all’estremo confine
del mio cuore.
Un luogo
che nessuno
ha mai saputo nominare.
La luce
è così intensa
da confondersi
con l’oscurità.
È estasi,
è verità,
è la cura
delle mie fughe.
È un tempo nuovo
che mi attraversa,
la scoperta
della tua sostanza
che unisce
ciò che è invisibile
e ciò che resta.
Lì,
dove il cielo finisce
e la terra dell’amore
comincia a respirare.
e un ascensore bloccato a metà corsa,
il corridoio trattiene il fiato.
Odore di bianco che invecchia
(o vernice fresca d'un parcheggio sotterraneo,
uno stillicidio di ricchi chissà dove).
Piastrelle che non toccano mai terra,
qualcuno le ha incollate al vuoto.
Il neon scoppietta come una radio spenta;
ogni lampo illumina lo stesso angolo
dove una sedia guarda il muro
che guarda la sedia.
Le porte non hanno maniglie.
O forse sì, ma dietro ecco un altro muro.
Il silenzio pesa come una coperta bagnata,
e la luce è gialla, quella delle sale d'attesa
dove nessuno verrà mai a chiamarti.
Cammino ma il pavimento cede
appena un millimetro, giusto per farmi dubitare.
Un’impronta sola avanza,
l’altra resta lì a chiedersi se partire.
L'orologio fa le ore con le falangi mozzate.
Il tempo non passa,
si siede accanto a me sulla moquette
e mi fissa con gli occhi di un bimbo perso.
Io sono il visitatore senza corpo,
l’affittuario di un volto già sfrattato.
Ogni passo che compio per andarmene
allunga il corridoio come un addio che mente.
Fuori, forse, c'è ancora quel mondo.
Ma chi ha visto quella luce
sa che non tornerà indietro.
Abbi cura dei tuoi sogni...
Mettici tutto l'impegno che puoi, guarda lontano,sii fiduciosa
Fatti abbracciare da ciò che ti fa star bene...
Circondati solo da ciò che ami e ti ama,il resto è zavorra.
Respira, respira l'aria colma di fantasia.
E con essa fatti portar via come in un incanto.
E all’improvviso ti ricordo, Barga,
incastonata nella Garfagnana
dove il verde dei pendii si slarga
nel cielo. Gioventù bella, lontana…
Rivedo la villa del poeta, il Serchio,
le anse insinuarsi tra salici e pioppi.
i borghi aprichi, i tetti rossi, i coppi,
le Alpi Apuane in candido cerchio.
Le gole di Botri, salti scroscianti,
il ponte del diavolo, maestoso arco
su acque cristalline. Persi, distanti
gli anni che nel cuore aprirono un varco…
L’eremo intagliato nella roccia,
un raggio arancio vellica i castagni.
S’imbevono di ombre i vivagni.
Della gioia oggi neppure una goccia.
Oggi ripenso le tue dolci colline,
le torri merlate, vigili scolte,
le piogge nelle quieti serotine…
Aculei le memorie dissepolte.
Oggi la vita muore e tu non ci sei:
era l’estate dell’ottantasei.
06-13 EE
Sonetto, ogni endecasillabo, ovviamente canonico, è recitabile a scelta democratica sia a maiore sia a minore o anche misto (insomma metrica gender fluid); quartine a rime incrociate e terzine a rime alternate.
Non risolleva neanche un ricco terno
dalla miseria e senso di paura
che i defraudati rapido cattura
un perdurante pessimo governo.
Sembra di star su soglia dell’inferno…
causa o effetto crisi di cultura?
Fascisti inneggian alla linea dura,
serrar confini… nulla di moderno.
E mentre marcian verso lo sfacelo
zeppi d’orgoglio per fiera ignoranza
citando male pur qualche vangelo,
fan di «Futura¹» propria nuova danza:
senza neuroni! Meglio stender velo…
non fosse degli adepti l’abbondanza².
¹: il generale Vannacci, lo stronzo fascista (scusate la scurrilità del secondo aggettivo, ma quando ci vuole, ci vuole: “stronzo” non basta per descriverlo), ha scelto come inno del suo “partito”, la canzone “Futura” di Lucio Dalla; ovviamente senza nessuna autorizzazione da chi ne detiene i diritti; ed ovviamente dimostrando ancora una volta (ma non ce n’era bisogno) di non capire nulla, neanche le parole di una canzone stupenda che esprime concetti bellissimi, esattamente all’opposto delle “idee” fasce che lui predica impunemente nonostante i giuramenti sulla Costituzione Italiana;
²: ancor più triste è stato assistere al coro dei suoi discepoli che cantavano con trasporto “Futura”, dimostrando di esser privi di neuroni esattamente come il loro duce;
°: «aspettiamo che ritorni la luce
// di sentire una voce //
aspettiamo senza avere paura, domani.»
Quel “senza avere paura” è la sostanza della negazione di guerre, confini, barriere, fascistoidi e ignoranti.
16/06/2026
Amo il silenzio del bianco
perchè avvolge con mitezza l'ombra
di certi cuori, induriti dal gelo .
E' un candore che confonde,
un velo di luce steso sopra un'assenza di calore .
rimane l'ultimo modo per sentire un fremito ;
un brivido breve che somiglia nel profondo,
a un tic tac del cuore : l'unica prova nel silenzio ,
che tutto , dentro , qualcosa smuove.
A volte provo a trattenermi…
a convincermi che certi pensieri vadano lasciati scorrere via, come il vento tra le mani.
Poi, senza preavviso, qualcosa si accende da solo.
È un ricordo che si illumina piano,
una sensazione che torna a bussare con delicatezza.
Non lo cerco, non lo inseguo, non lo forzo… semplicemente nasce.
Nasce in un attimo qualunque, tra una distrazione e un silenzio,
e prende forma senza chiedere permesso.
E ogni volta, come se conoscesse la strada meglio di me,
finisce per portarmi da te.
Non è un rimpianto, non è nostalgia che fa male.
È qualcosa di più lieve e insieme più profondo:
un filo sottile che continua a tenermi legato al tuo nome.
È una cosa piccola, ma sincera…
una tenerezza silenziosa che non fa rumore,
che non pretende,
ma che, nonostante tutto, continua a restare.
Fa freddo, c'è un vento forte, vorrei aprir la finestra e dargli la mia tristezza da portar via.
Ma so che non potrebbe farlo.
Resto lì a guardare gli alberi agitarsi..le nuvole farsi scure e minacciose..
Fossero anni addietro sarei uscita per incontrarci..ma ora...
Non il vento, non le nuvole ma il tempo, le scelte....
Vento portami via tu..






