sottogenere della derisione.
Ora arredamento d'avanguardia,
ma l'avanguardia non lo è più
quando, feaca, ritorna arredamento.
Arredamento eravamo:
arredamento torneremo.
C'attapireremo a vicenda
Sogghignando in mutande
Quel montaggio perfetto
per immortalare bianche statue
ch'erano all'alba colorate come puttane
non lo smonterà nessuno
Ma il resto sì:
il cigolio di quella bici
stagna nella musica soft
dei negozi di seconda mano
L'estate è rovente,
così la chiamano.
Questa stagione
la conosco bene.
Ne sento il calore,
ma è un'altra fiamma
che attraversa l'anima.
Non viene dal sole,
ma dai giorni
che ci tengono lontani.
La pelle cerca un'ombra,
il cuore
non smette di bruciare.
Tu sei lontana,
e la distanza
incendia i pensieri.
Il sole brucia le strade,
gli uomini cercano riparo.
Aspetto il giorno
che ci restituirà
la stessa ombra.
come un fiore nel suo giardino,
e lascia che il suo olezzo
inebriante invada quel sorriso,
inarcato dolce come miele
sul davanzale della speranza.
Destati dalla pigra indecisione,
sotto le secche fronde
nel loro lento stormire,
confuso col fruscio interiore
che ti arresta consapevole,
dinanzi al falò
delle tue inclinazioni!
Cingiti il cuore di coraggio
e intona un canto nuovo,
melodiche note nel progettare
binari dove lesto far viaggiare,
il sogno bramato!
Indossa un abito
di pura bianca costanza,
in quelle parole che pronuncerai
guardandoti fiera
allo specchio del confronto,
raccontandoti fiera
di avercela fatta,
come protagonista
in un film d'amore
per il lieto fine fiorito,
nella serra della vittoria
nella storia della propria vita.
Ma ci sono certi sentimenti che non cambiano, non mutano.
Il corpo invecchia ma dentro di noi stessi si sentono ancora come se fossimo giovani.
Alle volte penso e vedo l immagine di noi giovani..il tenerci per mano
, sì...
Ora le mani sono piene di rughe,di vita , lo stesso viso segnato dal tempo, dalle difficoltà,
dalla tristezza alle volte....
Ma all interno...l anima è sempre la stessa.
Manchi.
Lieve accarezzo un brufolo
mite zefiro sfioro una vela,
rotolo nell’orto tra il prezzemolo
soffio silenzioso ed invisibile
rianimo una fiamma tremolante
riaccendo un tenero ricordo
sollevo scintille nel camino
cammino lento tra le fronde
profumo l’aria di freschezza
mescolo le carte all’improvviso
volo tra i meandri della memoria
spiro tra le braccia di un sospiro.
Conosco questo riparo
con la fuliggine che sa di me,
e le pareti colme di fatiche e ricordi.
Luci che non si spengono mai,
il pensiero vorrebbe fuggire,
ma resta a domandarsi come vivere ancora.
I posacenere, ormai anneriti,
si colmano di pensieri bruciati
e le finestre non permettono
all'aria nuova di entrare.
Così il tempo trattiene
questa vita tra queste mura
che non si ferma.
Una sigaretta ancora
per cercare le parole.
Ma in questo torpore mi abbandono,
perché non trovo risposte.
Poi basta una frase,
un ricordo,
e le parole prendono forma
per declinare la vita che cambia
nella confusione del reale.
Ti vedo giocare nell’aria calda.
Il sole si posa sulla tua pelle,
come se il tempo
non sapesse ancora
piegare i passi.
Corri.
Ridi.
Gioisci.
Ogni gesto
è un lampo di luce,
lanciato da chi
ignora ancora
il peso del domani.
Io ricordo quel sale.
Scendeva dagli occhi,
bruciava la fronte,
si scioglieva nel mare
senza fermare il corpo.
Era il prezzo lieve
di un’energia
che attraversava la vita
a mani nude.
Oggi ti guardo
e riscopro quel tempo.
Cerco ancora quel sale,
non per tornare,
ma per riconoscere
l’uomo che lo conosceva.
Il sole è lo stesso,
ma il corpo
ha imparato
un’altra misura del vivere.
Sonetto standard, endecasillabi canonici a maiore e a minore in rime alternate ABAB ABAB CDC DCD.
Quando sei troppo vivo per la morte
però sei troppo morto per la vita
e il coma regge chiuse quelle porte
che servono per dire «Ora è finita!»
con le speranze vere troppo corte
tanto che alcuni cercan fede trita
nelle preghiere o in riti per la sorte
che pigra sembra essere smarrita,
che senso assume insistere sul letto
sopravvivenza in pieno artificiale
legata a flebo, elettrodi e nel retto
un tubo e tutto intorno amare fiale?
Se toccherà a me, or ve l’ho detto,
svuotate in fretta il posto in ospedale.
21/07/2026
Sale sul filo d’erba la formica,
la scruti fidente ed intenerita,
le porgi premurosa una mica.
Vorrei quest’ora fosse infinita…
Poi ti volti e sorridi al babbo:
io sorrido, ma nel cuore piango.
Se il destino mi pigliò a gabbo
e vivo fra sangue, lacrime, fango,
voglio tu sia felice, bimba mia.
Guardi il giovinetto che si tuffa,
ammiri l’attraente fisionomia,
mentre una folata gli rabbuffa
i bei capelli. Anche tu un giorno,
t’innamorerai e il dolore,
lo strazio dell’illusione, lo scorno
consumeranno il fragile cuore.
Ora fai scivolare la barchetta
sul lago, getti le brice al cigno
e assapori una gioia perfetta.
Splende fra gli equiseti lo scrigno
della luna. Tra un po’ con la mamma,
dirai una preghiera a Gesù.
Che non si estingua in te la fiamma
della fede. Io? Io non credo più.
E’ tempo di rincasare: mi tendi
la manina. Traversiamo la sera,
i silenzî accesi di astri, incendî
sulla distesa azzurra, quasi nera.






