"L’io è una prigione da cui non si può evadere nemmeno con la morte".


Che cos’è quest’angoscia che s’incava

nel vuoto? Ne intravedi i contorni,

odi l’eco del vento da una cava

abbandonata. Ripensi i tuoi giorni

allinearsi monotoni, inutili.

Non esistono spazî su cui s’incida

un senso. Vacua l’aurora, futili

le ombre. Nel desiderio s’annida

l’urlo muto: il buio è disfatto,

lo specchio opaco, stinta la carta

da parati. La voce in uno scatto. 

Incespica, poi nel silenzio s’incarta.

Ora il dito titilla il grilletto,

un istante… Se Egli non ascolta,

nero il destino, rosso il letto.

Oh vita, data e subito tolta!


07-16-5

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Profilo Autore: Oudeis  

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Commenti  

Luigi Castiglione*
+1 # Luigi Castiglione* 05-07-2026 16:03
Una poesia intensa, sostenuta da immagini forti e da una scrittura curata. Il percorso interiore emerge con efficacia e lascia nel lettore un senso di inquietudine che invita alla riflessione. Complimenti.
Oudeis
# Oudeis 05-07-2026 16:06
:-)
catilo*
+1 # catilo* 05-07-2026 20:46
Sai come la penso!
Leggendoti m'hai evocato alla mente il mito della caverna ...
Girati, liberati dalle catene, fuori c'è il mondo che ti aspetta: esci e vivi!

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