Restai polvere del passato immerso nel tempo sulle piaghe ormai evidenti di quel tempo che fu senza ritorno.
Chiesi luce dal tempo fu notte, senza un riflesso della mia ombra intrisa di fango dal tempo.
Il tempo scorre lento, cancella il ricordo
e mi lascia immortale
senza un perché.
Raccolgo me stesso Alzando lo sguardo,
cancello quel tempo che scorre
senza un perché.
Mi ritrovo al tramonto e mi accorgo
Che il tempo è finito
Senza un perché.
Intanto,
ingannato dall’invernale calore
le mani chiedono grazia
ed è ancora tempo d’amare,
svegliar destini nella notte fosca,
che,
senza riscontro, ricomincia a respirare
il domani che, profuma di ieri,
con parole, ancora parole
mentre, sulla via stanca delle scelte
attendo
come brezza invisibile,
di ritrovar la via del cuore
che, mi restituisca amabili agitazioni,
nella follia del tuo corpo,
…nel sole.
L’Italia fa sentire il suo canto
Un grido d’amore intonato col sangue
Di chi fortemente ha sempre creduto
Che il suolo natio odorasse di Patria
Le lacrime impolverate di chi ha combattuto
Impugnando ideali di vita e libertà
Prodi martiri che hanno amato un suolo schernito
Voci sommesse più forti di un boato
Quelle umili mani han battuto
Un nemico invincibile e agguerrito
Ma passioni e ideali più forti
Delle spade hanno avuto la meglio
L’invincibile armata di un canto
Che l’Italia assai amata acclamò
Or la storia ritorna sui passi
Rinnoviamo quest’inno d’amore
Non lasciamo che rabbia e dolore
Ci sovrastino il nostro destino
Raccogliamo le forze latenti
E la grinta esplodiamo nel cuore
Quest’Italia non facciamo morire
E quel canto d’amor intoniamo
O fratelli, fratelli d’Italia
Sfoderate i sopiti torpori
E i potenti riaprano i cuori
A chi crede nella nostra unità
Nell'aria il fischio e il rumore dei treni vicini
Annunciano pioggia dicevano i vecchi
E piove davvero questa sera
che il vento porta in casa il treno
Le ore bagnate viaggiano su binari di piume
nella notte di ruote che vanno veloci lontano
Una calda carezza di quiete si adagia su gocce notturne
in un'epifanica notte di giostre cavalli di legno e trenini
in continue partenze ed arrivi in un gioco perenne d'infanzia
nel ricordo di abbracci slegati rivissuti in un sogno
di grande, di infinito
ci credi.
Doni la tua anima
mettendola tra le sue mani
e ti accorgi
che la sta gettando via
cerchi rifugio
nella tua dolce poesia
è li con te
scalda il tuo cuore
illumina i tuoi giorni
e anche da qui
si fa sentire come non mai!
Viene, il suo abito bianco sontuoso,
come un velo ricamato da mani attente,
una dolce melodia mi pervade
un suono leggero, armonico, ti dà un senso di pace,
e un odore di buono, gioia per l’olfatto bruciato dai gas,
e mentre provi una sensazione di irreale, il tuo sguardo la segue
la sua nascita irruenta,
e man mano che si avvicina si riempie di dignità
quasi a sfiorare il mondo,
il fare maestoso e nel contempo dignitoso,
un manto candido sull’universo
eccola….. ti sfiora
senti la sua freschezza sulla pelle e una gioia naturale,
un contatto con la vita ti imprigiona………
si impossessa di te, ti copre l’anima
ti copre il corpo ed in silenzio,
come è arrivata, con fare dignitoso,
se ne rivà.
Bellezza del mare………E’ L’ONDA……..
Candida dolce vecchia signora
capelli di soffiice neve tra nuvole fosche
Quiete del mio mare in tempesta
rassereni miei neri orizzonti
Tue parole bianche farfalle mi portano in volo
nelle fiabe di antichi percorsi e arditi sentieri
E' amaro lasciarti
sentirti svanire
restare nel buio di un sognare da svegli
delineo il mio pensiero
stanotte al tuo lume
sfumerò quelle pieghe
che scoprono il sogno.
Dalla vita
fino ai tuoi piedi
le tonalità dei colori
abbagliano
in questa aria mossa
il sapore dell'immagine
è così nitdo di voglia
con pennellata rosea
mostrerò il tuo seno in luce
restato in attesa
in pensieri creati
ridipingerò la voglia
di rosso scarlatto
nei lunghi capelli
traccerò solchi
con le dita che fremono
poggerò le mie labbra
lungo il sentiero della tua schiena
berrò il tuo sudore
che ha atteso l'estasi
in questa notte
il mio pennello
ha ridipinto il cuore
a nuovo.
Salve, mi presento, sono Bratto
Mi posso definir proprio un bel gatto
Un giorno si rivolge a me curioso
Un tizio con un fare pensieroso
E cercando inutilmente le mie fusa
Mi accarezza con la mano tutta tesa
Mentre lancia una pallina colorata
In attesa che gli molli una bordata
Mi sollecita ad alzarmi dal mio letto
Per seguire la sua idea di gioco matto
Io lo guardo con un fare sbigottito
Come a dire: ma che vuole da me sto striminzito?
Io mi stavo crogiolando negli allori
Dei miei baffi e rilecco quei sapori
Che portavano la gioia al mio palato
Dopo un pasto luculliano consumato
Quando questo mi rivolge quel suo sguardo
Di un curioso, che si crede con riguardo
Di poter sapere dall’intimo mio cuore
Una palla che simbolo può avere
Alzo il mio corpo stanco dal cuscino
Gli rivolgo una mossa tipo inchino
Poi ignorandolo mi affloscio nuovamente
Digerendo il mio pasto impenitente
A quel punto il meschino ci ripensa
Si riprende la palla in prepotenza
E con tanto di sfida alza il dito
Che egli voglia forse essere ubbidito?
Caro amico co Bratto caschi male
Se ti credi che questo povero animale
Lasci stare la sua siesta giornaliera
Perché c’hai nella testa segatura
Chi ti dice che abbia voglia di giocare?
Ti assicuro è più bello stravaccare
E con questo concludo il soliloquio
Evitando di dire uno sproloquio
Ma un consiglio ti do, la voglia è molta
non provare a disturbarmi un’altra volta.
plasmando la mente stanotte
senza sforzo
vi ho ritratti bellissimi
unici al mio cuore
attimi indelebili
con occhi bellissimi
al mio poco
ho modellato lacrime
cosi reali
che bagnavano il suolo
cerando il mio oceano
in ora mi tuffo
come bottiglia ai marosi
vi porterà il mio cuore
io ho voi
accanto a me
questa tempesta
è passata.
Pensiero che va
leggero e solo
che illumina le giornate,
che fa compagnia
che ci accarezza da lontano
e raggiunge terre lontane.
E' il tuo pensiero che regala
un abbraccio,
che sveglia al mattino
che scuote l'animo
e che non riesco a fermare.
Immagini d’infanzia in croce,
girano, su viottoli equatoriali
tra lacrime, truffate dal nero
da risate di pensieri, vacillanti.
È follia, la dolenza in manette
supplizio, spaventato tra i fiori
da rosari di domande, in esilio
che derubano sogni al risveglio.
Parla follia, per trovare difesa
dai bisbigli notturni, indifferenti
sotto il diluvio di lamine corrotte,
insane, che fan paura alla morte.
e mille volte annego
in questo stagno maledetto.
Frantumo il tuo ricordo
come il vetro
di una finestra,
mentre ancora
sento il tuo profumo
in questa stanza.
Arsa la gola di te
come fossi
l'ultima goccia d'acqua,
e vedo morire
una farfalla
in questa vita fatta di ore.
Placo il mio pianto
nel tuo petto
e la mia fame
nella tua bocca.
Scandisco i tuoi respiri
come i secondi che passano,
interminabili
innesti di me e di te.
Prendi ciò che resta,
senza fermarti,
domani non sarà la mia
l'impronta sul tuo cuscino.
Coprimi gli occhi
con la tua mano,
voglio che questa notte
non finisca,
nel suo buio
la luce nei miei occhi.
AnnA Bonarrigo
(Bell'Anima)





