Smonto la mia vita
e le stanze una alla volta,
come si smonta un dolore
con il sangue tra le mani.
Porto via l’amore
e i chiodi con cui l’avevo fissato,
porto la polvere,
porto le ombre.
Non cerco una casa nuova,
ma la mia casa.
Cerco un luogo che conosco,
dove il silenzio
non debba più difendersi,
dove la memoria smetta di sanguinare
e ciò che è morto
possa finalmente riposare.
all’orizzonte chiuso dalla nebbia
sedotta offesa esule speranza
cancellata dai sogni.
Ho visto il male
colpire dai gendarmi dello stato
dietro uno spiraglio clandestino
una donna piegata senza volto.
Ho visto il male
nelle risa crudeli di bambini
spiegato nei capricci dello spiedo
che infilza una farfalla,
e negli angoli oscuri dove batte
il verso antico della ragnatela.
mentre tutto intorno a lei crollava..tu non lo sapevi..
Doverti questa spiegazione dopo tanto tempo era uno zaino pieno di sassi che portavo sulle spalle oramai da troppo troppo tempo.
Dirti scusami è dirti " non eri tu il problema , ero io che ero nel mezzo di una tempesta.
Volevo solo che tu sapessi che allora ero una ragazzina spaventata e che non hai mai avuto colpe.
Credimi quando ti dico che ti ho amato veramente tanto perché è la verità.
Ed ora, lascio questo scritto a te se passerai a leggere per puro caso o no....
E lo lascio all Universo,lui saprà cosa fare.
Scusami.
che per essere profetico
rinuncia agli eroi
alle futili categorie del rimorso
che guarda al passato
senza litigarsi il presente
tenendo a mente il nome
degli assassini che li ha preceduti.
piccoli privilegi
che giustificano il respiro
a noi deragliati dal fiato corto.
qualcuno ha provato ad insegnarci
che siamo una razza
quando invece,ben che vada
siamo una mistura
un accrocchio
un progetto orfano di segmenti
il nostro errore
è non lasciar decidere al tempo.
energici debitori di silenzio
in questa vita cutanea
cerchiamo carezze
ma troviamo carenze.
siamo fuori dalla gabbia
ma non dai guai
e sopportiamo il calendario
dei distacchi con sempre nuovi
avversari
perché uno schifo solo
non è mai abbastanza
Il linguaggio non è un vetro
attraverso cui guardo il mondo,
è il mondo che cambia
mentre lo nomino.
Se dico “luce”
non è la stessa luce
che entra nella stanza,
ma quella che impara a vedersi.
Se dico “amore”
non è lo stesso battito nel petto,
è il battito che si ricorda
di essere stato detto.
Le cose non stanno ferme,
aspettano una parola
per decidere la loro forma.
E a volte
non è il cuore a tremare,
ma il nome del cuore
quando lo pronuncio.
Così la realtà si piega lieve
tra ciò che sento
e ciò che riesco a dire,
e in quella distanza
nasco anch’io,
ogni volta diverso,
ogni volta scritto.
mi riempi il vuoto, ma non sei presente.
Gridano sirene, l'ambulanza è in strada,
vuoi portarmi via, vuoi fare la brava?
Voglio le nuvole, pecore in cielo,
Limerick 11-11-7-7-11 rime AAbbA, gli endecasillabi sono a maiore con accento secondario sulla seconda.
Son piccole montagne a punta rossa
la pelle che al sudore fa sommossa
lì tutt’intorno al polso
mentre afa mi fa bolso¹…
la cinghia d’orologio va rimossa.
¹: ansimante: fatico a respirare per il caldo; per la miseria, non so a luglio come sarò messo, mi scioglierò ed evaporerò prima!
09/06/2026
Stritolato da un vortice di pollici
in una giungla di faccine colorate
rimbalzo tra affettuosi baci,
sono tante le cose che non dici
un cuore rosso appare all’istante
l’amore vero emerge distante,
invasi da moderni geroglifici
affoghiamo tra errori ortografici
tra fiorellini e dolci cuoricini
cerco voci, suoni di violini,
sguardi, gesti, pianti e sorrisi
uccisi da emoticon servili.





