“Non piangere” mi dici “non serve”
mentre le lacrime scivolano
dagli occhi miei
come zampillo leggero
da una fonte
Lascia che il pianto
ripulisca il cuore
abitato dal tormento
pesante come un macigno
insieme di sentimenti
controversi
per un figlio ormai uomo,
scelto ha una via
che lontano da noi lo conduce
la sua assenza una cavità senza fondo
Lasciami sciogliere le lacrime
nel percepire una vita
che piano si spegne
ciclo vitale naturale
difficile da accettare
impossibile da trattenere,
quasi impensabile lasciarla andare
Lascia che le mie lacrime
gocciolino sempre più lente
fino a portare siccità agli occhi,
solo allora l'anima mia
potrà mutare in versi
il mio vivere, il nostro amore
se pur cieca ancora dalla
coltre di nebbia
partorita dal pianto,
dalla mano guidata da
un' entità inconscia
rinascerà poesia
Gridi
Gridi ai Palazzi
a coloro che siedono
in comode poltrone
non comprendono
sono impegnati
nel manovrare
le leve del comando.
Gridi
Gridi ai Palazzi
uomo senza dignità
non ti comprende nessuno
non sei ascoltato
abbandonato
come uno straccio vecchio
bruciato dal sole
che attende di dissolversi
nel tempo
senza battito d'amore.
Gridi
Gridi ai Palazzi
vuoti
come spettri
insignificanti
vi aggirate
nel mondo della morte.
Ho girato nella mia esistenza
come chi gira con la macchina
per trovare parcheggio
al centro, in una grande citta,
mille giri intorno
per un intero giorno:
nulla
Però, ora io so che...
un giorno lo puoi considerare vissuto
solo se
ti ha trasportato nel vortice della vita
da quando apri gli occhi fino a quando
ti addormenti.
Sogni compresi...
e sogni sospesi...
Fisciano-università-ascensore.
Io e un tizio alto con gli occhiali da sole
entriamo nell'ascensore, io guardavo il vuoto e tacevo,
lui non lo so, per via degli occhiali.
Per non comunicare con me e chiedermi: "A che piano ti fermi?"
preme tutti e 3 i pulsanti dell'ascensore (erano tre piani).
Ce ne stiamo fermi, indifferenti nell'ascensore
finchè la porta del primo piano si apre.
Io penso, lui pensa: "chissà se scende li...".
Nessuno scende e restiamo fissi nelle nostre posizioni.
Secondo piano. Pensiamo le stesse cose del primo.
nessuno scende e restiamo esattamente fermi.
Entrambi pensiamo: "Ah allora anche lui scende al terzo,
che cazzo li ho/ha premuti a fare tutti i tasti"
Terzo piano. Si apre la porta, lui commette un movimento e l'attraversa.
Io resto immobile. Il tizio fa qualche passo avanti,
poi resta fermo e gira un'occhiata indifferente all'indietro,
non capendo le mie intenzioni.
Io resto fermo nel vuoto come se nulla fosse accaduto
e lascio che le porte si chiudano.
Ho vinto io.
Mostrare il cuore è come una caramellina polo
puoi vederci attraverso
iniziano dalla circonferenza esterna
consumandoti con leccate illusorie
senza immaginare che arriveranno al buco
quel vuoto che non riflette
parole calore ed occhi ingenui
sono ruzzolati nelle gole amare
dei dispensatori di verità
con parole che leccano in privato
si scostano dagli argini i non-vedenti
quando risorgono tappano il buco del cuore
all'interno
l'acqua è profonda
nella dolcezza circolare
di un cesso sporcato
inutile tirare la cordicella
puoi lavarti le mani come Ponzio Pilato
Barabba vincerà sempre
continueranno a trascinare croci
i creduloni come me.
Quanto Amore, quanto Amore che ho dato
a tutti, sempre, anche non richiesto
anche non corrisposto...
E a te, ora dico
lasciami in quell'angolo nascosto
del cuore tuo
ancora.
E quante lacrime nella notte che ho versato
nel buio della mia stanza grande e vuota
guscio di conchiglia ad avvolgermi il cuore...
E a te ora domando
qualcosa che forse più non c'è
nel cuore tuo
adesso.
Però se ripercorro il tempo della vita
e riavvolgo la pellicola della mente
io ti trovo
sempre presente.
E questa nostra esistenza
chissà, forse sarà l'essenza
per scavalcare il muro
e ritrovarci insieme nel futuro.
Ho conosciuto il limbo
in altra mia vita
parallela
il buio era padrone
ma come i gatti
i miei occhi vedevano
Camminavo nella melma
putrida e fetida
ma il lezzo che emanava
veniva dall'anima mia
putrefatta dalla sofferenza
Ferite sulle braccia da
stalattiti anomale
pendevano non dalla volta
nascevano in orizzontale
appuntite come aghi ,
perchè volta non esisteva
sul capo il vuoto immenso
L'arsura mi seccava le fauci
mi dissetavo del sangue
che colava dalla pelle lesa
attingendone la forza
per sopravvivere in quel luogo
antemorte
Godevo di quella situazione
nel contempo volevo fuggire
rivedere il sole
assaporare l'aria fresca
tuffarmi nell'acqua azzurra del mare
L'inconscio riportò alla mente
ricordi dell'altra mia vita
attimi sereni, visi conosciuti
ed amati
Uscii dal limbo
ritrovai la mia vera vita,
un sogno non è stato
sulla pelle porto cicatrice eterne
delle stalattiti anomale
busso
alla porta del tuo cuore,
ma non mi dai risposta,
vago solitario nella nebbia
solo l’ombra mi conforta,
finirà questa attesa ?
Mi incammino in questo viale
che conduce verso il tramonto,
poi arrivo fino al mare,
da solo,
provo un senso di pace,
che mi pervade e mi rincuora.
Miro l’orizzonte
e il mio sguardo si perde nell’azzurro mare,
certamente escogiterò un modo
per disinnamorarmi,
però già so che sarà dura.
Il corpo ha desideri contrari
quando l’impeto d’amore ti prende,
la ragione non l’ha mai vinta.
Cammino
tra le pozzanghere del tempo,
dove affondando i miei pensieri,
sono conscio che con la tenacia
riuscirò a venir fuori da questo pantano.
Scruto l’orizzonte,
ecco l’alba
il nuovo giorno mi appare
regalandomi un po’ di pace.
Mi lasciasti tu senza un motivo,
qui, tra le tenebre notturne,
ove più nessuno è vivo.
Tante antiche ombre taciturne
Adesso a me vengono incontro,
indicando una via deserta.
Di vita non c’è più riscontro
Sopra questa solitaria erta!
Percorro allora l’unica via
Indicata dalle ombre antiche,
ove so che regna la follia
del giusto. Essa ha per nemiche
tutte le vicende dell’amor.
25/5/2012
Pensieri come tarli
rosicchiano, scarnificano
e avviluppano la mente...
serpenti con viscido avanzare
avvolgono e stringono
come camicia di forza
il mio corpo,
fino a togliermi il respiro...
Intanto, nell'assordante silenzio...
cerco di non pensare.
Qualcuno nella notte forse si alzerà
nudo dalla terra
abbracciando pallido i papaveri
che sazi di sole
e del vento di quel giorno
a loro modo
mi hanno amato.
Siamo ancora in alto,
ma piano la riva trascina lontano
anche l'ultimo nostro mondo,
gli sguardi di carta velina
che ci siamo scambiati
come una pietà dolce
e fedele.
Fermati un solo istante
disse quel vecchietto
seduto all'ombra
di un maestoso tiglio.
Aspetta,ascolta
un pò le mie parole.
Lo so!
Sono parole di un uomo
stanco, vecchio
ma possono illuminarti
in questa triste corsa.
Donna il tempo
può attendere
regalami un sorriso
ed io lo porterò con me
quando di questo mondo
non farò più parte.
I tuoi occhi sono così belli
e li voglio conservare
nel mio cuore.
Donna fermati!
Il tempo può attendere!
(un fatto accaduto veramente qualche giorno fa)
quel giorno
mi sentivo fiacca
le strade erano larghe
ci mettevo tanto ad attraversarle
in una splendida città
con piazze bellissime
Piazza di Spagna
Piazza Navona
frequentate da barboni
fotografati sul pavimento
che guardavo incuriosita
lasciandoli
per visitare il magico colosseo
di grosse pietre
deludenti
pe’ nun suffrì,
Scurdarme?, ma’ comme ?
che aggiù chiagnute
e’ sufferto assaje.
Chesta lacrima,
o’ sape
ca senza e te,
nun ce stà
a felicità,
che senza di te
vicina ,
nun esiste o’ bene.
O’ ssai,
che aggiù chiagnute
quanno arrivaste tu,
e’ mo o’ faccio
perchè
nun staie chiù cu me.
Voglio sulo,
nun penzà a niente,
e nun farme piglià
da malincunia,
cierti vote e penzieri,
m’assillano
o’ core soffre.
Ossaie ca o’ munno
è a felicità
e tu si o’ munno pe me.
Quando sarò ricordo
non avrai di me nemmeno
un volto
sparirò dalle tue mani
come una sigaretta che si
spegne lenta e che lascerà
per sempre il tepore fra le
dita...
Quando sarò ricordo
ti resterà solo un fioco invocare
e un nome perdersi lontano
e forse potrai sentire ancora
il sapore delle mie labbra e il
loro ultimo e muto rifiuto...
Quando sarò lontana vedrai
solo un esile fantasma fuggire
dai tuoi sogni!








