’avevo messo in conto, troppo per me!!
Delicatamente ci ritroviamo,
un secolo esatto eravamo due ragazzini
timidamente messi insieme perché era bello frequentarci,
poi ci siamo persi di vista, in trasparenza stasera,
ho riconosciuto la tua dote, fantastica bellezza,
convinto di fare benissimo anche per te mi sono avvicinato,
piangevi di commozione, che dolce emozione rivisitare
il tuo cuore, è stato il più famoso incontro del secolo
incrociarci con l’aria smarrita
e con la stessa ci siamo incamminati al centro
e ci siamo baciati davanti al mondo incuriosito,
come se non ci fossimo mai staccati!!









