"L’io è una prigione da cui non si può evadere nemmeno con la morte".
Che cos’è quest’angoscia che s’incava
nel vuoto? Ne intravedi i contorni,
odi l’eco del vento da una cava
abbandonata. Ripensi i tuoi giorni
allinearsi monotoni, inutili.
Non esistono spazî su cui s’incida
un senso. Vacua l’aurora, futili
le ombre. Nel desiderio s’annida
l’urlo muto: il buio è disfatto,
lo specchio opaco, stinta la carta
da parati. La voce in uno scatto.
Incespica, poi nel silenzio s’incarta.
Ora il dito titilla il grilletto,
un istante… Se Egli non ascolta,
nero il destino, rosso il letto.
Oh vita, data e subito tolta!
07-16-5
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Leggendoti m'hai evocato alla mente il mito della caverna ...
Girati, liberati dalle catene, fuori c'è il mondo che ti aspetta: esci e vivi!