Per strada in un attimo arriva la tua voce, i tuoi occhi
ed ecco mi sento a casa, mi sembra di capire tutto,
mi sento giusta
cammino adesso ad un metro da terra
io non so cosa ti do in cambio, e se sono sempre io dall’una e dall’ altra parte
ma tu ci sei,
ci sei, forte come una promessa che va mantenuta
ed ogni volta io giuro di non abbandonarti tra pensieri inutili
ma di portarti sempre con me tra sentieri di bellezza.
Sonetto, endecasillabi canonici a maiore rimati su schema ABBA ABBA CDE CDE.
Un filo d’erba storto e solitario
che guarda intorno a sé duemila fiori:
son tutti belli e pieni di colori
con cui scandiscon pure il calendario.
Anche se c’è da dire che il divario
tra il filo e tutti i fiori è da censori:
chilometri che danno al cor dolori!
Ammira e appunta sogni sul diario.
Poi s’alza il vento e porta steli a terra:
piegato in una nuova prospettiva
il filo vede sol sassi e letame
tanto che ogni illusione ormai sotterra
arreso ad una prognosi cattiva
su possibilità: c’è solo fame.
20/05/2026
la sostanza del tuo tempo,
il loop che ti inghiotte
e tu ci voli dentro,
senza scampo,
nell’angolo più remoto
della tua malinconia.
Compagna indocile,
stagione che ti attraversa
il cuore smemorato
di briciole,
legato al mare
di un disordine che trema
in attesa
di un’ora senza nome.
In ogni pensiero
la grazia canta
con voce spenta,
tagliente.
La difendi,
ti difende
dal fulmine muto,
dalla carezza
di mani estranee.
La stringi,
la grazia,
pianta minuta
di frutti che pungono.
È la tua tenerezza feroce,
la tua scheggia di diamante,
il tuo amore
che non smette
di amare.
Le frecce di parole
lanciate a tradimento
pungono a squarciagola,
piangono le ferite
rimaste conficcate
nel cuore della pelle,
i giorni renitenti
svuotano i giorni belli
nel sacco delle ore,
il sogno li raccoglie
li stringe forte al cuore,
ma pungono le frecce
più forte del dolore.
Sonetto standard.
Nessuna vela: scansan la balìa
d’un vento che non è fido aiutante;
fuggono barche, qui ne vedo tante,
col fuoribordo che le porta via.
Non mare calmo, solo frenesia
d’andare al largo e starsene distante
da terraferma troppo soffocante,
questo il movente nella testa mia.
Del resto se potessi farlo anch’io
fuggirei certo dopo l’orizzonte,
un lungo viaggio senza più ritorno.
Essendo vuoto scorrere del giorno
né fuoribordo e neanche vela in ponte:
basta d’un calmo mare il dondolio.
18/05/2026
canta un merlo sul ramo
e scendono rondini in volo
tornate ai nidi d’un tempo.
Son liberi i cieli spaziosi
d’ogni metallico volo
volteggiano falchi e poiane
nel silenzioso spazio infinito.
Un leprotto avanza furtivo,
guardingo, non vede nessuno,
lascia la tana felice
al primo chiaror del mattino.
Nei porti giocano delfini
e nei mari prolificano pesci,
si ripopola il regno animale
nell’equilibrio suo naturale.
La natura all’alba risplende
s’è vestita di mille colori,
nel silenzio dell’uomo rinchiuso
che assente, lascia liberi spazi.
Sono come un sorriso
in mezzo al pianto
dove traspare
la dolcezza nuda,
sono un pensiero grande
in mezzo al gelo
come un eco lontano
si ripete,
sono vento che sfiora
fili d’oro
di una musica dolce
che scintilla
sulle corde del cuore,
sono fiori sbocciati
sulle pietre,
sono stelle tra nuvole
profonde,
Sono bimbi innocenti
in mezzo al pianto
nuotano nelle lacrime
del cuore
come gelo negli occhi
di parole,
e cuore chiuso
dall’indifferenza
come pioggia incapace
a dissetare
si smarrisce,
nell’ombra di un pensiero.




