Nel bacio dei giorni d’estate
giugno è orchestra di girasoli,
zigomi di cielo sospeso
accigliati sui davanzali,
ceste di fragole e ciliegie,
virgole spensierate di gabbiani,
panni bianchi distesi ad asciugar
fra giochi di bimbo
e vecchie altalene nei campi.
Le strade srotolano risa,
anagrammi d’estate,
voci di scirocco e ventagli,
risacca di salsedine e tramonti.
Strascichi di conchiglie
sconfinano in cattedrali di mare,
gli ombrelloni apostrofano
spiagge di tuffi e lampare,
fioriscono le pagine di giugno
nel bacio dei giorni d’estate.
Sonetto, endecasillabi da leggersi in tonalità a minore, quartine in rima incrociata e terzine in rima invertita ABBA ABBA CDE EDC.
Rimane in ombra il cuore già scottato
che non ha filtri per la protezione,
s’ustiona al sole senza che Ragione
riesca a spiegargli che sempre ha sbagliato.
Tutte le volte che lui s’è tuffato
nel mare calmo con quell’illusione
d’andar del sole in chiara direzione…
poche bracciate e poi quasi annegato!
Salvato a stento prima di morire,
trainato in spiaggia in lacrime a guardare
un orizzonte sempre più lontano
forse ha capito d’esser troppo nano
e all’ombrellone è meglio riparare¹
stando in silenzio con vano² soffrire.
¹: rifugiarsi;
²: inutile, improduttivo.
02/06/2026
Non è il tempo.
Il tempo non guarisce, non conosce medicine,
non possiede mani amorevoli.
Siede soltanto sulla soglia delle ore,
custode immobile di una stanza chiusa.
Là,
dove una luce si spezzò nel vetro
di un giorno senza ritorno.
Da allora ogni stagione gira in cerchio,
ogni alba cambia veste,
ogni foglia cade e si dimentica,
ma quel punto rimane.
Un chiodo d'ombra conficcato nel respiro.
E basta un odore, un colore disperso,
una parola smarrita fra le pieghe della sera,
perché la porta si schiuda.
Allora ritorna.
Non da lontano.
Da dentro.
Come acqua nascosta nelle vene della pietra.
Come brace sotto la cenere degli anni.
Intatto.
Con lo stesso volto, lo stesso dolore,
la stessa ferita aperta e mai guarita.
La mente attraversa corridoi consumati,
sfiora fotografie senza cornice,
raccoglie schegge di giorni
e in ogni scheggia vive ancora il lampo.
E le parole ..
le parole sono ormai inutili
foglie secche disperse dal vento,
conchiglie vuote abbandonate dalla marea.
Resta soltanto questo spazio bianco,
questa stanza che nessuno abita
e che pure continua ad aspettare.
A volte ti cerco.
Non con la voce.
La voce appartiene ai vivi.
Ti cerco nel margine fra il sonno e l'alba,
nell'istante esitante prima del risveglio,
quando il mondo non ha ancora
deciso di essere reale.
Ti parlo lì.
Fra ombre leggere, fra sentieri di polvere
percorsi soltanto dai ricordi.
E per un attimo mi sembra di udire
non una risposta,
ma il tremore di una presenza.
Come una stella spenta
che continua a viaggiare nel buio del cielo.
Forse non te ne sei andato.
Forse hai soltanto mutato forma.
Sei diventato l'intervallo fra due battiti,
la pausa nascosta fra due parole,
la neve che cade senza rumore,
la luce che resta quando la lampada è vuota.
Sei diventato assenza,
eppure continui a occupare ogni luogo.
Sei diventato vento dietro le porte chiuse.
Eco dentro pozzi profondi.
Polvere d'oro nel fondo della memoria.
Sei diventato...
... Silenzio
quel Silenzio che precede ogni cosa,
come la notte prima dell'alba,
l'attesa prima dell'incontro,
il respiro prima della della parola.
Mi disegnano il cuore
mani di zucchero filato,
appunti di giochi ed orsacchiotti
posati su una vecchia culla,
il carillon dei vostri battiti,
strascico eterno dei ricordi,
profumo indelebile della mia anima.
Foto accartocciate dal tempo
si stringono a questo scialle
e vi disegnano il cuore
carezze sussurrate sottovoce,
una cometa sbeccata d’amore
a mordere i vostri passi stanchi.
Ecco posato su una vecchia culla
l’eco di un padre,
l’eco di una madre,
poesia nelle mani di Dio,
fiore che non teme l’inverno.
Poesia dedicata alla giornata mondiale dei genitori 01 Giugno
I understand that all is lost
The image shows me what I’ve become
And now I am just a ghost
And nothing can confort me
Because of this destiny
Nothing can support me
In this misery
When I watch myself in the mirror
I comprehend that every dream has gone
The glass tells me where I sank
And I feel totally alone
And nothing can confort me
Because of this destiny
And nothing can support me
For this misery
Since I lost my faith
And I met the fate
No one and nothing can rescue me
And nothing can confort me
Because of this destiny
And nothing can support me
In this misery
6-3
Strano “sonetto”, non canonico, costruito tutto in endecasillabi rolliani ispirati da un verso di un brano di Vasco Rossi.
Per me è la macchina che c’ha che conta!
Io sono povero e cammino a piedi
e com’è logico tu che lo vedi
certo mi reputi degno dell’onta
del miserabile che male affronta
la vita all’angolo senza rimedi
restando singolo tra i millepiedi
che neanche lasciano l’ombra d’impronta.
Che poi nitriscano comunque in tanti
quando mi vedono girovagare
senza un’inutile meta davanti
è comprensibile: pure il mio mare
che allegro mormora per tutti quanti,
sua voce permuta, mi sta a ignorare.
31/05/2026
RAMO FIORITO
26.02.2022
di Cresy Crescenza Caradonna
"Mai disperarsi ma reagire agli eventi perchè in fondo al tunnel c'è sempre la luce!"
Strofe di settenari in rime ripetute abcabc defdef ghighi.
Traffico maledetto!
Se non ci fosse gente
si scorrerebbe meglio;
cinquant'anni che aspetto
ma non si muove niente…
beh, domani mi sveglio:
all'ufficio reclami
vado a mettermi in coda
ché mi sento un po' stanco
d'ogni cosa ch'io brami
ma mi manchi e mi roda
di finir sempre in bianco.
Voglia di lamentarmi
sta avvolgendosi addosso,
ma son sempre un coniglio
che pur nell'arrabbiarmi
non sa saltare un fosso
né fermar lo sbadiglio.
29/05/2026
C'è una stanza sospesa
dentro uno schermo,
un luogo dove il tempo smette di correre.
Condividiamo una foto, un vecchio sorriso,
solo per salvarlo dall'oblio,
per dire al mondo che quel momento è esistito.
E d’improvviso ritorna l’odore della domenica,
la cucina piena di fumo e di vita,
la mano di mia madre
che stringevo da bambina.
Ritorna il rumore dei giorni di festa,
le risate nate per niente,
quei gesti semplici che scaldavano la casa.
Eravamo noi,
che crescevamo senza accorgercene,
con gli occhi pieni di futuro.
Oggi guardo i miei figli e ritrovo lo stesso cammino,
lo stesso stupore,
lo stesso tempo che scorre.
Questa nostalgia non è una ferita vuota,
è solo il passato che continua a farsi sentire.
Ricordare significa proteggere quel fuoco,
guardarsi allo specchio e riconoscere da dove veniamo.
Il tempo passa, è vero,
ma non tocca l’amore che ci ha resi ciò che siamo.
c'ho una scarpa nella pozzanghera.
Se il piede non si decide ad abbandonarla
finirà per diventare fango
Sembra proprio che tutto funzioni
solo se non funziona
La scuola elementare, per esempio,
non è cambiata di una virgola in vent'anni
eppure è una nostalgia estetica
Ormai l'ho interiorizzato:
sono il telecomando che funziona
ma che, quando scosso, sembra una maracas
con quel diabolico pezzo di plastica
praticamente introvabile lì dentro
I cadaveri tornano sempre a galla
e manco c'hanno svelato che fossero pigotte
Le antenne si accorciano stanche
su quei tetti flagellati dal sole
Assisterò anche oggi la tv al suo capezzale
Forse resterò in quella pozzanghera:
io, gli oceani, manco li capisco più





