Di fronte alla luce
In un solo momento
Afferrai lo stare nel vento
Dal profumo innocente
Come bottiglia vuota
Sul cieco amaro mare
Cercai di non guardare
Sfuggendo agli sguardi
E del dramma riflesso
Di spente rondini in volo
Flettei dolente i pensieri
In una goccia di tempo
Ora mi acceca l’anima
Quel tramonto color velato
Che ammorba di polvere
La vita che piange
Dall’alto di una torretta medioevale
guardo Genova, la mia città,
colei che meglio di chiunque altro mi conosce.
Pioggia e sole, gioia e noia, amore ed odio,
mi ha visto ridere e piangere
lungo i suoi immutabili saliscendi,
mi ha visto riposare ed anche dormire
disteso sopra il suo terreno amico;
il volo dei gabbiani ha riempito il silenzio
della mia solitudine
ed i frutti della sua imperitura storia hanno placato
la mia sete di poesia.
Oggi ti cerco, Genova,
oggi ho bisogno di te,
della tua malinconia, della tua vecchiaia,
portami ancora fra le tue braccia,
senza il tuo appoggio la mia musa muore,
senza il tuo soffio
le vele ispiratrici non si spiegano.
Domani sarò terra, Genova,
una lapide, una scritta, una città…..
La mia storia,
la nostra storia,
scritta da mano sconosciuta.
Terra continui a tremare
ancora non soddisfatta
hai mietuto altre vittime
hai privato altre famiglie
delle case, dei ricordi
della serenità
donando paura
lacrime e batticuori
Le preghiere accorate
a Dio rivolte
a nulla sono servite
e se pur Dio
ti avesse ordinato
di non tremare più,
tu hai disubbidito
come fece quell'angelo
bellissimo ma irrequieto che mutò
nel male personificato
Non voglio credere
che tu o terra nostra
così bella ricca e prediletta
desideri portare morte
a uomini innocenti
mentre sul lavoro
versavano il sudore
ancora misto alle lacrime
dal cuore già turbato
Rapire altre vite
e derubare ancora ed ancora
anime innocenti
del poco rimasto loro,
se pace non trovi
per colpa di chi
rispetto non ti porta
amore non ti dimostra
non punire innocenti a caso,
condotta che non ti si addice
perchè si amata
madre di grandi menti
pittori e compositori
poeti e scrittori
Ed io che umilmente
anelo a far poesia
ti scrivo questi versi
col cuore in mano
metti fine a questo dramma
tu che della natura sei mamma
STRINGO IN UN ABBRACCIO LE VITTIME DEL TERREMOTO
I PARENTI NELLA LORO SOFFERENZA, E COLORO
CHE SI SONO SALVATI MA HANNO PERSO TUTTO
CASA RICORDI, UNA VITA COSTRUITA CON FATICA
CHE DIO LI BENEDICA DONANDOGLI LA FORZA PER
RICOMINCIARE.
Il tempo scorre
ed ogni minuto
la mia mente
si abbandona
su quella candela.
Gli ultimi sguardi
tra noi,
e quella
piccola fiamma
si consuma
lentamente
illuminando i nostri volti.
Ancora pochi minuti,
e la mia
anima
scivolerà via.
Prenderò la tua mano
restando immobile
vicino a te,
fisserò
i tuoi occhi
e commenterò
ancora
per l’ultima
volta
la nostra vita
per dirti
prima dell’ultimo
respiro
t’amo…
e t’amerò
oltre la vita.
01/09/09
una delle prime poesie
Ti lascio questi versi
scritti con la penna del cuore
perchè ti donino
luce nei momenti bui
che incontrerai
se un giorno da te
sarò lontana
Forse è banale detto così
ma dal primo giorno
ti ho amato
di un amore puro,
semplice e forte
Mi sono innamorata
del tuo sguardo e del tuo sorriso
che mi ha portato
in un mondo a me sconosciuto
dove dare è ricevere amore
rendeva più brillante
il sole e sorridere la luna
Spiccammo il volo verso
il nostro cammino
con fiducia reciproca
con la passione
che ci rapiva nella notte
i nostri sensi si perdevano
nel piacere
Non tutto fu gioia
ci ferimmo a vicenda
con frecce invisibili ma
profondamente dolorose,
anche la fiducia venne meno
le nostre mani si allontanarono
Una seconda possibilità
tutti meritano nella vita
ne uscimmo vincitori
e più uniti che mai
Ora ti devo lasciare
mio amore
se la tristezza ti verrà
a trovare
abbraccia queste parole
che ho scritto nel tuo cuore
copiandole dal mio
lacrime non versare
ma donami ancora
un tuo meraviglioso
sorriso
la mia mano
per sempre sentirai nella tua
Indosso abiti di fortuna
che mi riparano da questa pioggia di parole
affronto la bufera a vele aperte
e mi chino solo per raccogliere opinioni.
Ho quasi imparato a leggere le stelle
perche` sono sempre in viaggio,
ho quasi imparato la lezione
e la mia pelle lo racconta.
Mi sto lentamente trasformando
Nei miei pensieri puoi trovare ali
Nei miei occhi puoi percorrere ere
Nelle mie mani puoi vedere sabbia
Nelle mie tasche puoi scovare un penny
Nei miei capelli c’e` nascosto un nido
Dolce riparo
Per pensieri proibiti e voli spezzati.
che solo il tempo può trovare
dici di non sentire
ma so che non è vero
il tuo inconscio ti fa dire
falsità
questa è la verità
Non esci più
il mondo
si è dimenticato
della tua giovinezza
dei tuoi silenzi
delle tue imperfezioni
e del farti notare
per quello che non eri
Ti sei chiuso la porta
alle spalle
le persiane sempre serrate
come sigilli
e la televisione che ascolti
solo tu
mentre origli le paure
chi prenderà la mia presenza?
Ora che piango veramente,
non per ravvivare una lezione,
chi mi vedrà farlo?
Qualcuno può contarmi le lacrime per favore?
Quanto valgono poco
in un tempo costruito per piangere
e contenerle.
Quel nostro, fantastico odio
sorto dall'identico mistero
che mascherava i nostri ruoli,
e poi gli occhi di chi non
spara cazzate che non servono,
perché sa che la vita è una merda,
e sa di non poterlo gridare a squarciagola,
e sa che in fondo era anche giusto
costruirsi una sfida tra i banchi
in cui nessuno avrebbe mai mollato,
perché troppo inutile vincere.
Questo è per ricordarmi ancora una volta
che non posso fare niente,
per arginare un fiume,
o domare correnti,
che sono impotente di fronte alla vita,
alla mia vita
e a tutto quello che m'illudo di possedere.
Tu mi hai insegnato non parlandomi.
Non come si tiene una squadretta,
non l'ho mai voluto...
Ma come si tiene un corpo in vita
dopo l'ustione di un inferno che
s'incendia dentro un quadro,
dove le muse vomitano
sugli orrori dei tratteggi
e sui cadaveri dei fiori finti.
C'è un vento divino e lieve
sulla natura morta
che le sue bestie più rare e complicate
crudelmente estingue.
Professore, se puoi ascoltarmi,
quel giorno in classe
non piansi per finta.
Dipingimi un papavero in questo schermo incolore lo noto fra erbe secche
secondi vigliacchi vicino alle tre di notte accorciano i colori un'altra X sull'agenda
soffiami un bacio, centrami il dolore in pieno, affondalo in questa battaglia navale di buchi viola
mi accarezzo pensandoti nelle tue parole che ora non sò leggere ne metabolizzare
getta bottiglie nel mio mare insapore col culo sulla risacca
fra alghe e schiuma aspetterò il mio nuovo
nel domani che si infrange
tu mia onda.
anche se ci hanno tagliato
le Vitamine
piove, e dentro anche più
dacché gli specchi sono rotti;
la fede, abbi fede nei desideri,
nonostante
Crepe, come percorsi alternativi
un’Era profonda
come il ritmo del mare
nel disegno audace di un bambino
dure, pesanti, ammassate
fino a divenire montagna tetra
che sovrasta la mente
ai cui piedi immobile piango
piccina, fragile trattengo
impotente, morbidamente le mani
le stesse che scrivono versi profani.
Ho tanto freddo nell'anima
il risveglio è lontano e mi scopro esanime
nuda col cuore di pietra
inginocchiata ad una finestra
in una casa ingoiata dalla sabbia del tempo
disabitata nei giorni senza luce, inciampo
nella morte che mi prende leggera in braccio
serena mi stringe in un tenero abbraccio
mi invita la Nera Signora:
"Vieni con me per il tuo ultimo viaggio ora!"
La guardo, non le resisto, rassegnata le rispondo:"Sissignora" !
tienimi con te,
buono
non mandarmi via
dimmi perchè
non mi vuoi
io ti voglio già bene
Come un mare in burrasca
tu mi trascini via,
lasciando dietro
soltanto macerie,
mi porti lontana dalla riva
senza una meta...
vorrei alzarmi in volo
liberarmi delle tue catene
lontana da tutto il mio caos,
ma tu mi trattieni...
mi riporti indietro,
mi allontani dalla terra
mi porti alla deriva...
sballottata,
impotente
ancora legata a te
in balia...
Cosa c'è da capire
in questo fluire selvaggio
di voci indisciplinate
giudicare le intenzioni
deludere le aspettative
mandare affanculo tutti
indistintamente
senza limiti o considerazione
di nessun tipo forma o colore
comprando spasmodicamnente
le opinioni senza prezzo
vendute alla fiera del sapere.
Io allontano la mente dal rumore
senza luce di verità
in salvo sulla mia isola
di pudore e onestà
solo impercettibili segnali
ombre di creatività
che spingono nel profondo
come aghi in cerca di dolore
trovando cadavere il pensiero
in preda alla follia
abbandonato in un angolo
che prova a fuggire via
davanti ad un foglio bianco
con mille occhi che spiano
il lancio nel vuoto
di parole asfissiate in versi
di una penna suicida.








