Man mano muovendo mutevoli memorie
Animando amici amanti ad avide azioni
Ed ecco evocate estatiche elegie
Che conducono chi cerca col cuore
Da duri domestici domini di démoni
Per picchi pareti pendii poi pianeggianti
Fino forre fosche, festanti faune feroci,
Tra tinti tetti, titaniche torri,
Infine in isole immense...immaginarie...irraggiungibili
|
Sono tornato al mio paesello di montagna. Lo lasciai per andare a vivere in città, quando presi ad insegnare ai ragazzi delle elementari. Là, incontrai anche Lucia, la donna della mia vita.
Gli anni passano e arrivò anche il giorno di lasciare la scuola. Oggi mi resta la nostalgia di quegli anni, anche del tram che prendevo al mattino, per andare, e di quello per ritornare.
Nel mio paesello c’è la quiete, il silenzio, il respiro dell’aria pura, il contatto con la natura, la semplicità del vivere, e il sentirsi parte di una famiglia allargata.
Al mattino, passeggio nelle viuzze: ad ogni incontro, un saluto e qualche parola. Nel pomeriggio, mi ritrovo, al bar della piazzetta, tra un caffè e le chiacchiere sui fatti del giorno. Verso sera, con la luce dei vecchi lampioni, ritorno a casa, dove mi aspetta il gatto, che vuole essere coccolato, il calore del camino e, soprattutto, la mia dolce e cara Lucia. |
Non sono ancora giunto
a leggere “malfatto”,
ma neanche “Majakovskij”
o il fetido “maiale”¹
e quindi il disappunto
col quale prendo atto
di vostri parer loschi
sul mio stato mentale
non paia esagerato:
sto ancora incamerando
basi di conoscenza
per potervi stupire,
sono all’emme approdato,
pure se sto annaspando
abbiate la pazienza
di lasciarmi finire.
Del resto che vi cambia
prima di insudiciare
mia misera memoria,
facendomi tal torto
quale malaria a Zambia,
con pazienza aspettare
per mossa derisoria
ch’io sia del tutto morto?
¹: cfr. “Un matto (Dietro ogni scemo c'è un villaggio)”, 1971, Fabrizio De André:
Per stupire mezz'ora basta un libro di storia
Io cercai di imparare la Treccani a memoria
E dopo “maiale”, “Majakovskij”, “malfatto”
Continuarono gli altri fino a leggermi “matto”.
03/04/2023
con qualche riflesso rame perlato
mentre il sole ci picchia sopra duro
ed io guardo restando senza fiato
il tuo capo che galleggia sicuro
sopra quel lapislazzuli incantato
ch'era il tuo mare di metà settembre
ove da un lutto rilassammo insembre.
Tutto il dolore che recavo indosso
stando vicino a voi due si scemava;
tu con tuo figlio nuotando e commosso
più ti guardavo più il cuore sognava
che quell'istante non fosse rimosso
pur se implacabile il tempo avanzava,
minuto per minuto suggerendo
che a sera tornerà dolore orrendo.
Ma in quel momento sull'acqua stavamo
per goder la dolcezza di natura
il sole che sull'acqua fa ricamo
il tuo viso con fiera abbronzatura
che amavo proprio come anch'oggi t'amo,
nel cuor segretamente con paura
di vederti svanire come un sogno
di cui non sono degno e mi vergogno.
Son passati cinque anni da quel giorno
rapidi come spinte d'altalena
ma oggi col pensiero faccio ritorno
a quel sentimento di vita aliena
che mi imprimeva allora il mondo intorno
e che quel pomeriggio, mia sirena
riuscisti con dolcezza a dipanare
semplicemente portandomi al mare.
Ricordo il tuo flessuoso in trasparenza
corpo abbracciato dal moto delle onde;
avevi di sirena la parvenza
disinvolta nelle acque più profonde
come se il mare fosse la tua essenza,
naturalezza che tosto m'infonde
baldanza per vicino a te restare
io che appena appena so galleggiare.
Che se in te si fosse imbattuto Ulisse
invece che nelle tue antenate
sarebbe giunto alla sua apocalisse
morendo folle, le orecchie stremate,
ma non eri tu, quindi sopravvisse;
invece le mie pupille accecate
ti vedono ovunque, schiave al desio
della beltà del segreto amor mio.
01/04/2023
Siamo nati con le ali
… solo il tempo d’imparare.
Ma tra i dubbi ci siamo persi;
smarriti e rivestiti
di artificiosi smalti.
Svuotiamoci
- cormorani -
dall’impregnante che c’intrappola.
Svestiamo martire
rivalsa ed eroe e insegniamo
vestendo l’amore
il desiderio del sapere
e la volontà di progredire.
È libertà del volo
che lo chiede
vuole lasciare il segno
staccarsi da terra
e tentare di portarci
a raggiungere il sogno.
1°: dieci versi in terzine di endecasillabi, con la classica rima incatenata
Sèrviti di quello che di me resta.
Anche se non è tanto e meno vale,
è tutto ciò che posso, cose o gesta
te l'offro con il cuore da cinghiale¹
perché sei tutto ciò che allieta i sogni,
dei miei risvegli sei causa essenziale
tentando intercettare tuoi bisogni
sperando darti aiuto ed il calore
facendo sì che non te ne vergogni
per quanto valga… il mio segreto amore.
¹: il cinghiale è per vari aspetti il simbolo che ho scelto.
2°: semplificata in nove versi completamente liberi, senza metrica o rima
Sèrviti di ciò che resta di me.
Anche se non è tanto e vale ancor meno,
è tutto ciò che posso
e te lo dono con tutto il cuore
perché sei tutto ciò che allieta i miei sogni,
tutto ciò che mi spinge a risvegliarmi
per capire se in qualche insperato modo
posso donarti il mio aiuto, il mio calore
ed il mio segreto amore.
30/03/2023
sgradito ai benpensanti
Algoritmo impertinente
intaccato dalle tarme
Granchio gravido di grilli
ridotto in salsa verde sopra piatti di Limoges
Ricordi roboanti intrisi di anisette
irrompono sgraditi nei discorsi da talk show
Ho sciolto semi secchi di semola cinese
tra geometri svedesi assunti dall'Ikea
per progetti fantasiosi di conigli con rotelle
e antenne per WiFi concesse dalla Tim
Maligni malintesi su merluzzi dissalati
azzardan giochi estremi
tra sedute di burraco
Orgoglio sadomaso
di un'alga spirulina
ridotta a mal partito
dai seguaci di Ferrè
Ciao, ciao, armadilli pretenziosi
con le borse in vera pelle di Gucci e di Vuitton
... lasciate ogni speranza
voi che avete la Green-card
mangiatevi una pizza e
scordatevi Grupon...
Quando ho permesso alle mie emozioni
di vincersi il loro spazio
ho perso ogni ragione lucida,
scavando fossati attorno a me,
pieni di mostri orripilanti,
spaventati e pericolosi,
irraggiungibili.
Quando ho deciso di permettere alle mie emozioni
di prendere possesso di me,
ho vinto la più sola e dolce delle sconfitte.
Tramontana dannata, che soffi a fare?
Trenta nodi di fastidio nelle orecchie
senza che nemmeno riesca tu a portare
qualcosa che valga più delle petecchie…
per esempio, perché non porti sua voce
senza farmi riaprir sempre le chat vecchie
alla ricerca dei vocali veloce
solo per la goduria di riascoltarla
a rischio di un orgasmo più che precoce?
Perché sì, l'immaginarla mentre parla
mi satolla di gagliarde sensazioni
non lontane da quelle che ho nel guardarla!
Se per una voce non hai propensioni
potresti recarmene almeno l'odore
per dare un senso a queste tue agitazioni.
Ventaccio violento, beffardo impostore,
che soffi senza portar nulla di lei
e mi tormenti senza scaldarmi il cuore:
ti rendi conto quanto inutile sei?
28/03/2023
Parte dal parto
la violenza sulle donne
e cresce
d’ambiente logorante.
Forse
nemmeno percepisce
il senso di se stesso
nel rifiuto di essere
l’inesatto duplicato
di una specie sotto
parametrati paramenti
da menti, con putrefatti metri.
Siamo ambientazione da tundra
steppa o prateria
sala, camera,cucina
o cesso nel deserto.
Incedo nel mio inutile passeggio
senza una meta in solitari campi
seguendo del cardiologo dileggio
secondo cui stancarmi fino ai crampi
il cuore faccia stare meno peggio
e nonostante il rischio degli inciampi
mi aiuti per un sano respirare
e il ritmo possa pur stabilizzare.
Paesaggio prevalente che ho dinanzi
ulivi, macchie e terre abbandonate
e come nei più tristi dei romanzi
rurali costruzioni rovinate
d'antichi insediamenti vuoti avanzi
con nude vecchie pareti crollate,
paesaggio desolato, diroccato,
perfettamente a me sintonizzato.
Cammino e mentre giro gli occhi intorno
mi rendo conto d'esser proprio uguale:
reliquia di che fui remoto giorno
quando sognavo d'essere speciale
e di bei sogni procedevo adorno;
tra mie chimere la più celestiale:
una moretta con gli occhioni verdi
e il sorriso in cui il senno tutto perdi.
Quanto dannato tempo ch'è passato
in cui sognai sovente tal fanciulla
persino mentre in altre ero imbrigliato
badando sempre a non palesar nulla
anche se ad ogni incontro emozionato
il cuor si rilassava come in culla,
come se fosse nella giusta stanza
pronto per una lunga e dolce danza.
Però lei mai sarebbe stata mia
com'io del resto suo certo non ero;
è sempre stata solo fantasia;
solo amicizia, ma dentro ero fiero
d'essere amico d'una poësia,
perché quest'è lei, giuro, son sincero:
un concentrato di tante bell'arti
di cui non puoï non innamorarti.
Intanto le rughe e i capelli bianchi,
gli errori e i miei miseri fallimenti
han reso tutti i miei passi più stanchi,
han reso inutili i miei sentimenti
lasciandomi invalido scaldabanchi
votato a un futuro fatto di stenti
tanto che a volte mi fa consolare
l'idea che non dovrà troppo durare.
Somiglio in toto a questi casolari
con il mio cuore tutto diroccato;
quello che rende i miei pensieri amari:
non potrò dar, quel ch'ho desiderato,
a sue esigenze stabile riparo;
con il mio tetto del tutto sfondato
non posso salvarla dalle intemperie,
dalle miserie, dalle cattiverie.
Esserle per sempre un porto sicuro
sarebbe la mia più grande ambizione,
felicità vorrei darle, lo giuro,
serenità, vita dolce e passione,
per ogni avversità farle da muro,
appartenerle con abnegazione
e mentre in ogni cosa ci aiutiamo
dirle ma anche mostrarle quanto l'amo.
Purtroppo invece non posso offrir niente
che sia degno di lei, brillante stella
nonostante la mia passione ardente
per lei che vedo coraggiosa e bella
artista calda, dolce, intelligente
con raffinata, armoniosa favella.
Spesso mi chiedo se un dì capirai,
dopo la mia fine, quanto t'amai.
28/03/2023




