Il linguaggio non è un vetro
attraverso cui guardo il mondo,
è il mondo che cambia
mentre lo nomino.
Se dico “luce”
non è la stessa luce
che entra nella stanza,
ma quella che impara a vedersi.
Se dico “amore”
non è lo stesso battito nel petto,
è il battito che si ricorda
di essere stato detto.
Le cose non stanno ferme,
aspettano una parola
per decidere la loro forma.
E a volte
non è il cuore a tremare,
ma il nome del cuore
quando lo pronuncio.
Così la realtà si piega lieve
tra ciò che sento
e ciò che riesco a dire,
e in quella distanza
nasco anch’io,
ogni volta diverso,
ogni volta scritto.
