che, dentro di me, prende forme:
fascio bianco, forte e radiante,
come aura sul capo uniforme.
Dal bianco vira al violetto,
Chakra eccelso si tinge d'oro
Spirto che cresce cambia aspetto
oltre la mente, un gran tesoro
Scopro in me profondo mistero:
Luce invade la mia coscienza
Chakra che fonde alma e pensiero
lieta son di tal esperienza!
Continuo la meditazione
scoprendo il mio essere Luce
esercizio di introspezione
all'Arbitrio del Sé conduce!
"L’io è una prigione da cui non si può evadere nemmeno con la morte".
Che cos’è quest’angoscia che s’incava
nel vuoto? Ne intravedi i contorni,
odi l’eco del vento da una cava
abbandonata. Ripensi i tuoi giorni
allinearsi monotoni, inutili.
Non esistono spazî su cui s’incida
un senso. Vacua l’aurora, futili
le ombre. Nel desiderio s’annida
l’urlo muto: il buio è disfatto,
lo specchio opaco, stinta la carta
da parati. La voce in uno scatto.
Incespica, poi nel silenzio s’incarta.
Ora il dito titilla il grilletto,
un istante… Se Egli non ascolta,
nero il destino, rosso il letto.
Oh vita, data e subito tolta!
07-16-5
quanta parole stanno a ddicere nsilenzio.
Parlano 'e chello ca nun voglio sentere,
mme volano p' 'a capa quanno penzo.
'Sti penziere ca spisso stann'annascuse
e cchiagneno quanno rummaneno deluse.
'Sti penziere c'aggio spisso accamuffato,
se pigliano scuorno si veneno ncucciate.
'Sti penziere ca nun danno cunfidenzia,
spisso suspirano, nun teneno pacienzia.
'Sti penziere ca nun trovano arricietto
e ffanno male si stanno chiuse mpietto.
'Sti penziere ca se senteno carcerate
e nun vedeno ll'ora d'essere libberate.
'Sti penziere ncatenate dint'ê ccancelle:
ca se sonnano nu munno justo, bello.
'Sti penziere ca si 'e rriesco âcchiappà,
addeventano parole ca vulesseno parlà,
so' ttutte 'e penziere ca quanno 'e ccoglio,
pe ppassione s'attaccano ncopp'ô foglio.
So' 'e frutte 'e ll'arbero d' 'a fantasia mia:
quanno so' ammature addeventano poesie.
che ha smesso
di cercar la riva
e che parla
con le sue crepe
senza doglianza
Non sanguina
non teme la tempesta
nè l'ira del cielo
ma si erode
nel bacio perenne
delle onde
Custode
dei sogni perduti
arruffa discorsi coi gabbiani
mentre tutt'intorno
brontola il mare
Lo scoglio
non è solo pietra
Un germinar di lampare
sbuccia l’ombra di un papavero
in lettere di stelle
ed il tramonto rovista
nelle tasche dei miei sguardi,
in quegli spartiti d’anima
cicatrici del nostro canto.
Avanzi d’eco e solitudine
posano sulla mia bocca
le bugie di una scomoda sera
mentre questo strascico di mare
sogna sui miei zigomi
un germinar di lampare:
si schiude la luna
nel prestito del nostro ricordo.
Strofe di endecasillabi canonici a maiore alternati a settenari, come anche sono alternate le rime AbAb CdCd eccetera.
Ma sai che c’è? Son stanco… sì, di tutto…
son stanco un po’ di tutti…
Son stanco d’esser sempre solo in lutto
sentendo intorno rutti…
Mi guardo in uno specchio: volto stanco,
indietro poi mi volto,
cerco l’interruttore, un muro bianco
che non mi dice molto.
Son stanco, proprio stanco di me stesso
facendo bene i conti.
Rifletto ragionando sul complesso
e non mi faccio sconti.
Sfumate pure le ultime illusioni
mi infilo le cuffiette
stordito da vecchissime canzoni…
son rotte le lancette.
Che presa in giro: il tempo non aggiusta
sicuramente niente,
mi vien da dir «Maria¹, chiudi la busta
ch’è troppo inadempiente».
¹: un tormentone nato da un popolare show, «C’è posta per te», di cui mi capitò di imbattermi in qualche puntata a inizio millennio e che temo sia ancora non solo in produzione, ma tra i “reality” più seguiti; il concorrente recitava «Maria chiudi la busta» quando rifiutava l’interlocuzione con chi l’aveva mandato a cercare, un po’ come io rifiuto il mio volto nello specchio ed i fallimenti che lo invecchiano.
27/06/2026
Sottopelle il cielo
scrive una lettera d’amore.
Sottovoce si spezza un tramonto
nei vicoli dell’anima mia
come una vecchia canzone
disegnata dal mercante dei silenzi.
La luna assaggia i miei sensi
ed i nostri ricordi
son schegge di nuvola
cucite addosso al nostro cuore,
finestre di rose appassite
che il mondo mai più colse,
una mareggiata di stelle
nelle tasche dei miei occhi.
Tempo socchiuso sul giorno,
baci a giocare nel vento
e poi sull’uscio di un perché
a moltiplicare nostalgia,
a spogliarsi di un sogno,
a maledirne altri cento.
Sottopelle il cielo
scrive una lettera d’amore,
piccolo frammento
del mio amore per te.
- La vita è un inferno incapsulato nell’Inferno.
Non possiamo fermarci,
la vita è la via che costeggia
un paesaggio immobile.
Portiamo una valigia di parole,
armamentario inutile.
Incontri,
intersezioni,
scambî,
niente da scoprire.
La differenza tra il passato e il presente
è solo nel diverso grado di sopportazione.
Non ci si può fermare:
se non è l’inerzia o l’abitudine,
è l’orrore venduto come paradiso,
la morte che germina in ogni cosa.
Siamo in viaggio
e l’Inferno è il cammino
come la meta.
Limerick, gli accenti secondari cascano in 3ª (per endecasillabi e settenari) e 6ª (per gli endecasillabi) sillaba, ovviamente i principali in 6ª (per i settenari) e 10ª (per gli endecasillabi) sillaba, le rime sono in schema AAbbA.
Passeggiando imperterrito nel caldo
sotto il sole che brucia assai spavaldo
io mi chiedo: il cervello
(di cui resta brandello)
a chi mai posso offrirlo adesso in saldo¹?
¹: in liquidazione; no, non nel senso che si è sciolto per il caldo, nel senso in offerta scontata in quanto parte residua di un tutto ormai estinto; nel senso… no, va be’, son fuso, fa caldo!
27/06/2026
Dove mescolati assieme ci sono miriadi di ricordi..
Alcuni cari ,altri no ma comunque importanti..
Mi trovo a lottare con un muro invisibile che è la memoria
ciò che a te manca..
E così devo custodirli per entrambi ma non condividerli perché non rammenti.
Gentilezza mi dico..
Comprensione mi dico
Amore mi dico..
Avanti e fatti forza mi ripeto..
Ed intanto quel quadro decisamente stupendo ma alle volte triste
lo guardo solo io.






